Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    June 26

    Occhi lucenti sull'oscurità fitta

     
     
    Dimenticami,
                        se questo dimenticare
    ti farà più felice
                           per un istante,
    dimentica
                   come soffio della cupa tajga
    e ubbidienza a quel soffio.
    Dimenticami,
                       come si dimentica se stessi
    e solo così si è.
    Dimenticami,
                        come barlume del fuoco
    la cui fiamma ti riscaldava
                                           ed era a te minaccia,
    e d’ardore e gelo
                             ti circondava
    e lungo il corpo, avvolgendoti
                                               correva.
    Dimenticami,
                        come treno che ha fatto sfrecciare
    occhi lucenti
                       sull’oscurità fitta
    e nel ricordo
                       non transita più,
    come svanito,
                         perduto.
    Dimenticami.
                        Abbine il coraggio.
    Ch’io ci sia stato o no –
                                       non è così importante,
    purché tu guardi commossa
                                             e turbata
    e giovane viva
                         e intemerata…
    Ma non dimenticare –
                                     dei dimenticati è diritto,
    come sognarsi vivi lo è
                                      degli uccisi.
     
    Evgenij Evtusenko (1977)

    Un'offerta alla vita

     

     

    Stasera ero al Cafeina Bar e chiacchierando tra una birra e l'altra  sono venuto a sapere dell'esistenza di una sorta di testamento di Enzo Baldoni, il giornalista freelance ucciso dalle Armate Islamiche nell'Agosto 2004. L'ho trovato in rete e ho scoperto che si tratta di una mail inviata per gioco alla sua newsletter più di un anno prima della sua morte. La riporto integralmente di seguito, giudicando superfluo ogni commento.
    Occhiali rotti di Bersani  è molto più bella, ora.
     
    “Stamattina sono stato a un funerale. La cerimonia è andata via liscia e incolore finché alla fine il prete ha detto: "Ora il figlio vuole dire qualche parola".
    Il figlio, in dieci minuti, ha tratteggiato un ritratto vivo, affettuoso e vivace del padre. Un ritratto senza sbavature né esagerazioni né cedimenti al sentimentalismo. Ma quei dieci minuti hanno avuto più calore, colore e spessore di tutto il resto della cerimonia. Il papà era ancora lì tra noi, vivo, e questo sarà il ricordo che ne manterremo.
    Ordunque, trascurando il fatto che io sono certamente immortale, se per qualche errore del Creatore prima o poi divesse succedere anche a me di morire - evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni - ecco le mie istruzioni per l'uso.
    La mia bara posata a terra, in un ambiente possibilmente laico, ma va bene anche una chiesa, chi se ne frega. Potrebbe anche essere la Casa delle Balene, se ci sarà già o ci sarà ancora. L'ora? Tardo pomeriggio, verso l'ora dell'aperitivo.
    Se non sarà stato possibile recuperare il cadavere perché magari sono sparito in mare (non è una cattiva morte, ci sono stato vicino: ti prende una gran serenità) in uno dei miei viaggi, andrà bene la sedia dove lavoro col mio ritratto sopra.
    Verrà data comunicazione, naturalmente per posta elettronica, alla lista EnzoB e a tutte le altre mailing list che avrò all'epoca. Si farà anche un annuncio sui miei blog e su qualsiasi altra diavoleria elettronica verrà inventata nei prossimi cent'anni.
    Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati.
    Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci saranno alcune parole tabù che *assolutamente* non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po' più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati.
    Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato.
    Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete.
    Vorrei l'orchestra degli UNZA, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po' anche a me.
    Voglio che si rida - avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte - . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un'offesa alla morte, bensì
    un'offerta alla vita.
    Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata.
    Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega.
    e."

    June 22

    Apparizioni

     
    Ogni volta che torno a casa dalla mia corsa serale, con le caviglie doloranti e la lingua a materasso, la domanda si pone:
    Ma chi cazzo me lo fa fare?
    Vero che basta un’occhiata allo specchio per suggerirmi una decina di buone ragioni, di tipo estetico, clinico ed economico, per continuare la mia attività da Forrest Gump di periferia.
    Il pensiero dell’encierro di Pamplona che si avvicina gioca la sua parte.
    Come pure la voglia di ritagliarmi un'ora con la mia musica sparata a palla nelle orecchie.
    Ma alla fine so bene che la verità è tutt’altra.
    Corro per dimostrare a me stesso che non è vero che a trentun anni uno per forza rallenta, e che ho ancora birra in corpo per chiedere a me stesso tutto quello che voglio.
    In altri momenti mi è bastato spararmi a 250 in moto.
    O fare altre stronzate, di cui andare più o meno fiero a seconda del caso.
    Visto che fa scendere la panza, e che i tori dovrò pure scansarli, oggi corro.
    Perché – udite, udite - gli anni passano.
    E non passano solo per quelli che mettono su casa, si sposano, cambiano pannolini e vanno a mare con i suoceri.
    O per quelli che vorrebbero farlo ma non ci riescono, e li vedi che camminano per strada con gli occhi spenti, che maledicono i capelli che stanno perdendo.
    Gli anni passano pure per i cazzoni come me.
    Per un bel pezzo di strada non ci ho creduto, come se nulla stesse cambiando.
    Anzi ce l’ho quasi fatta ad arrivare a trent’anni senza nemmeno accorgermene.
    Poi un certo giorno cambia il senso delle cose.
     
