Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    March 28

    Questione di coscienza


    Diffusa la nota pastorale (testo) sulla famiglia della Cei:

    Il DDL sulle convivenze è una "legalizzazione inaccettabile ".

    Poi il monito ai deputati cattolici:

    "Non si possono appellare all'autonomia dei laici in politica ".

    (Repubblica.it - 28/03/2007)

     Angelo Bagnasco, neopresidente della Confederazione episcopale italiana

     

    Quanti cristi inchiodati a una sedia o a un letto la gente scavalca, per inchinarsi a un cristo di legno.

    Quanti sacrifici dimenticati, per ricordarne uno.

    Se mi facessero entrare in una chiesa, griderei:

      SMETTETE DI GUARDARE QUELL’ALTARE VUOTO. ADORATEVI L’UN L’ALTRO.

     
    Stefano Benni

    March 27

    astrologhi perduti

    IL VIAGGIO

    A Maxime du Camp

     I

    Per il ragazzo, innamorato di mappe e di stampe, l'universo è pari alla sua vasta brama. Come è grande il mondo alla

    luce della lampada, come, agli occhi del ricordo, meschino!

    Un mattino partiamo, il cervello in fiamme, il cuore gonfio di rancore e di voglie amare, e andiamo seguendo il ritmo

    delle onde, cullando il nostro infinito sul finito dei mari:

    gli uni, felici di fuggire una patria infame, gli altri l'orrore delle proprie culle; e alcuni, astrologhi perduti negli occhi

    d'una donna, Circe tirannica dai profumi fatali.

    Per non essere mutati in bestie, s'inebriano di spazio, di luce e di cieli infuocati; il gelo che li morde, i soli che li

    bruciano cancellano lentamente il segno dei baci.

    Ma, veri viaggiatori sono quelli che partono per partire; cuori leggeri, simili a palloncini, non si staccano mai dal loro

    destino, e senza sapere perché dicono sempre: Andiamo!

    I loro desideri hanno forme di nuvole, e come il coscritto il cannone, sognano grandi, cangianti, ignote voluttà, il cui

    nome lo spirito umano non ha mai conosciuto.

     II

    Imitiamo orrore, la trottola e la palla nei loro valzer e nei loro salti; come un Angelo crudele che frusta i soli la Curiosità

    ci tormenta e ci fa girare.

    Singolare sorte in cui la meta cambia continuamente di posto, e non trovandosi da nessuna parte, può trovarsi

    dovunque! Ad essa, l'Uomo cui mai vien meno la speranza, per trovare posa corre sempre come un pazzo.

    La nostra anima è un tre-alberi che cerca la sua terra, l'Icaria; «Apri l'occhio» echeggia sul ponte... Dalla coffa una voce

    ardente e dissennata «Amore, gloria, felicità» va gridando. Dannazione, uno scoglio.

    Ogni isolotto avvistato dall'uomo di guardia è un Eldorado offerto dal Destino: ma l'Immaginazione, che subito

    s'abbandona ai suoi eccessi, non incontra che uno scoglio alla luce del mattino.

    O misero innamorato di paesi di fiaba! Bisognerà incatenarti e buttarti a mare, marinaio ubriaco, inventore di

    Americhe, il cui miraggio fa più amari gli abissi?

    Così il vagabondo, pesticciando nel fango, sogna, naso in aria, paradisi luminosi; e l'occhio ammaliato scopre una

    Capua dovunque una candela illumini un tugurio.

     III

    Straordinari viaggiatori, quali nobili storie leggiamo nei vostri occhi profondi come il mare. Oh, mostrateci gli scrigni

    della vostra ricca memoria, i gioielli meravigliosi fatti di astri e di etere.

    Senza vapore né vela vogliamo navigare! Per alleviare il tedio delle nostre prigioni fate passare sui nostri spiriti, tesi

    come una tela, i vostri ricordi chiusi in cornici d'orizzonti.

    Diteci: che vedeste?

     IV

    Abbiamo visto astri e flutti; sabbie; e come qui, malgrado traumi e improvvisi disastri, ci siamo spesso annoiati.

    Lo splendore del sole sopra il mare violetto, la gloria delle città nel sole che tramonta accendevano nei nostri cuori un

    inquieto ardore, ci spingevano a tuffarci in un cielo dai riflessi incantati.

    Le più doviziose città, i più vasti paesaggi non possedevano mai il fascino misterioso che il caso ricava dalle nuvole: e

    sempre il desiderio ci tallonava dappresso.

