Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    April 27

    pausa di riflessione

    vedo che negli ultimi giorni c'è penuria di commenti sembra quasi che le cose che passo dalla Cantina non interessino molto i passanti che non vi diano da pensare niente o forse non ci siete
    invece c'è quel rottinculo di Auden, il cui spirito dava senso a cosa deve essere un Uomo
    che un undici settembre un secolo fa ha spiegato al mondo cosa poteva essere un undici settembre
    e mi racconta la follia di uno che non è mai riuscito a spiegarsi con gli altri, ma forse non era colpa sua
     
    "Victor è uggioso come un giorno di pioggia
    ma prima o poi mi devo sistemare"
     
    oggi invece erano i luoghi comuni a tormentarmi, le frasi fatte
    e ho reso conto dell'impari guerra delle convenzioni alle convinzioni e debolezze
    ma forse pensavo solo alle notti da ubriaco che mi aspettano
    vado a Monaco con un po'di teste gloriose per fare un giro in macchina in Baviera
    l'itinerario è stato scelto dal caso ma ha alcunché di idilliaco
    e ci sarà l'ebbrezza di trovarci altrove
    FIUMI DI BIRRA
    April 26

    In una notte da ubriaco

    "1975... stavo ancora con la Puni, la mia prima moglie, ed una sera che eravamo a Portobello di Gallura, dove avevamo una casa... fummo invitati in uno di questi ghetti per ricchi della costa nord... come al solito mi chiesero di prendere la chitarra e di cantare ma io risposi: perchè invece non parliamo?... era il periodo che Paolo VI aveva tirato fuori la faccenda degli esorcismi... aveva detto che il diavolo esiste sul serio... insomma a me questa cosa era rimasta un po' sul gozzo, così ho detto: perchè non parliamo di quello che sta succedendo in Italia?... macchè... avevano deciso che dovevo suonare... allora mi sono rotto le palle, ho preso una sbronza colossale, ho insultato tutti e sono tornato a casa... qui mi sono chiuso nella rimessa, e in una notte da ubriaco ho scritto Amico fragile".

    Fabrizio De Andrè

     

    Amico fragile
     
    Evaporato in una nuvola rossa
    in una delle molte feritoie della notte
    con un bisogno d'attenzione e d'amore
    troppo, "Se mi vuoi bene piangi"
    per essere corrisposti,
    valeva la pena divertirvi le serate estive
    con un semplicissimo , "Mi ricordo"
    per osservarvi affittare un chilo d'erba
    ai contadini in pensione e alle loro donne
    e regalare a piene mani oceani
    ed altre ed altre onde ai marinai in servizio
    fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
    senza rimpiangere la mia credulità;
    perché già dalla prima trincea
    ero più curioso di voi
    ero molto più curioso di voi.
     
    E poi sospeso tra i vostri "Come sta"
    meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci
    tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
    se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
    "Lo sa che io ho perduto due figli"
    "Signora lei è una donna piuttosto distratta"
     
    E ancora ucciso dalla vostra cortesia
    nell'ora in cui un mio sogno
    ballerina di seconda fila,
    agitava per chissà quale avvenire
    il suo presente di seni enormi
    e il suo cesareo fresco,
    pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
    debba in qualche modo incominciare una chitarra.
     
    E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
    mi sentivo meno stanco di voi
    ero molto meno stanco di voi
     
    Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
    fino a vederle spalancarsi la bocca
    Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
    di parlare ancora male e ad alta voce di me
    Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
    con una scatola di legno che dicesse perderemo
    Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
    il mio è un po' di tempo che si chiama Libero
    Potevo assumere un cannibale al giorno
    per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle
    Potevo attraversare litri e litri di corallo
    per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
     
    E mai che mi sia venuto in mente,
    di essere più ubriaco di voi
    di essere molto più ubriaco di voi.

    April 21

    Victor

     

     

    ....

    Victor uscì in High Street,
             si spinse fino ai limiti della città;
    arrivò fino agli orti e alla discarica
             e le lacrime gli uscivano a fiotti.
     
