Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    October 31

    Non farti illusioni

     

    Il secondo fax porta la firma di Eugenia da Terni.

    Chiede qual è la procedura esatta alla quale mi sottoporranno fra nove mesi.

    Ti eccita la morte degli altri, vero tesoro?

    Ti accontento subito, Eugenia da Terni.

    Ecco le ultime ore di un mio compagno, Warren Me Loren, giustiziato il 22 settembre 1997.

     

    Ore 16,00: Me Loren viene trasferito in una cella adiacente alla camera dell'esecuzione.

     

    16,30: Viene sottoposto a un esame medico completo, compreso un esame dei denti, per confermare che sia davvero Warren Me Loren.

     

    17,00: Il guardiano gli porta l'ultimo pasto. Warren rifiuta.

     

    18,00: I difensori presentano l'ultimo appello alla Corte federale.

     

    18,45: Viene ordinata una sospensione dell'esecuzione fissata per le 19,30. Una seconda sospensione fa slittare l'esecuzione a mezzanotte.

     

    23,20: Il giudice federale respinge l'appello ma emette un'altra sospensione fino alle due di mattina per permettere a una Corte superiore di studiare il caso.

     

    2,19: Warren viene legato alla sedia elettrica. La Corte suprema degli Stati Uniti ordina un'altra sospensione, ma il guardiano, riportandolo in cella, scherza e dice: "Non farti illusioni".

     

    2,52: La Corte suprema respinge il secondo appello. Warren viene riportato nella stanza e legato alla sedia. 2,54: Il cappellano recita l'ultima preghiera.

     

    3,02: Il guardiano legge l'ordine di esecuzione.

     

    3,03: Le guardie applicano gli elettrodi e gli mettono una maschera sulla faccia.

     

    3,06: Tre funzionari anonimi premono tre pulsanti rossi, uno dei quali invia una scarica elettrica al corpo del condannato.Così nessuno dei tre saprà chi è il boia.

     

    3,13: Sette minuti dopo. I medici dichiarano morto Warren Me Loren.

     

    Contenta Eugenia da Terni?

    Adesso nessuno di voi potrà più dire: "Io non sapevo".

     

    Jack Folla 

     

     

    October 29

    Nelle menzogne dell'avvenire

     

    Canzone del carceriere

    Dove vai bel carceriere

    Con quella chiave macchiata di sangue

    Vado a liberare la mia amata

    Se sono ancora in tempo

    L’avevo chiusa dentro

    Teneramente crudelmente

    Nel più profondo del mio tormento

    Nelle menzogne dell’avvenire

    Nelle sciocchezze del giuramento

    Voglio liberarla

    Voglio che sia libera

    E anche di dimenticarmi

    E anche di lasciarmi

    E anche di tornare

    E di amarmi ancora

    O di amare un altro

    Se un giorno le va a genio

    E se resto solo

    E lei sarà andata via

    Io serberò soltanto

    Serberò tuttavia

    Nel cavo delle mani

    Fino alle ultime mie ore

    La dolcezza dei suoi seni plasmati dall’amore

    October 26

    Ouando dormi

     
     

    La notte tu dormi

    io soffro d'insonnia

    ti vedo dormire

    questo mi fa soffrire

     

    I tuoi occhi sono chiusi il gran corpo disteso

    buffo ecco che piango

    e d'improvviso ecco che tu ridi

    tu ridi a squarciagola mentre dormi

     

    dove ti trovi mai in questo attimo

    dove mai sei partito per davvero

    forse assieme ad un'altra

    molto lontano in un altro paese

    ed è con lei che tu ridi di me

     

    La notte tu dormi

    io soffro d'insonnia

    ti vedo dormire

    questo mi fa soffrire

     

