Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    May 29

    Chiedo a voi la risposta

     
    Avanti, fatevi sotto, domandatevelo. Non pensare al livore degli altri, fratello, pensa al tuo. Sei tu quello che mi voleva sbranare stamattina nel traffico. E sei tu, giù al bar, che mi avresti lapidato perché non voto il tuo partito, anzi, gli voto contro. E tu, ragazza, perché mi hai fatto passare una delle più tese serate della mia vita, proprio la notte in cui ti avevo detto «Sono stanco»? Mi volete rispondere? Cominciate a escludere le banalità, tipo: “non posso far tardi in ufficio”, o “ti ho risposto male perché stanno per licenziarmi”, non assumete il solito atteggiamento vittimista. io sto parlando di quando eravate quello che sbraitava, quello che mi voleva mettere le mani addosso. Non di ora che vi siete calmati per una tregua di aggressività. Andate giù, non rimanete in superficie, troppo facile. Scendete in ascensore dentro di voi, precipitate più in basso che potete. Io non ve la do la rispostina calda. La voglio da voi, fredda, asciutta, la verità. Che cosa c’è dietro tanto livore?
     
    Jack Folla
    May 26

    Astratti furori

     
    Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch’erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un’ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l’acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo:
    Pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete.
    Questo era il terribile: la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non aver febbre di fare qualcosa in contrario, voglia di perdermi, ad esempio, con lui. Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla. Non mi importava che la mia ragazza mi aspettasse; raggiungerla o no, o sfogliare un dizionario era per me lo stesso; e uscire a vedere gli amici, gli altri, o restare in casa era per me lo stesso. Ero quieto; ero come se non avessi mai avuto un giorno di vita, né mai saputo che cosa significa esser felici, come se non avessi nulla da dire, da affermare, negare, nulla di mio da mettere in gioco, e nulla da ascoltare, da dare e nessuna disposizione a ricevere, e come se mai in tutti i miei anni di esistenza avessi mangiato pane, bevuto vino, o bevuto caffè, mai stato a letto con una ragazza, mai avuto dei figli, mai preso a pugni qualcuno, o non credessi tutto questo possibile, come se mai avessi avuto un’infanzia in Sicilia tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne; ma mi agitavo entro di me per astratti furori, e pensavo il genere umano perduto, chinavo il capo, e pioveva, non dicevo una parola agli amici, e l’acqua mi entrava nelle scarpe.
     
    Elio Vittorini - Conversazione in Sicilia
    May 24

    Itaca

     
    Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
    fa voti che ti sia lunga la via,
    e colma di vicende e conoscenze.
    Non temere i Lestrígoni e i Ciclopi
    o Posidone incollerito: mai
    troverai tali mostri sulla tua via,
    se resta il pensiero alto, e squisita
    è l'emozione che ti tocca il cuore
    e il corpo. Né Lestrígoni o Ciclopi
    né Posidone asprigno incontrerai,
    se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
    se non li drizza il cuore innanzi a te.
     
    Fa voti che ti sia lunga la via.
    E siano tanti i mattini d'estate
    che ti vedano entrare (e con che gioia
    allegra!) in porti sconosciuti prima.
    Fa scalo negli empori dei Fenici
    per acquistare bella mercanzia,
    madrepore e coralli, ebani e ambre,
    voluttuosi aromi d'ogni sorta,
    quanti più puoi voluttuosi aromi.
    Rècati in molte città dell'Egitto,
    a imparare imparare dai sapienti.
     
    Itaca tieni sempre nella mente.
    La tua sorte ti segna quell’approdo.
    Ma non precipitare il tuo viaggio.
    Meglio che duri molti anni, che vecchio
    tu finalmente attracchi all'isoletta,
    ricco di quanto guadagnasti in via,
    senza aspettare che ti dia ricchezze.
    Itaca t'ha donato il bel viaggio.
    Senza di lei non ti mettevi in via.
    Nulla ha da darti più.
     
    E se la troverai povera, Itaca non t'ha illuso.
    Reduce così saggio, così esperto,
    avrai capito che vuol dire un'Itaca.
     
