Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    January 31

    Donna di fiume

     

     
    Credo di avere provato l'amore, almeno una volta,
    è stato un brivido di buio in una stanza d'affitto,
    è stato trovare il fondo di una morte felice
    e la disperata allegria di non servire a niente,
    e lacrime e risate e l'intenso di carezze più pure.
     
    Credo di avere provato l'amore, almeno una volta,
    con una donna travolta da correnti di fiume,
    bianca e moribonda come una prima comunione,
    libera e buia come i miei occhi tra le dita,
    feroce e dolorosa come la rabbia dell'inferno.
     
    Credo che un amore così non ci sia che una volta,
    perchè è allora che il buio si scava la sua ultima tana
    e la confessione dipana le paure di sempre,
    in un interminabile abbraccio di donna di fiume,
    nella sua corrente di vita e di stanchezza.
     
    Credo che un amore così sia negato ai beati,
    perchè è la fiamma di un fuoco che tramanda la morte,
    perchè i beati non sanno le stanze d'affitto,
    hanno paura del buio e delle parole,
    perchè le donne di fiume non sono mai beate.
     
    Credo che un amore così non si perda per strada,
    gli occhi degli altri per quanto ti frughino non sanno capire,
    che la dolcezza preziosa che nascondi tra i denti
    è la ridicola e meravigliosa discesa,
    di un uomo che impara a non morire da solo.

    Claudio Lolli

    January 30

    Su Heinrich Boll

     

    Quando Heinrich Boll fu sepolto c'era un'orchestrina di zingari che conduceva i portatori della sua bara.

    Era stato un suo desiderio.

    "Lasciate che un milione di Rom e di Sinti vivano tra noi.

    Ne abbiamo bisogno.

    Potrebbe aiutarci a scompigliare un po' del nostro ordine rigido.

    Potrebbero insegnarci quanto prive di significato sono le frontiere:

    incuranti dei confini i Rom e i Sinti sono di casa in tutta Europa.

    Sono ciò che noi proclamiamo di voler essere:
    cittadini d'Europa.

    Forse ci servono proprio coloro che temiamo tanto."

     

    Gunther Grass

     

    January 29

    La mia musa

    Da' l'allarme!
     
    Da' l'allarme
    raduna i tuoi amici
    non
    quando urlano le iene
    non
    quando ti gira intorno lo sciacallo
    o quando
    abbaiano i cani da guardia
    non
    quando il bue aggiogato
    fa un passo falso
    o il mulo inciampa all'argano
    da' l'allarme
    raduna i tuoi amici
    quando i conigli mostrano i denti
    rivelando la loro ferocia
    quando i passeri scendono all'attacco
    in picchiata
    Da' l'allarme.
     
    Heinrich Böll
    January 26

    Digressioni amorose

     
    Ieri sono passato sul blog di Daniela e ci ho trovato una gran bella poesia di Battiato sull'amore nuovo.... la leggevo e riflettevo su quella straordinaria mistura di chimica ed incoscienza che è l'innamoramento...
     
    Un amore nuovo vale più di ogni rischio, ha il profumo della promessa e la bellezza della melodia inascoltata, ti rende ebbro di vita e non conosce la  paura dell'abbandono...
     
    Immediatamente mi sono risuonati in testa questi versi giovanili di Paul Éluard...
     
    “Ed è sempre la stessa confessione,
    la stessa giovinezza,
    gli stessi occhi puri, la stessa carezza,
    la stessa rivelazione
    Ma non è mai la stessa donna.
    Le carte mi hanno detto che l'avrei incontrata nella vita,
    ma senza riconoscerla.
    Amando l'amore”.
     
     
    E mi chiedevo... fino a quando si può continuare ad amare l'ebbrezza dell'amore, senza amare davvero qualcuno? Prima o poi l'incantesimo si esaurisce? E che c’è scritto nelle mie carte?
     
    Ovviamente non ho trovato risposte a queste domande.
     
    Se risposta esiste, forse solo la vita te la può dare, regalandoti un giorno, un incontro, o il fischio di un treno che ti cambia l’avvenire.
     
    A Paul Éluard, e questo mi consola, la vita questa risposta l'ha data. E gliel’ha data facendogli incontrare la sua "Nusch", per la quale avrebbe lasciato la moglie Gala, e che sarebbe stata la sua compagna di vita fino alla improvvisa morte di lei.
     
    Doveva essere proprio un bel tipo questa figlia di saltimbanchi, tanto che anche Picasso le ha dedicato una intera serie di bellissimi ritratti...
     