    Serata qualsiasi, di quelle passate nei posti soliti ad ascoltare le chiacchiere degli altri, tanto hai poca voglia di essere parte attiva, nessuno stimolo che ti tira per la maglia.
    Entri e la vedi lì, al bancone.
    Non solo ringrazi dio (allah, visnù, abraxas, o la medusa gigante delle isole Samoa) per averla fatta tanto bella.
    Lo ringrazi soprattutto perché è lì, al bancone del tuo solito pub, che parla col barista tuo amico, tra persone che più o meno conosci: non dovrai nemmeno scomodare Stanley Milgram per raggiungerla.
    Insomma esiste di nuovo uno stimolo, un obiettivo, flebile quanto ambizioso. Non sai nulla di lei ma il solo cercare di avvicinarla e riuscire a parlarle sarà un modo magnifico per impegnare il tuo tempo.
    Anche perché  bella lo è davvero.
    Due occhi scuri grandi e vispi che sembrano dirti sono viva e non sarò mai meno viva di come mi vedi ora, un sorriso che mette allegria, lineamenti precisi, pelle scura, un fisico mascherato dalla modestia di un paio di jeans larghi, ma non abbastanza da non farti intuire che potrebbe mozzarti il fiato.
    Dopo venti minuti lei è andata via ma tu resti lì contento, meditando sull’apparizione; hai già vissuto quella sensazione altre volte, ma non te l’aspettavi proprio quella sera.
    Anche le parole dei tuoi amici sembrano diventare più interessanti e dopo un po’ non ci pensi nemmeno più, infervorato da una discussione sui lavori da fare al tuo club, che mezz’ora prima ti sembrava assolutamente inconcludente.
    Il giorno dopo sei al liceo, a firmare un po’ di  presenze per il tirocinio che stai svolgendo, in modo del tutto ipotetico, per la specializzazione in matematica e fisica.
    Entri in classe, il tuo pseudotutor ti fa sedere alla cattedra e ti dà il suo registro per copiare il programma svolto negli ultimi mesi.
    Immorale ma comodo, soprattutto se oltre al corso hai altri due lavori.
    Alzi gli occhi e la vedi.
    È lì, seduta al secondo banco, che approfitta come gli altri della pausa inaspettata, concessale grazie alla tua presenza.
    Ha pure lo stesso jeans della sera prima.
    Ed è poco più di una bambina.
    Non si ricorderà di te, anche se ti ha guardato: tu sei dietro la cattedra e a lei poco importa quello che succede da quel lato. La sua vita è di qua.
    Cazzo lei sta lì e tu sei dall’altro lato della cattedra.
    Ti vergogni un po’: forse non è nemmeno maggiorenne, tu hai appena fatto la revisione della patente e solo dodici ore prima lei ti sembrava la persona più desiderabile al mondo.
    In fondo la cosa in sè è insignificante, ma non per te, non in quel momento.
    D'un tratto ne avverti tutto il peso.
    Non hai solo notato una ragazzina che sembrava più grande della sua età.
    Ti sei appena accorto che col passare degli anni si è formata una linea netta di separazione.
    Che questa linea è impalpabile ma invalicabile. 
    Tu stai di qua e lei sta dall’altra parte.
    Che brutta ammissione.
    Peggio di Berlino.
    Un’età che si è chiusa.
     
    Ma non è il caso di drammatizzare.
    Per te, piccola, i vent’anni sono ancora una promessa.
    Per me sono un serbatoio di ricordi, riempito senza risparmio.
    Non è un buon motivo per fermarmi, la fame di vita non si è affievolita.
    Ho solo bisogno di correre per dimostrare che posso farcela, che tutto è ancora possibile.
    E quando corro, corro un po’ anche per te.
     
     
    June 20

    Un pizzico di follia

     

    Un guerriero della luce studia con molta attenzione la posizione che intende conquistare.

    Per quanto il suo obiettivo sia difficile, esiste sempre una maniera di superare gli ostacoli.

    Egli verifica i cammini alternativi, affila la sua spada, e cerca di colmare il proprio cuore con la perseveranza necessaria per affrontare la sfida.