    Costantino Kavafis
    May 21

    Un'ignota simile a te

     
    Abbiamo creato la notte ti tengo la mano e veglio
    e ti tengo con tutte le forze
    e incido su una roccia
    l'astro delle tue forze
    solchi profondi dove la bontà
    del tuo corpo germinerà
    e mi ripeto la voce tua segreta
    e la voce tua pubblica
    e rido ancora dell'orgogliosa
    che tratti come un mendicante
    dei folli che rispetti dei semplici in cui ti specchi
    e nella mia testa che dolcemente
    s'accorda con la tua con la notte
    mi meraviglio dell'ignota che diventi
    un'ignota simile a te simile a tutto ciò che amo
    che è sempre nuovo.
     
    Paul Eluard
    May 20

    Sidney

     
    Se posso spiegare perché volevo buttarmi dal tetto di un palazzo? Certo che posso spiegare perché volevo buttarmi dal tetto di un palazzo. Cavolo, non sono mica deficiente. Posso spiegarlo perché non è un fatto inspiegabile: è stata una scelta logica, la conseguenza di un pensiero fatto e finito. E neanche di un pensiero troppo serio. Non voglio dire che fosse un capriccio — solo che non era tremendamente complicato o angoscioso. Vediamo un po’... immaginate di essere, che so, un vicedirettore di banca di Guildford. Avevate già accarezzato l’idea di emigrare quando vi viene offerto un posto di direttore in una banca di Sydney. Be’, d’accordo che la scelta è abbastanza lineare, ma viene naturale rifletterci un momento, o no? Se non altro per capire se vi sentite di fare armi e bagagli, di lasciare amici e colleghi, di sradicare moglie e figli. Magari vi mettereste a sedere con carta e penna e stilereste una lista di pro e contro. Esempio:
     
    CONTRO: genitori anziani, amici, golf club.
    PRO: più quattrini, migliore qualità della vita (casa indi pendente con piscina, barbecue ecc.), mare, sole, niente consigli comunali di sinistra che vietano le filastrocche infantili politicamente scorrette, niente direttive UE che mettono al bando le salsicce britanniche ecc.
     
    Non c’è storia, che ne dite? Il golf club? Ma vi prego. Naturalmente, i genitori anziani potrebbero imporvi uno stop di riflessione, ma niente di più: uno stop, e neanche troppo lungo. Dopo dieci minuti sareste al telefono con l’agenzia di viaggi.
    Bene, io mi sentivo così. In breve: non avevo abbastanza motivi per fermarmi, e ne avevo in quantità per buttarmi. Nella lista dei miei « contro » c’erano solo le bambine, ma non era neanche da pensare che Cindy mi permettesse di rivederle. Non ho genitori anziani e non gioco a golf. Il suicidio era la mia Sydney. E lo dico senza offesa per le bravissime persone che vivono a Sydney.
     
    Nick Hornby - Non buttiamoci giù
    May 15

    Un leone di taglia media

     
     