    Il godere dà forza al desiderio. Desiderio, vecchia pianta, cui il piacere è concime: mentre che ingrossa e indurisce la

    tua scorza, i tuoi rami vogliono vedere il sole da vicino.

    Crescerai eternamente, grande albero più vitale del cipresso? - Tuttavia, con cura, abbiamo colto alcuni schizzi per il

    vostro album vorace, o fratelli che trovate bello tutto quanto viene di lontano!

    Abbiamo salutato idoli con la proboscide: troni costellati di gioielli lucenti; palazzi elaborati la cui pompa incantata

    sarebbe un sogno rovinoso dei nostri banchieri;

    costumi che inebriano gli occhi, donne che si tingono denti e unghie, giocolieri esperti che il serpente accarezza.

     V

    E poi, poi ancora?

     VI

    «O cervelli infantili! Abbiamo visto dovunque (per non dimenticare la cosa capitale) e senza averlo cercato, dall'alto

    sino al basso della scala fatale, lo spettacolo tedioso dell'eterno peccato:la donna, schiava vile, stupida e orgogliosa, senza ridere e senza disgustarsi, si ama, si adora; l'uomo, tiranno cupido,

    ingordo, lascivo e duro, schiavo della schiava, rigagnolo nella fogna;

    il carnefice che gioisce, il martire che singhiozza; la festa che insaporisce e profuma il sangue; il tiranno snervato dal

    veleno del potere e il popolo amante dello scudiscio che l'abbrutisce;

    tante religioni simili alla nostra che danno la scalata al cielo; la Santità che, come un uomo di gusti delicati, sguazza su

    un letto di piume, cerca la voluttà fra i chiodi e il crine;

    ciarliera, ebbra del proprio genio, pazza come era un tempo, l'Umanità che grida a Dio nella sua delirante agonia: «O

    mio simile, o mio signore, io ti maledico!»

    e i meno sciocchi, arditi amanti della Demenza, che fuggendo il grande gregge recintato dal Destino, si rifugiano

    nell'oppio senza fine. - Tale è l'eterno resoconto del mondo intero.»

     VII

    Amaro sapere, quello che si ricava dal viaggiare! Il mondo, piccolo e monotono oggi come ieri, come domani, come

    sempre, ci mostra la nostra immagine: un'oasi d'orrore in un deserto di noia!

    Partire? Restare? Se puoi, resta, se è necessario, parti. Chi corre, chi si rannicchia per ingannare il Tempo, nemico

    vigilante e funesto... Vi sono, ahimè, dei viaggiatori senza requie

    (come l'Ebreo errante e gli apostoli) ai quali nulla basta, né treno né nave, per fuggire questo infame reziario; ma ve ne

    sono che sanno ammazzarlo senza uscire dalla loro tana.

    Quando alfine calcherà il piede sulla nostra schiena, potremo ancora sperare e gridare: Avanti. Come un tempo si

    partiva per la Cina, gli occhi puntati al largo ed i capelli al vento,

    ci imbarcheremo, col cuore gioioso d'un giovane passeggero, sul mare delle tenebre. Udite queste voci, funebri e

    affascinanti, che cantano: «Di qui, voi che volete assaporare

    il Loto profumato! Qui si raccolgono i frutti miracolosi dei quali il vostro cuore è affamato; venite a inebriarvi della

    strana dolcezza di questo pomeriggio senza fine?»

    Riconosciamo lo spettro dal tono familiare; là i nostri Piladi tendono a noi le loro braccia. «Nuota verso la tua Elettra, se

    vuoi rinfrescarti il cuore», ci dice quella cui, un giorno, baciavamo le ginocchia.

     VIII

    O Morte, vecchio capitano, è tempo, leviamo l'ancora. Questa terra ci annoia, Morte. Salpiamo. Se cielo e mare sono

    neri come inchiostro, i nostri cuori, che tu conosci, sono colmi di raggi.

    Versaci, perché ci conforti, il tuo veleno. Noi vogliamo, per quel fuoco che ci arde nel cervello, tuffarci nell'abisso,

    Inferno o Cielo, non importa. Giù nell'Ignoto per trovarvi del nuovo.

     

    Charles Baudelaire – I fiori del male

    March 24

    Antinomia

    DIO E' MORTO.
    ED E' MORTO IN CAUSA DELLA SUA PIETA' PER GLI UOMINI.
     