    Quando tu dormi io non so se m'ami

    mi sei vicino ma anche lontano

    io sono nuda mi stringo a te

    ma è come se tu non ci fossi

     

    eppure sento battere il tuo cuore

    senza sapere se batte per me

    io non so nulla io non so più

    vorrei che il cuore non ti battesse più

    se mai un giorno tu non m'ami più

     

    La notte tu sogni

    io soffro d'insonnia

    ti vedo sognare

    questo mi fa piangere

     

    Tutte le notti piango tutta la notte

    e tu sogni e sorridi

    ma non si può continuare così

    certo una notte ti ucciderò

     

    allora anche i tuoi sogni finiranno

    e poi siccome anch'io mi ucciderò

    finita anche l'insonnia

    ed i nostri cadaveri riuniti

    insieme dormiranno sul nostro grande letto

     

    La notte tu sogni

    io soffro d'insonnia

    ti vedo sognare

    questo mi fa piangere

     

    Ecco il giorno e subito ti svegli

    adesso è a me che sorridi

    col sole tu sorridi

    ed alla notte io non penso più

    e mi dici parole sempre uguali

     

    "Hai passato una buona notte?"

    ed io ti dico come il giorno prima

    "Si caro ho ben dormito

    ho sognato di te come ogni notte."

     

     

    October 23

    Un fantasma senza forma

     
     

    Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze.

    Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione.

    E’ un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima.

    Allora tutte le idee che hanno fatto pulsare sulla nostra vita, i progetti, le ambizioni su cui abbiamo fondato la speranza del futuro, si strappano come se il vento le investisse, si aprono come se fossero nuvole, si dileguano come ceneri di nebbia, stracci di ciò che non fu e che non potrebbe essere stato.

    E dentro la disfatta sorge, pura, la solitudine nera e implacabile del cielo deserto e stellato.

    Il mistero della vita ci addolora e ci spaventa con tutti i suoi volti. A volte piomba su di noi come un fantasma senza forma, e l’anima si raggela per lo spavento più terribile: la paura dell’incarnazione mostruosa del non - essere.

    Altre volte esso sta alle nostre spalle, mostrandosi soltanto quando non voltiamo la testa per guardarlo, ed è la verità tutta intera nel suo profondissimo orrore di non riconoscerla.

    Ma questo orrore che oggi mi annichilisce è meno nobile, è più corrosivo. E’ il desiderio di non voler pensare, è il desiderio di non essere mai stato nulla, è nella disperazione consapevole di tutte le cellule del tessuto dell’anima.

    E’ la sensazione improvvisa di essere imprigionato in una cella infinita. Dove si può pensare di fuggire, se la sola cella è tutto?

    E allora ho un desiderio dilagante e assurdo come un satanismo precedente a satana: che un giorno, un giorno privo di tempo e di sostanza, sia possibile evadere da dio, e che, in una forma ignota, il più profondo di noi non appartenga più all’essere o al non essere.

     

    Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares

     

     

    October 22

    Spero che capirai

     
     

    Italian sex

    parte terza

     

     

     
     
    Scena 19
    «Io sono assolutamente innamorato della commessa della libreria Feltrinelli incinta di otto mesi» (dichiarazione-tipo dello scrittore romantico romano).
     
    Scena 20
    Gli uomini desiderano le donne di cui hanno paura, le donne desiderano gli uomini di cui hanno terrore (teoria scientifica non confermata, chi vuole provare?)
     
    Scena 21
    Il sesso visto da un uomo: Stefania Prestigiacomo.
     
    Scena 22
    L’antisesso visto da un uomo: Livia Turco.
     
    Scena 23
    Il sesso visto da una donna: Keanu Reeves in Matrix.
     
    Scena 24
    L’antisesso visto da una donna: un uomo senza agganci e depresso.
     
    Scena 25
    L’intelligenza ironica delle donne che con voce dolce dicono agli uomini, incontrati casualmente, vogliose di disfida dialettica prima che di sesso: «Spero non crederai che le donne sono tutte puttane».
     