    Il fiume Navone attraversa la pianura di Banessa e avvolge, zanzarizzandola, la periferia est della città.
    Pur essendo torbido e chemioleso contiene ancora alcuni vetusti esemplari di barbo lutulo e cavedano bovazzino.
    Per cui, quella sera, nell'ansa che il fiume descrive costeggiando la zona degli orti per anziani, alcuni pensionati avevano fiduciosamente messo a mollo le lenze.
    Tra essi Mario Zanchetta, campione nazionale di pesca alla mosca negli anni cinquanta, inventore della mosca artificiale a scorrimento twistato e del lancio curvo in seguito denominato "a zanchetta" o "zanquette".
    Dopo quel periodo felice, ora il campione viveva in miseria, e per mangiare pescava cavedani, li dipingeva ad acquerello e li rivendeva come trote iridate.
    Qualcuno ci cascava, e già il Zanchetta pensava a un nuovo bísnes.
    Voleva prendere una grossa carpa e poi, con lavoro di pennello e con la protesi di uno spiedo, rivenderla come pesce spada.
    La fame aguzza l'ingegno.
    Ma ahimè, non c'erano più carpe nel fiume, e dopo tre ore di inutile attesa Zanchetta si addormentò.
    E (forse) sognò.
    Sognò che lungo il fiume avanzava una piroga su cui remavano cinque bambini neri, e un leone timonava con la coda.
    "Scusi, signore," disse uno dei negretti "andiamo bene per Banessa?"
    "Praticamente ci siete già," disse Zanchetta "dopo quella curva il fiume si restringe e rasenta la tangenziale.
    Potete sbarcare in qualsiasi punto e siete a mezz'ora dal centro."
    "Noi cerchiamo il ponte dell'Autostrada Fantasma..."
    "Allora dovete proseguire verso destra e alla terza, anzi quarta curva, c'è una chiusa, e da lì potete vederlo."
    "Grazie.
    Come va la pesca?"
    "Male.
    Il fiume è un letamaio."
    "Venga a pescare da noi... qualche pesce ancora c'è."
    "Da dove venite?"
    "Noi siamo gli Zaire Red Lions, e abbiamo vinto i campionato africani."
    "Di pesca?"
    "Non proprio.
    Bene, seguiremo le sue gentili indicazioni."
    "Non è lontano.
    Se foste appena un po' più alti, potreste vedere il ponte anche da qui."
    Il negretto si alzò in piedi sulla piroga.
    Era alto due metri e cinque.
    "Tutti così dalle vostre parti?"
    "Oh no, io sono alto perché sono tutzo, watusso, come questo mio cugino, mentre loro tre sono pigmei," e indicò gli altri rematori.
    "E lui?" disse Zanchetta, indicando il leone.
    "Oh, lui... beh, diciamo che non è né alto né basso, è un leone di taglia media come se ne incontrano tutti i giorni."
    "Già," disse Zanchetta dandosi un pizzicotto per svegliarsi.
    Continuo a pizzicarsi a lungo, ma la piroga non sparì se non dopo un quarto d'ora.
    Come spesso accade ai pescatori, non fu creduto.
     
    Stefano Benni – La Compagnia dei Celestini
    May 11

    La mia verità

     
    CANZONE  
     
    Il peso del mondo  
    è amore.  
    Sotto il fardello  
    della solitudine,  
    sotto il fardello  
    della insoddisfazione  
     
    il peso,  
    il peso che trasportiamo  
    è amore.  
     
    Chi può negarlo?  
    Nei sogni  
    sfiora  
    il corpo,  
    nel pensiero  
    costruisce  
    un miracolo,  
    nell’immaginazione  
    langue  
    finché è diventato  
    umano -  
     
    si affaccia al cuore  
    ardente di purezza –  
    perché il fardello della vita  
    è amore,  
     
    ma trasportiamo il peso  
    stancamente,  
    e così dobbiamo riposare  
    tra le braccia dell’amore  
    finalmente,  
    dobbiamo riposare tra le braccia  
    dell’amore.  
     
    Non c’è riposo  
    senza amore,  
    non c’è sonno  
    senza sogni  
    d’amore –  
    pazzi o gelidi,  
    ossessionati da angeli  
    o da macchine,  
    il desiderio estremo  
    è amore  
    - non può essere amaro,  
    non può negare,  
    non può contenersi  
    se negato:  
     
    il peso è troppo greve  
     
    - deve dare  
    senza nulla riavere  
    come il pensiero  
    è dato  
    in solitudine  
    in tutta l’eccellenza  
    del suo eccesso.  
     
    I tiepidi corpi  
    brillano insieme  
    nel buio,  
    la mano si muove  
    verso il centro  
    della carne,  
    la pelle trema  
    di felicità  
    e l’anima viene  
    gioconda nell’occhio –  
     
    sì, sì,  
    è questo che  
    volevo,  
    ho sempre voluto,  
    ho sempre voluto,  
    ritornare  
    al corpo  
    in cui sono nato.  
     
    Allen Ginsberg
    May 06

    ......non ci crederemo.....