    Victor alzò gli occhi al tramonto
             standosene lì tutto solo;
    gridò: ”Sei in Cielo, papà?”.
             Ma il cielo disse: ”Indirizzo ignoto”.
     
    Victor alzò gli occhi ai monti,
             ai monti coperti di neve:
    gridò: ”Sei contento di me, papà?”
             e la risposta fu: No.
     
    Victor giunse alla foresta
             e gridò: “Sarà mai fedele, papà?”
    e le querce ed i faggi scossero le cime
             e risposero: “Non a te”.
     
    Victor giunse ai prati
             spazzati dal vento;
    gridò: “L’amo tanto, papà”,
             ma il vento disse: “Deve morire”.
     
    Victor giunse al fiume
             che scorreva così profondo e quieto:
    gridando: “Che devo fare, papà?”.
             E il fiume rispose: “Uccidi”.
     
    Anna sedeva al tavolo,
             tirando carte da un mazzo;
    Anna sedeva al tavolo,
             aspettando il ritorno del marito.
     
    Non il Fante di Quadri,
             non il Jolly pescò per primo;
    non il Re o la Regina di Cuori
             ma l’Asso di Picche voltato.
     
    Victor se ne stava sulla soglia
             E non diceva parola;
    lei disse: “Che cosa c’è, caro?”.
    Sembrò che lui non avesse udito.
     
    Aveva una voce nell’orecchio sinistro,
             una voce in quello destro,
    una voce alla base del cranio
             che diceva: “Deve morire stasera”.
     
    Victor prese un coltello da cucina,
             la sua faccia era ferma e tirata,
    disse: “Anna, sarebbe stato meglio per te
             se tu non fossi mai nata”.
     
    Anna balzò via dal tavolo,
             Anna cominciò a gridare,
    ma lentamente Victor si accostava
             dicendo: “Preparati a incontrare il tuo Dio”.
     
    Lei riuscì a spalancare la porta,
             lei corse via senza fermarsi.
    Ma Victor la seguì su per le scale
             e in cima la ghermì.
     
    Se ne stava lì sopra il suo corpo,
             se ne stava con il coltello in pugno;
    e il sangue correva per le scale e cantava:
             “Io sono la Resurrezione e la Vita”.
     
    Gli diedero un colpetto sulla spalla,
             lo portarono via in una camionetta
    se ne stava seduto bello tranquillo
             dicendo: “Io sono il Figlio dell’Uomo”.
     
    Victor se ne stava seduto in un angolo,
             costruiva una donna d’argilla,
    diceva: “Io sono l’Alfa e l’Omega, io verrò
             a giudicare un giorno la terra”.  

    Wystan Hugh Auden – Un altro tempo

     

     

    April 15

    Vorrei

     
    Edmund Pollard
     
    Vorrei aver immerso le mie mani di carne
    nei fiori tondeggianti pieni di api,
    nello specchiante cuore di fiamma
    della luce vitale, un sole d’estasi.
    A che servono petali o antere
    o le aureole? Larve, illusioni
    del cuore profondo, la fiamma centrale!
    Tutto è tuo, o giovane che passi;
    entra nella sala del banchetto pensandoci;
    non sgattaiolarci come preso dal dubbio
    se tu sia il benvenuto – il festino è per te!
    E non prendere solo un poco, rifiutando il resto
    con un timido “grazie” quando sei affamato.
    E’viva la tua anima? Allora, che possa nutrirsi!
    Non lasciare balconi che tu non abbia scalato;
    né seni nivei che tu non abbia premuto;
    né teste d’oro di cui dividere il guanciale;
    né coppe di vino, quando il vino sia dolce;
    né delizie del corpo e dell’anima.
    Tu morrai, non c’è dubbio, ma morrai vivendo
    in profondità azzurre, rapito e accoppiato,
    baciando l’ape regina, la Vita!

     

    Edgar Lee Masters – Antologia di Spoon River

     

    April 13

    Messaggio Promozionale

     
    "Poche idee ma confuse".... a volte quando mi siedo qui davanti mi sento così... e allora mi lascio trasportare dall'idea di scegliere un passo... e comincia la ricerca, e l'emozione delle pagine e il confronto degli stili, e il ricordo delle epoche in cui in quei libri mi hanno letto e le idee che ritornano a galla...
     