    Scena 26
    La sincerità degli uomini che con voce impostata dicono alle donne, incontrate casualmente, stanchi della disfida dialettica: «Spero che capirai che ogni tanto per me tu sei solo una puttana».
     
    Scena 27
    La sfacciataggine delle donne che indossano le camicie dei loro uomini.
     
    Scena 28
    La confusione mentale degli uomini che indossano le mutandine e i reggiseni delle loro donne.
     
    Scena 29
    La scelta della metà del letto dove dormire.
     
    Scena 30
    Omne animal post coitum triste (Tommaso d’Aquino).
     
    Ultima Scena
    «Ma io voglio diventare una bambina thailandese che lavora alla Sauna di Phuket (isola thailandese), per scoprire cosa si prova, quando un notaio, piuttosto che un primario, piuttosto che un sottosegretario, mi afferrano con artigli insaguinati da professionista pasciuto e...» (Maurizio Costanzo schiumando e infine morendo sul palco del Teatro Parioli. Seguono funerali di Stato alla presenza di Ciampi con inno d’Italia eseguito da Muti e sepoltura nello "Health Club" dell’Hotel Mariott di Bangkok)
    October 21

    La sconvolgente forza del significante lacaniano

     
    Italian sex

    parte seconda 

     

     
     
     
    Scena 8
    «Ho voglia di sposarmi» (una qualsiasi puttana).

    Scena 9
    «Sai che ho pensato, perché non facciamo un figlio?» (il puttaniere che nella lussuosa felicità di un mattiniero fancazzista risveglio, in accappatoio bianco con le iniziali dorate, tenta di spiazzare la sua compagna, figlia di ingegnere russo accoppato dall’Organizzazione, che tanto di italiano non capisce una parola, e comunque è sempre drogata. Dopo colazione praticano sesso orale reciproco).

    Scena 10
    Nello Stato Ideale sarebbero banditi: i comici televisivi che incentrano il loro monologo sul pene, sulle loro elaborate masturbazioni, sulle loro non-scopate, sui sinonimi della vagina.

    Scena 11
    Nello Stato Ideale sarebbero banditi: le attrici che recitano i monologhi della vagina.

    Scena 12
    Nello Stato Ideale sarebbero banditi: gli scrittori ebrei o arabi che accreditano l’idea che l’unica via genuina per un dialogo tra ebrei e arabi sia un amplesso tra due di loro, perché l’orgasmo annulla le differenze. (Alla fine lui diventa rabbino ultraortodosso, lei viene lapidata con le macerie dei Budda di Bamyan).

    Scena 13
    «Vorrei vederli in faccia questi che vanno in Thailandia con le bambine di dodici anni! Vorrei vederli in faccia e sputargli!» (Maurizio Costanzo, pericolosamente inclinato in avanti, agitando la manina da pinguino).

    Scena 14
    «Prima avevo paura di andare con gli uomini perché temevo che da me volessero solo sesso. Insomma, non mi stimavo e mi comportavo da puttana assecondando la psicosi. Poi ho scoperto la sconvolgente forza del significante lacaniano» (una matta).

    Scena 15
    «Per esempio: tutti abbiamo lo scolo o la candida, eppure la letteratura contemporanea non ne parla!» (sfogo dello scrittore emarginato che scopre la "discrasia" tra la letteratura contemporanea, così beghina, e la realtà).

    Scena 16
    «Ma io ci faccio una trasmissione, da Pattaya Beach (Thailandia), io li devo smascherare questi medici, questi avvocati, che vanno a sfruttare le bambine piuttosto che i bambini piuttosto che...» (Maurizio Costanzo, inviluppato nel solecismo del "piuttosto che").

    Scena 17
    «Il sesso anale è il mezzo più efficace per combattere la stitichezza» (teoria scientifica non confermata. Pare che l’unico effetto sia una petomania incontrollata).

