Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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December 21 La TabaccheriaNon sono niente.
Non sarò mai niente. Non posso voler essere niente. A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo. Finestre della mia stanza, Della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è (E se sapessero chi è, cosa saprebbero?), Vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente, Su di una via inaccessibile a tutti i pensieri, Reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa, Con il mistero delle cose sotto alle pietre e agli esseri, Con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini, Con il Destino che guida il carretto di tutto sulla strada di niente. Oggi sono vinto, come se sapessi la verità. Oggi sono lucido, come se stessi per morire, E non avessi altra fratellanza con le cose Che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero La fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata Da dentro la mia testa, E una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'allontanamento. Oggi sono perplesso, come chi ha pensato e creduto e dimenticato. Oggi sono diviso tra la lealtà che devo Alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori, E alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro. Sono fallito in tutto. Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente. Dall'insegnamento che mi hanno impartito, Sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa. Sono andato in campagna pieno di grandi propositi. Ma là ho incontrato solo erba e alberi, E quando c' era, la gente era uguale all'altra. Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare? Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono? Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose! E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti! Genio? In questo momento Centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me, E la storia non ne rivelerà, chissà? , nemmeno uno, Non ci sarà altro che letame di tante conquiste future. No, non credo in me. In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze! lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano? No, neppure in me... In quante mansarde e non-mansarde del mondo Non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi? Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -, Si, veramente alte, nobili e lucide -, E forse realizzabili, Non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto? Il mondo è di chi nasce per conquistarlo E non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione. Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato. Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo. Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto. Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda, Anche se non ci abito; Sarò sempre quello che non è nato per questo; Sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità; Sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta, E ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio, E sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso. Credere in me? No, nè in niente. Che la Natura sparga sulla mia testa scottante Il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli, E il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga. Schiavi cardiaci delle stelle, Abbiamo conquistato tutto il mondo prima di levarci da letto; Ma ci siamo svegliati ed esso è opaco, Ci siamo alzati ed esso è estraneo, Siamo usciti di casa ed esso è la terra intera, Più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito. (Mangia cioccolatini, piccina; Mangia cioccolatini ! Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini. Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria. Mangia, bambina sporca, mangia! Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu! Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola, Butto tutto per terra, come ho buttato la vita. Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà La calligrafia rapida di questi versi, Portico crollato sull'Impossibile. Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime, Nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento I panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose, E resto in casa senza camicia. (Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli, Dea greca, concepita come una statua viva, O patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta, O principessa di trovatori, gentilissima e colorita, O marchesa del Settecento, scollata e distante, O celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri, O non so che di moderno - non capisco bene cosa -, Tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri! Il mio cuore è un secchio svuotato. Come quelli che invocano spiriti invocano spiriti invoco Me stesso ma non trovo niente. Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza. Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare, Vedo gli enti vivi vestiti che s'incrociano, Vedo i cani che anche loro esistono, E tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio, E tutto questo è straniero, come ogni cosa. Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto, E oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me. Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna, E penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto (Perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo); Magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda E che è irrequietamente coda al di qua della lucertola. Ho fatto di me ciò che non ho saputo, E ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto. Il domino che ho indossato era sbagliato. Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso. Quando ho voluto togliermi la maschera, Era incollata alla faccia. Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio, Ero già invecchiato. Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto. Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba Come un cane tollerato dai gestori Perchè inoffensivo E scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime. Essenza musicale dei miei versi inutili, Magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me, E non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte, Calpestando la coscienza di stare esistendo, Come un tappeto in cui un ubriaco inciampa O uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente. Ma il Padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata ed è rimasto sulla porta. Lo guardo con il fastidio della testa piegata in malo modo E con il fastidio dell' anima che distingue male. Lui morirà ed io morirò. Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi. A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi. Dopo un po' morirà la strada dov'era stata l'insegna, E la lingua in cui erano stati scritti i versi. Morirà poi il pianeta ruotante in cui è avvenuto tutto questo. In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente Continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne, Sempre una cosa di fronte all'altra, Sempre una cosa inutile quanto l'altra, Sempre l'impossibile, stupido come il reale, Sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie, Sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè l'uno nè l'altra. Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?), E la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso. Mi rialzo energico, convinto, umano, Con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario. Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli E assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero. Seguo il fumo come se avesse una propria rotta, E mi godo, in un momento sensitivo e competente La liberazione da tutte le speculazioni E la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti. Poi mi allungo sulla sedia E continuo a fumare. Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare. (Se sposassi la figlia della mia lavandaia Magari sarei felice.) Considerato questo, mi alzo dalla sedia. Vado alla finestra. L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?). Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica. (Il Padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.) Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto. Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves! , e l'universo Mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il Padrone della Tabaccheria ha sorriso. Fernando Pessoa
December 15 Quando meno te l'aspettiPiù dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita. No, finita mai, per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole. Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare. Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita. Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane. Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così". E il cielo si abbassa di un altro palmo. Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque. In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima; ed è passato tanto tempo, e ce ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata. Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi. E hai pianto. Dio quanto piangete! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato, hai parlato. Quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. "Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?" Se lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile. Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi? E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa. Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente. Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa. E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli. Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto. Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse". Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa. È la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti Jack Folla December 05 Crudele come la memoriaCol tempo
Col tempo sai
col tempo tutto se ne va Non ricordi più il viso non ricordi la voce Quando il cuore ormai tace a che serve cercare Ti lasci andare e forse è meglio così Col tempo sai
col tempo tutto se ne va L’altro che adoravi che cercavi nel buio L’altro che indovinavi in un batter di ciglia
Tra le frasi e le righe e il fondotinta Di promesse agghindate per uscire a ballare Col tempo lo sai
tutto scompare Col tempo sai
col tempo tutto se ne va Ogni cosa appassisce e io mi scopro a frugare In vetrine di morte quando il sabato sera La tenerezza rimane senza compagnia Col tempo sai
col tempo tutto se ne va L’altro a cui tu credevi anche a un colpo di tosse L’altro che ricoprivi di gioielli e di vento Ed avresti impegnato anche l’anima al monte A cui ti trascinavi alla pari di un cane Col tempo sai
tutto va bene Col tempo sai
col tempo tutto se ne va Non ricordi più il fuoco non ricordi le voci Della gente da poco e il loro sussurrare “Non ritardare, copriti col freddo che fa” Col tempo sai
col tempo tutto se ne va E ti senti il biancore di un cavallo sfiancato In un letto straniero ti senti gelato Solitario ma in fondo in pace col mondo E ti senti tradito degli anni perduti Allora tu
col tempo sai non ami più (Léo Ferré) December 01 noi siamo ciò che immaginiamo di essere
A volte il guerriero della luce ha l'impressione di vivere due vite nello stesso tempo. In una è obbligato a fare tutto ciò che non vuole, a lottare per idee nelle quali non crede. Ma c'è anche un'altra vita, ed egli la scopre nei sogni, nelle letture, negli incontri con uomini che la pensano come lui. Il guerriero consente sempre alle due vite di avvicinarsi. "C'è un ponte che collega quello che faccio con ciò che mi piacerebbe fare," pensa. A poco a poco, i suoi sogni cominciano a impadronirsi della vita di tutti giorni, finché‚ egli avverte di essere pronto per ciò che ha sempre desiderato. Allora basta un pizzico di audacia, e le due vite si trasformano in una. |
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