    A proposito, sto leggendo un libro le cui pagine sono tutte bianche.
    Si chiama "Cecità", è di José Saramago.
     
    Memorabilia dalla Cantina
    April 11

    Un gesto di poco conto

     

    Un mercoledì mattina, in un momento di distrazione, Christine fece cadere il suo bambino in terra e lo ruppe. L’aveva preso dalla culletta per portarlo al fasciatoio, quando a un tratto le scivolò dalle mani.

    In casa c’era la moquette, ma era sottile e il cemento sotto era bello solido. Quando il corpicino toccò terra si sentì un inequivocabile crocchiare di ossa: una collisione tra due oggetti duri camuffata dalla morbidezza dei rivestimenti. Il più fragile dei due si ammaccò.

    Christine si chinò subito a raccoglierlo. Il suo bambino ci aveva messo meno di un secondo ad affermare la propria libertà attraversando tutto solo le insidie dello spazio e della gravità. Eppure era bastato un tic di orologio a mandare in frantumi i suoi progetti.

    Se non altro non era morto. Mentre Christine lo sollevava da terra lui urlava come un ossesso, anzi, si spolmonava. Magari non si era fatto niente: in fondo non faceva che spolmonarsi. Spolmonarsi era il suo modo di dirle che era sveglio. Finora non le aveva detto altro, in effetti.

    Trasalendo alla violenza di quel suono, Christine mise il suo bambino sul fasciatoio e verificò i danni. Capì subito cos’era successo. Non c’era sangue, ma un braccio del suo bambino oscillava mollemente nella manica della tutina, come una salsiccia dentro una calza. A Christine bastò un’occhiata per capire che non c’era più niente a tenerlo unito alla spalla.

     

    Michel Faber – I gemelli Fahrenheit  

     
    April 06

    Scelte mancate

    Lo capisco bene che lei ami un libro che porta il suo nome. Ma lo ha letto davvero?

     

    -       Quasi tutto – rispose Ulisse.

     

    Lei fa tutto “quasi”? Anch’io. Ma nel mio “quasi” c’è un’impossibilità, nel suo c’è una scelta, una noia, un’insufficienza. Lei è qualche volta “quasi” solo?

     

    -       Proprio così.

     

    Io no. Io sono solo in modo diverso da lei. Lei vaga in una grande stanza con una porta in fondo, l’uscita dalla sua solitudine. Qualche volta vede la porta ma fa finta di niente, continua a vagare e lamentarsi e dire a se stesso, sarò sempre solo. Io invece vago in una stanza senza porte. Posso tutt’al più sognare una porta.

     

    Stefano Benni – Achille piè veloce

    April 04

    Cose che dimentico

     
    Non capisco più se la famosa "vita che continua" mi consola o mi spaventa. La gente che va al mare, i negozi che aprono e chiudono, la televisione che fa televisione, cioè quotidiana, domestica assenza di gravità, appena inceppata dal lutto. Non capisco più se questo normale, spiegabile continuare a vivere sia la nostra forza o la nostra debolezza.
    Domenica sera, all'aeroporto di Bologna, ho dovuto dire a un amico che avevano ammazzato Borsellino. Che era suo amico. Lui è rimasto immobile e muto, per dieci minuti, in mezzo al movimento colorato, abbronzato e chiassoso di centinaia di persone che andavano in vacanza. Era fermo in maniera agghiacciante, insostenibile, era un oltraggio alla normalità. Ho sperato, insieme, che tutto l'aeroporto si fermasse come lui, per condividere l'enormità di quello che era successo, e che lui si rimettesse in moto, insieme a tutto l'aeroporto, per segnalarmi che la vita, comunque, continua. Quando siamo usciti ho provato il sollievo di sentirmi di nuovo dentro la vita e lo sgomento di viverla in questa maniera.
     
    Michele Serra - l'Unità - 22 luglio 1992