    Fatto sta che dopo averla conosciuta Paul Éluard scriverà, smentendo completamente i suoi versi giovanili:
     
    “Non verremo alla meta ad uno ad uno.
    Ma a due a due.
    Se ci conosceremo a due a due,
    noi ci conosceremo tutti,
    noi ci ameremo tutti
    e i figli un giorno rideranno della leggenda nera
    dove un uomo piange in solitudine”.
     
     
     

    (Nusch Eluard vista da Picasso)

    January 24

    Le città e gli scambi

    Cloe
     
    A Cloe, grande città, le persone che passano per le vie non si conoscono. Al vedersi immaginano mille cose l'uno dell'altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le sorprese, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s'incrociano per un secondo e poi si sfuggono, cercano altri sguardi, non si fermano. Passa una ragazza che fa girare un parasole appoggiato alla spalla, e anche un poco il tondo delle anche. Passa una donna nerovestita che dimostra tutti i suoi anni, con gli occhi inquieti sotto il velo e le labbra tremanti. Passa un gigante tatuato; un uomo giovane coi capelli bianchi; una nana; due gemelle vestite di corallo. Qualcosa corre tra loro, uno scambiarsi di sguardi come linee che collegano una figura all'altra e disegnano frecce, stelle, triangoli, finché tutte le combinazioni in un attimo sono esaurite, e altri personaggi entrano in scena: un cieco con un ghepardo alla catena, una cortigiana col ventaglio di piume di struzzo, un efebo, una donna-cannone. Cosí tra chi per caso si trova insieme a ripararsi dalla pioggia sotto il portico, o si accalca sotto un tendone del bazar, o sosta ad ascoltare la banda in piazza, si consumano incontri, seduzioni, amplessi, orge, senza che ci si scambi una parola, senza che ci si sfiori con un dito, quasi senza alzare gli occhi. Una vibrazione lussuriosa muove continuamente Cloe, la piú casta delle città. Se uomini e donne cominciassero a vivere i loro effimeri sogni, ogni fantasma diventerebbe una persona con cui cominciare una storia d'inseguimenti, di finzioni, di malintesi, d'urti, di oppressioni, e la giostra delle fantasie si fermerebbe.

     Italo Calvino - Le città invisibili


    Colleen Corradi Brannigan - Cloe - 2001

    January 21

    Coming Out

    Sono stato criticato  perché non esco mai dalla cantina.

    Un'altra mi dice che questo blog è bello ma impersonale.

    Urge una spiegazione.

    No cara, non c’è niente di impersonale, la mia vita è tra queste righe... devi solo aver voglia di credere in quello che leggi...

    Comunque eccomi qua, a testimoniare di persona che giù in cantina la mia bomba a orologeria continua a ticchettare e i miei polmoni ad inspirare aria che sa di terra, di gromma e di muffa.

    E già che ci sono vorrei chiarire una volta per tutte perché un po' di giorni fa ho scelto di chiudermi proprio in cantina.

    Vedo già alcuni dei miei amici sghignazzare... è vero,  potreste dire che io e alcool etilico abbiamo fatto le elementari assieme... che sono un motore a benzina, ho il fegato di un novantaduenne malandato e spesso piscio alla spina...

    Ma non è questo il punto.

    “Cellar Door”, la Porta della Cantina, è secondo J.R.R. Tolkien (si, proprio quello del Signore degli Anelli, raffinato filologo prima ancora che straordinario scrittore), la combinazione di parole oggettivamente bella per antonomasia, forse la più bella in assoluto che puoi pronunciare in lingua Inglese.

    Ed è così che io intendo questo blog: una raccolta di cellar-doors, di belle parole.

    Cos' è la vita se non un viaggio alla continua ricerca della bellezza?

    Parlo della bellezza che scopri un mattino nel viso imperfetto e nei capelli arruffati della persona che ti dorme a fianco, o che ti mozza il fiato quando la salita ti schiude alla vista i sette colori della rada dei Fornelli, o disvelata in dieci parole in cui trovi una emozione che fino a quel momento in te assumeva solo un contorno vago, ed ora invece è lì, è piena, è tua, e la custodirai con te nel viaggio...

    I passi che scelgo sono emozioni custodite dalle parole, belle in quanto vere, e appartengono a me e a tutti coloro che sentiranno per un attimo il cuore fermarsi mentre leggono.

    Lasciamo sempre che la bellezza ci tenda una mano... in fondo, per dirla con le parole che quel geniaccio di Dostoevskij usa nel Discorso a Puskin:

    "La bellezza salverà il mondo".