    Scena 18
    «Ma io li squarto questi figli di professionisti-bene, questi pariolini, questi piazzaeuclidini, che vanno con voli charter a Bangkok (Thailandia) per sbavare su bambine che hanno l’età delle loro sorelline minorenni minori!» (Maurizio Costanzo prima di lanciare lo stacco musicale di Demo Morselli).
     
    ..........to be continued................
    October 18

    Appendevo due quadri e cadevano subito

     

    Italian sex

     un racconto di Giordano Tedoldi

     

     

     

     

    Scena 1

    «Dopo, il marlborone ce sta tutto»: presso gli avventori del "Bar del Fico", a Roma, esiste la leggenda che dopo un amplesso, per provare una scarica di ulteriore piacere dritta nel diencefalo, si debba consumare "il marlborone", mitico esemplare di sigaretta marlboro più lungo e spesso, scettro del comando fallicamente significativo. Secondo alcuni, "il marlborone" sarebbe acquistabile presso il portiere dell’Hotel Hassler Villa Medici, previa cospicua mancia.

     

    Scena 2

    Sono una studentessa d’arte a Brera ventunenne integralmente depilata con i capelli tagliati a zero. L’altro giorno stavo con il professore di Teoria e Tecnica di Nudo nella mia mansarda. Avevamo mangiato uova sode spruzzate di paprika e ci sentivamo conseguentemente molto arrapati. Lui m’ha detto: «Ora mettiti come la modella dell’"Origine del Mondo" di Courbet» (carni floride, gambe larghe, vagina pelosa verso l’osservatore). Io ho risposto che veniva male visto che sono secca e depilata. Lui ha detto che questo rendeva la cosa ancora più stimolante. Insomma io ho obbedito e lui mi ha posseduta. Essendo io un’artista innanzitutto nella vita, l’ho denunciato per stupro. Lui, però, minaccia di scrivere un romanzo-verità sulla vicenda dal titolo "Amour physique".

     

    Scena 3

    Al primo incontro, dopo aver visto un film iraniano, lui (che per tutto il film ha sbirciato il viso di lei immaginando frasi dolci da dirle) la riaccompagna a casa e le dice: «Stare con te ricompone i miei conflitti». Lei scoppia a ridere come isterica. Lui sbotta: «Brutta puttana scendi immediatamente e sgancia i soldi di quella boiata che m’hai ingiunto di vedere!»

     

    Scena 4

    Dedicata agli uomini pseudomisteriosi che dicono che le donne con i seni piccoli sono più belle (motivazioni: «hanno il fascino dell’inorganico» - «mi sovviene il mito dell’ermafrodita» - «sono tranquillizzanti anche se non so perché» - «ho sognato che appendevo ai capezzoli due quadri e cadevano subito»).

     

    Scena 5

    «Lei non mi vuole perché non ho passato il dottorato». Dichiarazione di ragazzo trentenne fuori corso in Storia del Cinema che fuma marlboro lights con filtro di plastica per trattenere la nicotina.

     

    Scena 6

    «Lui non mi vuole perché sono deficiente». Dichiarazione di specializzanda in Neuropsichiatria nei confronti di un collega specializzando che se l’è trombata solo perché era bona e l’ha piantata lì, trascurando del tutto il lato intellettuale, cosa che la specializzanda pur così lucida non sa confessare a se stessa.

     

    Scena 7

    «Questi maiali che praticano il turismo sessuale! Vergogna!» (Maurizio Costanzo).

     

     

    ……………….to be continued…………….

    October 14

    Ma quel poco....

     
     DARE E AVERE
    So di non aver dato molto nella mia vita...
    So di non aver dato molto ai miei amici,
    ai miei figli,
    a mia moglie,
    al cane...
    So di non aver dato molto nella mia vita...
    So di non aver dato molto a chi invece mi ha dato molto,
    a chi mi ha amato e sorretto e aiutato.
    So di non aver dato molto nella mia vita.
    Ma quel poco...
     
    lo rivorrei indietro.