     
    Amore di rivoluzionario
     
    Il loro amore stava su un ammasso di jeans
    in un negozio per hippies nella città di Lima.
    Sul pavimento, sopra i jeans, si sdraiavano
    e si amavano,
    insaziabili.
    Si chiamava, il negozio,
    «La Bocca dell’Oracolo».
    Armeggiava con scomode chiavi la proprietaria
    aprendo quella bocca
    dipinta sulla porta
    bluastra,
    come labbra sfinite dai baci.
    Dall’interno, poi, girava la chiave,
    scaraventava a terra i jeans nuovi fiammanti,
    il proprio vestito caduto scavalcava
    e, nell’oscurità, appariva
    quale anfora bianca.
    Anelli falsi,
    amuleti,
    chitarre,
    fuochi fatui, rilucevano alla coppia immemore,
    e le camicie con l’effigie di Che Guevara
    qualcosa sussurravano agli indiani sari...
    E scricchiavano i jeans,
    con ruvido fruscio,
    e il cartellino del prezzo perdevano, al diavolo.
    « Stai tranquillo... — gli imprimeva su una guancia
    in un sussurro. —
    Niente passi oltre la parete.
    Tu e io soltanto».
    Difficile per lui stare tranquillo,
    gli agenti forse erano lì accanto
    e lo avrebbero preso,
    e poi sapeva:
    oltre la notte c’è il giorno,
    solo le donne questo non lo capiscono.
    E tuttavia si sentivano
    passi oltre la parete.
    Qualcuno con odio spiava la loro nudità.
    Dalla fessura, l’epoca guardava
    come agente capo,
    e pronte teneva le manette.
    E nel sonno lui aveva un brivido strano,
    lei gli sfiorava la fronte con la mano:
    «Anche nel sonno, amore, lotti con qualcuno.
    Almeno dormendo
    concediti una tregua».
    E facile gli divenne, da non credere,
    e pensava,
    sentitosi anonimo,
    che ogni istante
    è un’isola,
    dove gettati siamo dall’oceano.
    E quando affiora una pausa felice,
    sotto gli alberi dell’eternità bisogna sdraiarsi vicini,
    e non c’è da aspettare nessuna vela,
    perché due, stando insieme,
    sono già umanità.
    E sull’isola azzurra dei jeans colorati,
    nel negozio per hippies
    «La Bocca dell’Oracolo»,
    nasceva possente un albero della vita
    e piangeva sui jeans lacrime purissime.
    E quando prendeva sonno,
    sfuggito all’esecuzione,
    spossata forza della natura,
    lei in silenzio sedeva alla cassa
    e scriveva poesie come questa:
    «Domattina al negozio verranno i ragazzi,
    questi jeans azzurri a comprare,
    e le impronte del segreto nostro amore,
    come rose,
    gireranno con loro e canteranno.
    E correrà per le vie il nostro amore
    e sugli alberi si arrampicherà
    e si confonderà
    con l’amore
    altrui,
    e noi non moriremo...
    ma se moriremo —
    non ci crederemo... »
     
    Evgenij Evtušenko  -  1974

    May 02

    ...e sai cosa bevi...

     

     

    A Monaco alla fine non ci siamo proprio andati… l’unico ricordo della città una foto dell’Allianz Arena scattata dal finestrino della BMW noleggiata all’aeroporto.

    La Birra? Una grandissima delusione. Costa la metà dell'acqua e ubriaca ancora meno. Se bevo 5 litri di birra voglio sentirmi un paladino dell’alcool, portato in trionfo tra violini, campane, una folla osannante e ogni altra visione etilica del caso.

    Non uno che ha la sensazione di essere stato fregato. Una grossa fregatura. Per giunta calda.

    Tanto che di notte siamo stati costretti a ripiegare sui mignon di Jagermeister… sembrava di stare alle superiori...

    Il resto? Tre splendide giornate tra cittadine, laghi, castelli, paesaggi vergognosamente verdi, nei bar all’aperto o in birreria assumendo la birra di cui sopra in quantità disumane, ma con scarsi risultati.

    Siamo stati proprio bene…