     

     

    P.S. - Secondo la poetessa americana Dorothy Parker le più belle parole della lingua Inglese sono "cheque enclosed"... ma questo è un altro discorso…

    January 18

    Ieri sono stato dal dentista....

    Ho paura del dentista. Una paura terribile. Tutti mi dicono: "Ehi, non devi avere paura del dentista, sei un uomo ormai, per quale motivo hai paura del dentista?". Per quale motivo? Cazzo, ce ne sono a decine, di motivi. Decine. Per esempio il rumore del trapano. Ziiiiiiii. Una zanzara amplificata che deve infilarti un pungiglione rotante nei nervi più fastidiosi e dolorosi del tuo corpo, mentre tu te ne stai disteso e inerme su una poltrona da SS con la bocca spalancata e un folle con mascherina e occhialini ti ci guarda dentro, trapanando e dicendoti cose tipo: "Apra molto", "Apra grande", "Adesso le farà un po' male".
    Adesso? Cazzo, fino ad ora cos'è stato, il trailer?

    Ziiiiiiii. Possibile che l'uomo vola, naviga, è arrivato sulla Luna, su Marte... e non è ancora riuscito a non far fare quello stridore allucinante ai trapani da dentista? Ziiiiiiii. Cazzo, inventatene uno silenzioso, no? Molti dentisti stanno introducendo la musica in studio, per soffocare un po' il rumore del trapano grazie al sound che esce dalle casse. Ma se il trapano me lo metti a dieci centimetri dalle orecchie, cosa mai soffocherà la musica che esce dal soffitto? Mi devi mettere delle cuffie dalle quali esce a palla Anarchy in the UK dei Sex Pistols...

    E la siringa delle anestesie? Quella siringa metallica di proporzioni smisurate che contiene la tubofiala di anestetico?? La prima volta che sono stato da un dentista, da bambino, quando ho visto la siringa ho pensato "Ehi, questo non è un dentista, sono stato rapito dagli alieni!"
    Invece era una dentista. Nessun alieno ha siringhe di quella dimensione, occuperebbero troppo spazio sull'astronave. Dio, ogni volta che vedo quella siringa imploro il mio dentista di anestetizzarmi con una martellata in testa. Ma chi ha curato il design di queste siringhe, un inquisitore?

    Per non parlare di tutta l'esposizione di trapani appesi in bella mostra di fronte a te. Ho capito che sono comodi e a portata di mano, ma non se li può mettere dietro? No, non intendo lì dietro (anche se spesso mentre mi trapana glielo grido mentalmente, di metterseli proprio lì), intendo dire di non mettermeli davanti alla faccia. Passo tutto il tempo guardando quei trapani appesi chiedendomi Oh mio Dio, Cristo Santissimo, quale di questi userà adesso? Dio, ti prego, fa che non sia proprio quello lì! No, quello no, quello no!

    Il lato positivo di tutto questo è l'anestesia. Riduce il dolore del 98%. Dolore che si concentra nel 2%. E' un dolore mentale, non lo puoi sopire. Mentre tieni la bocca spalancata sai che c'è questo tizio che sta infilando un trapano (ziiiiiiii) in un tuo dente, lo sta perforando e molto probabilmente sta toccando quella che fino a un momento fa ti ha descritto chiamandola "polpa". Polpa. Argh, sta trapanando la tua polpa! Tu lo sai. Peggio: lo sa anche il tuo cervello. E se lo immagina di continuo, mentre sei lì seduto. Te lo bisbiglia in un orecchio.
    - Ehi, sono il tuo cervello. Sbaglio, o questo tizio ti sta trapanando la polpa? Farà male, non credi? -
    - Non dire cazzate, sono fatto di anestesia. -
    - Anestesia? L'anestesia non fa niente. Secondo me fa male. Se ti concentri un po', vedrai che lo senitirai, il dolore. -
    - Vattene via, maledetto bastardo! -
    - Ehi, sono il tuo cervello! Non sono io il nemico, ma questo tizio che dice "Apra grande" -

    La liberazione è quando finalmente esci. Tutto il positivo si concentra nell'uscita. Il dente non ti fa più male (anche solo per via dell'anestesia) e tu finalmente stai prendendo l'ascensore per andartene a passeggiare sereno tra lo smog. In bocca ti rotolano frammenti di stucco che non sei riuscito a sciacquare via completamente con la piccola dose d'acqua che avevi nel bicchiere di plastica alla tua sinistra.
    Sciacqui pure, ti dice una volta.
    Sciacqui pure, un'altra volta.
    Poi l'infermiera si dimentica ti premere il bottoncino per riempire di nuovo il bicchiere e al terzo sciacqui pure ti risciacqui con l'aria. Maledetta timidezza. Vorrei dire "Eh, con cosa mi sciacquo, col piscio di cavallo?", ma non ci riesco. Sono timido. E ho la bocca piena di pezzi di stucco e sangue ed è tutta impastata dall'anestesia, quindi mi limito a usare la saliva che mi è rimasta e sputo quel che riesco.