    NIETZSCHE
    March 23

    Assenza

    Le ombre
    Stai lì
    davanti a me
    nella luce dell’amore
    Ed io
    sto qui
    davanti a te
    nella musica della felicità
    Ma la tua ombra
    sulla parete
    spia ogni attimo
    dei miei giorni
    e la mia ombra
    fa lo stesso
    e spia la tua libertà
    Eppure ti amo
    e tu mi ami
    come s’ama il giorno la vita o l’estate
    Ma come le ore che si seguono
    non suonano mai ad un tempo
    le nostre due ombre s’inseguono
    come due cani di una stessa madre
    staccati dalla medesima catena
    ma ostili entrambi all’amore
    unicamente fedeli al padrone
    alla padrona
    e che aspettano pazientemente
    ma tremanti d’angoscia
    la separazione degli amanti
    e che aspettano
    che la nostra esistenza si concluda
    e il nostro amore
    e che gli buttino lì le nostre ossa
    per prenderle
    celarle e seppellirle
    e seppellirsi anch’essi
    sotto le ceneri del desiderio
    fra le macerie del tempo.
     
    Jacques Prevért

    March 22

    Solo per pietà

     

    RECITATIVO
    (due invocazioni e un atto di accusa)


    Uomini senza fallo, semidei
    che vivete in castelli inargentati
    che di gloria toccaste gli apogei
    noi che invochiam pietà siamo i drogati.

    Dell'inumano varcando il confine
    conoscemmo anzitempo la carogna
    che ad ogni ambito sogno mette fine:
    che la pietà non vi sia di vergogna.

    Banchieri, pizzicagnoli, notai,
    coi ventri obesi e le mani sudate
    coi cuori a forma di salvadanai
    noi che invochiam pietà fummo traviate.

    Navigammo su fragili vascelli
    per affrontar del mondo la burrasca
    ed avevamo gli occhi troppo belli:
    che la pietà non vi rimanga in tasca.

    Giudici eletti, uomini di legge
    noi che danziam nei vostri sogni ancora
    siamo l'umano desolato gregge
    di chi morì con il nodo alla gola.

    Quanti innocenti all'orrenda agonia
    votaste decidendone la sorte
    e quanto giusta pensate che sia
    una sentenza che decreta morte?

    Uomini cui pietà non convien sempre
    male accettando il destino comune,
    andate, nelle sere di novembre,
    a spiar delle stelle al fioco lume,
    la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
    muover le tombe e metterle vicine
    come fossero tessere giganti
    di un domino che non avrà mai fine.

    Uomini, poiché all'ultimo minuto
    non vi assalga il rimorso ormai tardivo
    per non aver pietà giammai avuto
    e non diventi rantolo il respiro:
    sappiate che la morte vi sorveglia
    gioir nei prati o fra i muri di calce,
    come crescere il gran guarda il villano
    finché non sia maturo per la falce.

    Fabrizio De Andrè

    March 20

    Mastrogiacomo o Guantanamo?

     

    Alejandra

    oggi già compi un mese

    quando le feste di pasqua si allontanavano

    tu nascevi

    io sono in prigione

    al riparo dalla luce

    ma ti giuro, bambina mia

    che per questo tuo parlottìo che mi rubano

    della tua prima età

    dovranno patire

     fame d’ amore

    io li condanno, con tutta la mia forza

    a restare senza lacrime

    senza corta agonia

    senza madre.

     

    La mia lingua

    le mie mani

    le mie occhiaie

    hanno incatenato ai loro piedi

    i porci

    di notte

    portando sotto la pelle gli spilli dello spavento

    e del silenzio

    sono andato col mio amico

    in prigione.

     

    Il mio amico è un poeta

    molto pallido

    molto serio

    molto sorridente

    camminavamo con la paura stretta

    ai merli dello stomaco

    molto a fondo

    e le nostre facce di lugubri santoni

    ridevano

    le nostre mani, traditrici come sono

    tremavano

    ma non le guardavamo

    era così lontano il mattino col suo bagno di luce.

     

    Con tutte le lucciole del mondo innalzerò

    un muro di luce

    per illuminare l’ombra delle prigioni.