     

    Kipli

    October 10

    La sopravvivenza

     
     

    "Ho subìto un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere".

     

    Restammo a lungo in silenzio.

     

    "Perché hai detto comprensibilmente Aston si è tolto la vita?"

     

    "Perché a me riesce comprensibile. Lo so. Non è un tesoro da custodire gelosamente. Solo una teoria che non desidero raccontare, di un ragazzo che non hai mai conosciuto."

     

    "E questo ti rende pericolosa?"

     

    "Tutte le persone danneggiate sono pericolose. E' la sopravvivenza che le rende tali."

     

    "Perché?"

     

    "Perché non hanno pietà. Sanno che gli altri possono sopravvivere, come loro."

     

    Josephine Hart – Il danno

    October 08

    I morti non tornano

     
     

     Una notte in cui non poteva dormire, Ursula uscì a bere acqua nel patio e vide Prudencio Aguilar vicino all'orto. Era livido, con una espressione assai triste, e cercava di chiudere con un tampone di sparto il buco della gola. Non le fece paura, ma compassione. Tornò nella stanza a raccontare a suo marito quello che aveva visto, ma lui non le fece caso. "I morti non tornano," disse. "Il fatto è che non sopportiamo il peso della coscienza." Due notti dopo, Ursula rivide Prudencio Aguilar nel bagno, intento a lavarsi col tampone di sparto il sangue cristallizzato del collo. Un'altra notte lo vide passeggiare sotto la pioggia. José Arcadio Buendìa, molestato dalle allucinazioni di sua moglie, uscì nel patio stringendo la lancia. Lì c'era il morto con la sua espressione triste.

    "Vattene via," gli gridò José Arcadio Buendìa. "Tante volte ritorni, tante ti riammazzo!"

    Prudencio Aguilar non se ne andò, e José Arcadio Buendìa non osò scagliare la lancia. Da quel momento non riuscì a dormire bene. Lo tormentava l'immensa desolazione con la quale il morto lo aveva guardato dalla pioggia, la profonda nostalgia che provava per i vivi, l'ansietà con la quale rovistava la casa cercando l'acqua dove inzuppare il suo tampone di sparto. "Deve star soffrendo molto," diceva a Ursula. "Si vede che è molto solo." La donna era così impietosita che la prossima volta che sorprese il morto intento a scoperchiare le pentole del focolare capì che cosa cercava, e da allora gli mise delle scodelle d'acqua per tutta la casa. La notte in cui lo trovò a lavarsi le ferite nella sua stessa stanza, José Arcadio Buendìa non poté più resistere.

    "Va bene, Prudencio," gli disse. "Ce ne andremo da questo paese, il più lontano che potremo, e non torneremo mai più. Ora vattene in pace."

     

    gabriel garcia márquez  –  cent’anni di solitudine

     

     

    October 04

    A coloro che non hanno mai scritto

     

    Tutte le lettere d’amore sono
    ridicole.
    Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
    ridicole.

    Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
    come le altre,
    ridicole.

    Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
    devono essere
    ridicole.

    Ma dopotutto
    solo coloro che non hanno mai scritto
    lettere d’amore
    sono
    ridicoli.

    Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
    senza accorgermene
    lettere d’amore
    ridicole.

    La verità è che oggi
    sono i miei ricordi
    di quelle lettere
    a essere ridicoli.

    (Tutte le parole sdrucciole,
    come tutti i sentimenti sdruccioli,
    sono naturalmente
    ridicole).

     

     

    October 01

    Tanto vale vivere

     
     

    I rasoi fanno male,

    i fiumi sono freddi,

    l'acido lascia tracce,

    le droghe danno i crampi,

    le pistole sono illegali,

    i cappi cedono,

    il gas è nauseabondo...

    tanto vale vivere

     

     

    Dorothy Parker