    E poi fuori. Finalmente, fuori. Con la bocca ancora scoordinata dalla lidocaina. Entri in un bar per farti un spremuta d'arancia o un caffé o una bevanda qualsiasi e dici al barista: Aoaoeoiuoao.
     
    (Matteo Avallone - Cinico.net)
    January 17

    Ragazza del Terzo Millennio

    Ragazza del Terzo Millennio, ti credo anche quando sei cattiva. Quando con i maschi ti comporti da maschio e ci bruci il cuore. Quando ci soffi il posto, usando le tue arti femminili con un nostro superiore; e quando sei atleticamente più forte dei nostri polmoni fumati e ci cavalchi in letti di frontiera.

     

    Ragazza del Terzo Millennio, ti consegno la bandiera del progressismo, tu sei l'uomo moderno, m'inchino. E voi datemi pure del disertore, fratelli maschietti, ma io questo spettacolo non me lo perdo, questi fuochi femminili d’artificio, soltanto perché non sappiamo accettare una sconfitta della specie. Onore ai caduti per le belle donne, invece: venite con me in tribuna ad assistere all'evoluzione del genere umano!

     

    Ragazza del Terzo Millennio, nelle officine, nelle multinazionali, nelle università, negli studi professionali, tra le mura domestiche: nelle tue mani deposito il mio logoro primato di maschio. Mi raccomando, incassa il futuro anche per me. Sì, ragazza, credo alla tua leggerezza infaticabile, alle tue gambe di gazzella, al ritmo elettrico del tuo cuore d'assalto. Sei migliore di me, parli di meno, conquisti di più.

     

    Negli ultimi cinquant'anni hai posseduto tutti i traguardi maschili, attaccando i nostri secolari imperi: in campo sessuale, politico, organizzativo, amministrativo, domestico e militare. Sei ancora in minoranza, ragazza, ma sei dentro, sei ovunque, ci sei. A nome del genere maschile ti dichiaro più lucida, più generosa, più determinata, più audace, più scaltra, più colta e più creativa.

     

    Non sono femminista, né un maschilista fallito. Sono l'uomo che brucia, sono il tuo compagno, quello che ti conosce, che non ha paura del tuo grido di femminilità, né di notte,che hai il ruggito delle tigri, né di giorno, che usi la lingua del lavoro. E sono felice che tu sia avanti, perché te lo sei meritato nell'arco dei secoli, ragazza del Terzo Millennio. E so che da un momento all'altro irromperai nella stanza dei bottoni, e farai ammutolire generali e presidenti. Perché sono sinceramente convinto, ragazza, che se tu avessi in pugno già adesso le redini dell'umanità, le guerre comincerebbero a spegnersi e la grande industria a tirare. Ma questo il vecchio potere maschile non l'ha capito né troppo né poco.

     

    Non demordere, stringi i denti, sfonda i beceri luoghi comuni, il razzismo sessuale, le sacre opportunità, le pigre consuetudini. Calati prepotentemente in te stessa, assumi tutte le tue infinite sfaccettature, disorientaci fino a farci perdere il controllo e rassicuraci assumendo tu il comando. Sei già in grado di farlo, ragazza del Terzo Millennio, senza eroismi e senza vittimismi, perseguendo fino alle estreme conseguenze il tuo essere completamente donna. Tu sei la mia speranza, ragazza, e la mia ultima bandiera. Quest'uomo di confine che ti augura di vincere, sogna di entrare nel vero Terzo Millennio con a fianco una compagna come te.

     

    Sì, è già quasi possibile, adesso, ora.

     

    Resisti, ragazza, e soprattutto: osa.

     

    Jack Folla

    January 15

    le cose non sono andate come avremmo voluto

    Voglio che tu sappia
    una cosa.