    Tuttavia, a mano a mano che avanza, il guerriero si rende conto che esistono difficoltà di cui non aveva tenuto conto.

    Se rimane ad aspettare il momento ideale, non uscirà mai da quel luogo; è necessario un pizzico di follia per compiere il passo successivo.

    E così il guerriero utilizza un briciolo di pazzia. Perché, in guerra e in amore, non è possibile prevedere tutto.

    June 18

    Tra le statue di sale

     
    Una storia d’amore
     
    io ti guarderò
    illuminata con il neon
    delle vetrine
    poi ti nutrirò di coca-
    cola e di popcorn
    dentro ad un cine
    ti racconterò le mie
    bugie sul mondo e quelle
    sulla gente
    poi ti bacerò con tutto
    quanto in fiamme
    con le luci spente
    e faremo l'amore sulle
    foglie e sui prati
    sul denaro e nel fuoco
    dentro ai posti proibiti
    fino al cuore del mondo
    come due innamorati
    come due innamorati
    senza niente da fare
    che non hanno
    nient'altro
    che "una storia d'amore"
     
    io ti curerò
    perchè tu c'hai bisogno di ridere di gusto
    e ti ringrazierò
    quando usciremo presto
    da un locale "giusto"
    guarderò da giù
    il grattacielo dei tuoi tacchi mozzafiato
    e ti domanderai
    se anche stavolta sono io quello sbagliato
    e faremo l'amore
    dentro ad un temporale
    tra le luci del centro
    tra le statue di sale
    con il cuore impazzito
    come due innamorati
    come due innamorati
    senza niente da fare
    che non hanno nient'altro
    che "una storia d'amore"
     
    Jovanotti
    June 15

    per Stefano e Adele

     

    Adele Parrillo era la compagna di Stefano Rolla, regista e sceneggiatore morto a Nassirya il 12 novembre 2003 nell’attentato in cui hanno perso la vita 28 persone fra cui 17 militari italiani e un cooperatore internazionale. Adele e Stefano non erano sposati e l’amore, per la legge italiana, non conta niente se non è sancito dal rituale del matrimonio. Così Adele si è trovata privata di qualsiasi diritto, “cancellata” dalla vita di Stefano. Colpita nel cuore e nella dignità ogni volta che qualche funzionario le diceva che il suo nome “non era nella lista”. Fino a quando, in una scena umanamente straziante e politicamente scandalosa, è stata trascinata via di forza dalla cerimonia di commemorazione della strage.

     

    “Ma la mia vita con te era avvenuta veramente, il nostro Amore, intendo, era accaduto o esisteva solo nella mia testa? Perché io venivo cancellata dalle liste dei tuoi parenti? La vita fin qui condotta, che io credevo giusta e corretta, non era stata tale? Cosa avevo fatto di sbagliato per essere cancellata dalla tua vita? Dov’era l’errore? Non poteva essere solo perché mancava una firma su un registro del Municipio. Le firme sulla nostra carne, quelle che mi facevo mattina e sera per avere un bambino, non contavano molto di più?”

     

    Stasera Adele sarà al Freedom Café a presentare il suo libro “Nemmeno il dolore

    June 13

    Scritta in silenzio

     
    La paura e il coraggio di vivere e morire
     
    Non so su quale via
    agitata dal vento di novembre
    che avvolgeva
    le piazze come corde d'impiccato
    presso un muro con resti di manifesti umidi
    ero la notte della tua morte
    Paul Eluard
    e persino i giornali più reazionari
    facevano la faccia di circostanza
    come quando all'improvviso crolla la Borsa
    e io andavo solo non so su quale via
    avvolta nella nebbia di novembre
    e cancellai con il gesso il muro del mio tedio
    come una lavagna di scuola
    e presi a ricominciare la mia vita
    per il potere di una parola
    scritta in silenzio
     
    Libertà.
     
    Blas De Otero
    June 11

    Sono nato per conoscerti

     
    Sui miei quaderni di scolaro
    Sui miei banchi e sugli alberi
    Sulla sabbia e sulla neve
    Io scrivo il tuo nome
     
    Su tutte le pagine lette
    Su tutte le pagine bianche
    Pietra sangue carta cenere
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sulle dorate immagini
    Sulle armi dei guerrieri
    Sulla corona dei re
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sulla giungla e sul deserto
    Sui nidi sulle ginestre
    Sull'eco della mia infanzia
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sui prodigi della notte
    Sul pane bianco dei giorni
    Sulle stagioni promesse
    Io scrivo il tuo nome
     
    Su tutti i miei squarci d'azzurro
    Sullo stagno sole disfatto
    Sul lago luna viva
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sui campi sull'orizzonte
    Sulle ali degli uccelli
    Sul mulino delle ombre
    Io scrivo il tuo nome
     