     

    Prendete le mie mani

    ed esse

    dopo mille anni di grida dei loro fucili

    sapranno ancora farsi martelli

    per abbattere le loro inferriate

    prendete i miei occhi

    che si sono abituati a trattenere

    nel loro colore

    oscuro

    gli urli dei torturati

    e rovesciateli come balsamo sulle loro schiene

    prendete infine la mia paura

    quella che mi attanagliò

    le mani

    la pelle

    la mia gioia

    il tuo ricordo

    e fatene

    mille colombe

    che si levino in volo

    da qualche grido che agonizzi

    nelle orrende prigioni del mondo

    Marco Antonio Flores

    March 17

    la strada che resta

     

    …E di colpo ho sentito tra le dita il freddo mortale della foto strappata dalle mani di Clément, fredda come la pelle di un morto, fredda come l’assenza di Six, e nel calore del nostro letto comune ho capito che con la morte di Six avevamo perso un’altra ragione di vivere, che dopo lo zio Stojil e il vecchio Thian anche Six aveva levato l’ancora, Six, che sul momento non avevo pianto, aveva levato l’ancora, aveva strappato uno dei miei legami con il mondo, perché con lui non avevo perso un amico, avevo perso la parte migliore di me stesso, come sempre quando un amico se ne va, un’ancora strappata al cuore del mio essere, un pezzo del mio cuore insanguinato appeso a quell’ancora levata, e non era solo vino quello che mi colava dagli occhi, erano le lacrime delle mie lacrime, quell’inesauribile riserva di sofferenza, il vitigno così fertile del dolore di vivere, così profondamente radicato nella nostra terra di lutto…

    Ho singhiozzato tra le braccia di Julie, e Julie ha fatto lo stesso, ci siamo svuotati fino a quella specie di deliquio chiamato sonno, quella tregua dalla quale ci si sveglia con un bambino perso, un amico in meno, una guerra in più e tutta la strada che resta da fare malgrado tutto, poiché pare che anche noi siamo ragioni di vivere, che non bisogna sommare morte a morte, che il suicidio è fatale al cuore di chi resta, che bisogna tener duro, tener duro comunque, con le unghie, con i denti.

     Daniel Pennac - Signor Malaussène

    March 14

    Dentro agli occhi

     

    Fillide

    Giunto a Fillide, ti compiaci d'osservare quanti ponti diversi uno dall'altro attraversano i canali: ponti a schiena d'asino, coperti, su pilastri, su barche, sospesi, con i parapetti traforati; quante varietà di finestre s'affacciano sulle vie: a bifora, moresche, lanceolate, a sesto acuto, sormontate da lunette o da rosoni; quante specie di pavimenti coprano il suolo: a ciottoli, a lastroni, d'imbrecciata, a piastrelle bianche e blu. In ogni suo punto la città offre sorprese alla vista: un cespo di capperi che sporge dalle mura della fortezza, le statue di tre regine su una mensola, una cupola a cipolla con tre cipolline infilzate sulla guglia. "Felice chi ha ogni giorno Fillide sotto gli occhi e non finisce mai di vedere le cose che contiene", esclami, col rimpianto di dover lasciare la città dopo averla solo sfiorata con lo sguardo. Ti accade invece di fermarti a Fillide e passarvi il resto dei tuoi giorni. Presto la città sbiadisce ai tuoi occhi, si cancellano i rosoni, le statue sulle mensole, le cupole. Come tutti gli abitanti di Fillide, segui linee a zigzag da una via all'altra, distingui zone di sole e zone d'ombra, qua una porta, là una scala, una panca dove puoi posare il cesto, una cunetta dove il piede inciampa se non ci badi. Tutto il resto della città è invisibile. Fillide è uno spazio in cui si tracciano percorsi tra punti sospesi nel vuoto, la via più breve per raggiungere la tenda di quel mercante evitando lo sportello di quel creditore. I tuoi passi rincorrono ciò che non si trova fuori degli occhi ma dentro, sepolto e cancellato: se tra due portici uno continua a sembrarti più gaio è perché è quello in cui passava trent'anni fa una ragazza dalle larghe maniche ricamate, oppure è solo perché riceve la luce a una cert'ora come quel portico, che non ricordi più dov'era. Milioni d'occhi s'alzano su finestre ponti capperi ed è come scorressero su una pagina bianca. Molte sono le città come Fillide che si sottraggono agli sguardi tranne che se le cogli di sorpresa.

    Italo Calvino - Le città invisibili

    March 09

    Regalo

    "... da molti anni ho solo me stesso come obiettivo primo dei miei pensieri, e mi osservo e analizzo continuamente; e se analizzo qualche altra cosa è per riportarla subito a me, o più esattamente per impadronirmene... non sono affatto soddisfatto dei miei progressi; non vi è descrizione così difficile come quella di se stessi..."
     