    Tu sai com'è questa cosa:
    se guardo
    la luna di cristallo, il ramo rosso
    del lento autunno alla mia finestra,
    se tocco
    vicino al fuoco
    l'impalpabile cenere
    o il rugoso corpo della legna,
    tutto mi conduce a te,
    come se ciò che esiste,
    aromi, luce, metalli,
    fossero piccole navi che vanno
    verso le tue isole che m'attendono

    Orbene,
    se a poco a poco cessi di amarmi
    cesserò d'amarti poco a poco.

    Se d'improvviso
    mi dimentichi,
    non cercarmi,
    che già ti avrò dimenticata.

    Se consideri lungo e pazzo
    il vento di bandiere
    che passa per la mia vita
    e ti decidi
    a lasciarmi sulla riva
    del cuore in cui ho le radici,
    pensa
    che in quel giorno,
    in quell'ora,
    leverò in alto le braccia
    e le mie radici usciranno
    a cercare altra terra.

    Ma
    se ogni giorno,
    ogni ora
    senti che a me sei destinata
    con dolcezza implacabile.
    Se ogni giorno sale
    alle tue labbra un fiore a cercarmi,
    ahi, amor mio, ahi mia,
    in me tutto quel fuoco si ripete,
    in me nulla si spegne né si dimentica,
    il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
    e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
    senza uscire dalle mie.

    (P.Neruda)

    January 11

    L'essenziale è invisibile agli occhi

    In quel momento apparve la volpe.
    "Buon giorno", disse la volpe.
    "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
    "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
    "Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino..."
    "Sono una volpe", disse la volpe.
    "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono così triste..."
    "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".
    "Ah! scusa", fece il piccolo principe.
    Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
    "Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
    "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
    "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
    "Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
    "Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
    "No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "<addomesticare>?"
    "È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>..."
    "Creare dei legami?"
    "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
    "Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
    "È possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."
    "Oh! non è sulla Terra", disse il piccolo principe.
    La volpe sembrò perplessa:
    "Su un altro pianeta?"
    "Si".

    "Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
    "No".
    "Questo mi interessa. E delle galline?"
    "No".
    "Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
    "La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."
    La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
    "Per favore... addomesticami", disse.
    "Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
    "Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
    "Che cosa bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
    "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino..."
    Il piccolo principe ritornò l'indomani.
    "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
    "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
    "Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
    "Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
    Così il piccolo principe addomesticò
    la volpe.
    E quando l'ora della partenza fu vicina:
    "Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
    "La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..." "È vero", disse la volpe.
    "Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
    "È certo", disse la volpe.
    "Ma allora che ci guadagni?"

    "Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
    Poi soggiunse:
    "Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
    Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
    "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo".
    E le rose erano a disagio.
    "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".
    E ritornò dalla volpe.
    "Addio", disse.

    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
    "L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
    "È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
    "È il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
    "Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
    "Io sono responsabile della mia rosa..." ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

    ( Antoine Marie Roger de Saint-Exupéry - Il piccolo principe )

    January 08

    Julie

    L'ho lasciato con una scenata! Julie ebbe un risveglio glaciale.
    Si era rivista, troneggiante sopra Benjamin, a rimproverargli quel che era, ad esortarlo a diventare se stesso... La superiora di un convento china sul corpo di un indemoniato!
    E lui, incastrato tra le sue cosce, con una rabbia incredula negli occhi, irriconoscibile, come un animale fiducioso preso in trappola. Avevano appena fatto l'amore.
    Lei aveva stretto la morsa: "Non sei mai stato te stesso!"
    L'identità...
    Era di quella generazione... Il credo dell'Identità, il sacro-santo dovere della lucidità. Soprattutto, non lasciarsi ingannare! Il peccato capitale: farsi ingannare! "Al servizio del reale, sempre!"... "Si, una spaventosa rompicazzo"... "e pure contapalle."
    Si era ammantata del dogma professionale. In realtà, nel rinfacciargli la vita di capro, i bambini della madre, il lavoro di presta-faccia, gridava altro a Benjamin: che lo voleva per sé, soltanto per sé, con dei bambini che fossero loro. In fondo, l'esplosione di rabbia era solo questo:un puro e semplice accesso di coniugalismo. "Giornalista del reale, figurati..." Si era scatenata come un'avventuriera che comincia ad invecchiare, una lottatrice dell'occhio e della penna, ampiamente superata la trentina e in preda a un panico incontenibile... una solitudine da esploratore tornato troppo tardi al villaggio e che vorrebbe comperarne tutte le case. Era soltanto questo: aveva preteso che la portaerei Malaussène si trasformasse in focolare domestico, il suo focolare, punto e basta.
    Adesso che le avevano portato via Benjamin il dubbio non era più permesso.
     
    Daniel Pennac - La prosivendola