    Su ogni soffio d'aurora
    Sul mare sulle barche
    Sulla montagna demente
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sulla schiuma delle nuvole
    Sui sudori dell'uragano
    Sulla pioggia fitta e smorta
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sulle forme scintillanti
    Sulle campane dei colori
    Sulla verità fisica
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sui sentieri ridestati
    Sulle strade aperte
    Sulle piazze dilaganti
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sul lume che s'accende
    Sul lume che si spegne
    Sulle mie case raccolte
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sul frutto spaccato in due
    Dello specchio e della mia stanza
    Sul mio letto conchiglia vuota
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sul mio cane goloso e tenero
    Sulle sue orecchie ritte
    Sulla sua zampa maldestra
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sul trampolino della mia porta
    Sugli oggetti di famiglia
    Sull'onda del fuoco benedetto
    Io scrivo il tuo nome
     
    Su ogni carne consentita
    Sulla fronte dei miei amici
    Su ogni mano che si tende
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sui vetri degli stupori
    Sulle labbra intente
    Al di sopra del silenzio
    Io scrivo il tuo nome
     
    Su ogni mio infranto rifugio
    Su ogni mio crollato faro
    Sui muri della mia noia
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sull'assenza che non desidera
    Sulla nuda solitudine
    Sui sentieri della morte
    Io scrivo il tuo nome
     
    Sul rinnovato vigore
    Sullo scomparso pericolo
    Sulla speranza senza ricordo
    Io scrivo il tuo nome
     
    E per la forza di una parola
    Io ricomincio la mia vita
    Sono nato per conoscerti
    Per nominarti
     
    Libertà.
     
     
    Paul Eluard
    June 04

    Più lontano del sole

     
    Non avessi mai visto il sole
    avrei sopportato l'ombra
    ma la luce ha aggiunto al mio deserto
    una desolazione inaudita
     
    Tutti hanno diritto al mattino,
    alla notte solo alcuni.
    Alla luce dell'aurora
    pochi eccelsi privilegiati.
     
    Non stimare lontano quello che si può avere
    anche se in mezzo si stende il tramonto -
    né stimare vicino ciò che standoti a fianco
    è più lontano del sole.
     
    Emily Dickinson
    June 01

    Fantasmi

     
    I cadaveri individuati da una nave francese 120 miglia a sud dell'isola.
    Ma La Valletta chiede che vengano trasportati in Turchia: in corso trattative diplomatiche.
    Tragedia dell'immigrazione: i cadaveri di 21 extracomunitari sono stati recuperati da una nave militare francese 120 miglia a sud di Malta, ma sulla destinazione dei corpi è scoppiato un caso diplomatico: Malta ha vietato l'approdo della nave eccependo che i cadaveri dobvrebbero essere indirizzati a Tripoli perchè il naufragio è avvenuto in acqua di competenza libica. Mente Francia, Malta e Libia cercano una soluzione diplomatica, la nave militare resta ferma al limite delle acque di competenza maltese.
    Due settimane fa, un peschereccio maltese soccorse in acqua, a circa 75 miglia a Sud di Malta, un clandestino che disse di essere l'unico superstite di un barcone naufragato la notte precedente con a bordo una trentina di connazionali. Secondo il racconto del naufrago, il barcone, in mare da due giorni, era partito dalla Libia diretto verso le coste della Sicilia. E nella stessa zona dove sono stati rinvenuti i cadaveri, il 21 maggio scorso fu avvistato un barcone "fantasma" di cui poi si persero le tracce.
    da Repubblica.it di venerdì 1 giugno 2007
     
    Con la pelle d’oca ho ripensato ad un altro “naufragio fantasma”, raccontatomi in maniera impietosa da Riccardo Orioles un po’ di tempo fa:
     
    24 dicembre 2004.
    Domani, che una volta sarebbe stato Natale, e' l'anniversario della strage di trecento esseri umani che il venticinque dicembre del 1996 si trovavano a bordo di una povera nave "illegale" proveniente dall'India, dal Pakistan, dallo Sri Lanka e da altri luoghi oscuri del mondo.
    Annegarono al buio, senza poter far niente, mentre noi affollavamo felici chiese e supermercati.
    Fu chiamato il "naufragio fantasma": poiché autorità, tv e giornali (tranne Narcomafie e Manifesto: e l'indimenticabile Dino Frisullo) negarono a lungo che fosse avvenuto.
    Solo nel 2001 un coraggioso giornalista di Repubblica, Giovanni Maria Bellu, riuscì a individuare il relitto e a filmare i corpi.
    Essi sono incredibilmente ancora lì, senza una sepoltura umana.
    Noi siamo ancora qui, nelle chiese e nei supermercati, un po' più bestie e più cattivi di prima, proclamandoci cristiani a festeggiare.
    Dio non esiste.
    Meno male, perché se ci fosse non e' detto che ci perdonerebbe.