    Montaigne
     
     
    grazie, piccola 
    March 07

    Fahrenheit 451

     

    L'illusione è che tu semplicemente
    stia leggendo questa poesia.
    La realta' è che questa è
    più di una
    poesia.
    Questo è il coltello
    di un accattone.
    è un tulipano.
    è un soldato che marcia
    attraverso Madrid.
    questo sei tu sul tuo
    letto di morte.
    questo è Li Po che ride
    sottoterra.
    no, non è una dannata
    poesia.
    è un cavallo
    che dorme.
    una farfalla dentro
    il tuo cervello.
    questo è il circo
    del diavolo.
    e non la stai leggendo
    su una pagina.
    è la pagina che legge
    te.
    la senti?
    è come un cobra.
    è un'aquila affamata
    che sorvola la stanza.
    questa non è una poesia.
    la poesia è barbosa,
    ti fa venire sonno.
    queste parole ti incitano
    a una nuova
    follia.
    ti ha toccato la grazia,
    sei stato spinto
    dentro una
    abbacinante regione di
    luce.
    adesso l'elefante
    sogna insieme
    a te.
    la volta dello spazio
    curva e ride.
    adesso puoi morire.
    tu puoi morire adesso come
    si doveva morire da uomini:
    grande,
    vittorioso,
    con l'orecchio alla musica,
    essendo tu la musica,
    che romba,
    romba,
    romba.

    Voglio rimanere vivo il tempo necessario a convincermi che sono esistito davvero.

    Jack Folla



     

    La buona educazione

     

     

    esame

    ah sì, sono un bravo ragazzo
    appena resta poca
    carta igienica
    tolgo il rotolo
    e
    ne rimetto uno ben pieno.
    non vivo
    solo
    e sono cosciente
    che un´improvvisa ricerca nervosa
    di quel rotolo
    di carta
    può mandare in malora
    i più teneri umori
    o scagliare maledizioni
    sulle piastrelle
    del bagno

    bravi ragazzi come me
    servono a qualcosa
    in questo mondo difficile.


    Charles Bukowski 

     

    March 04

    La ricerca della felicità

     
    Un cavallo da 340 dollari e una puttana da cento
     
    non vi venga l'idea che io sono un poeta; mi trovate
    mezzo sbronzo all'ippodromo ogni giorno
    a puntare su quarter, trottatori e purosangue,
    ma fatevelo dire, là ci sono delle donne
    che seguono i quattrini, e qualche volta
    quando guardi queste puttane queste puttane da cento dollari
    qualche volta ti domandi se la natura non ha scherzato
    a regalare tanto petto e tanto culo e la maniera
    in cui sta tutto insieme, tu guardi e guardi e guardi e
    non ci credi; ci sono le donne qualsiasi
    e poi c'è qualcos'altro che ti fa venir voglia
    di sfondare quadri e spaccare dischi di Beethoven
    sul coperchio del cesso; in ogni modo, la stagione
    si trascinava e i pezzi grossi restavano in bolletta,
    tutti i non professionisti, i produttori, gli operatori,
    gli spacciatori di marijuana, i pellicciai, gli stessi
    proprietari, e 'sto giorno correva Saint Louie:
    un cavallo che rompeva quando l'arrivo era serrato
    correva a testa bassa, era brutto e cattivo
    dato 35 a 1, e io puntai un deca su di lui.
    il guidatore lo spinse al largo
    lo portò allo steccato dove sarebbe stato solo
    anche se doveva fare il quadruplo di strada,
    e fu così che fece
    tutta la gara lungo lo steccato
    correndo per due miglia anziché una
    e vinse come se avesse il diavolo alle calcagna
    e non era nemmeno stanco,
    e la bionda più grossa di tutte
    tutta culo e tette, praticamente nient'altro
    venne con me a riscuotere.

    quella notte non riuscii a distruggerla
    anche se le molle sprizzavano scintille
    che rimbalzavano sui muri.
    più tardi là seduta in sottoveste
    bevendo Old Grandad
    disse
    come mai un tipo come te
    vive in una stamberga come questa?
    e io dissi
    sono un poeta

    e lei buttò indietro la bella testa e rise.
    tu? tu... un poeta?

    proprio così, dissi, proprio così.

    ma mi piaceva ancora, sì, mi piaceva,
    e tante grazie a un brutto cavallo
    che ha scritto questa poesia.

    Charles Bukowski