Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    July 30

    Non ti amo più

     
     
    Non t'amo più... È un finale banale.
    Banale come la vita, banale come la morte.
    Spezzerò la corda di questa crudele romanza,
    farò a pezzi la chitarra: perché recitare ancora la commedia!
    Al cucciolo soltanto, a questo mostriciattolo peloso, non è dato capire
    perché ti dai tanta pena e perché io faccio altrettanto.
    Lo lascio entrare da me, e raschia la tua porta,
    lo lasci passare tu, e raschia la mia porta,
     
    C'è da impazzire, con questo dimenarsi continuo...
    O cane sentimentalone, non sei che un giovanotto...
    Ma io non cederò al sentimentalismo.
    Prolungare la fine equivale a continuare una tortura.
     
    Il sentimentalismo non è una debolezza, ma un crimine
    quando di nuovo ti impietosisci, di nuovo prometti
    e provi, con sforzo, a mettere in scena un dramma
    dal titolo Ottuso "Un amore salvato".
     
    È fin dall'inizio che bisogna difendere l'amore
    dai "mai" ardenti e dagli ingenui "per sempre!".
    E i treni ci gridavano: "Non si deve promettere!".
    E i fili fischiavano "Non si deve promettere!".
     
    I rami che s'incrinavano e il cielo annerito dal fumo
    ci avvertivano, ignoranti presuntuosi,
    che è ignoranza l'ottimismo totale,
    che per la speranza c'è più posto senza grandi speranze.
     
    È meno crudele agire con sensatezza e giudiziosamente soppesare gli anelli
    prima di infilarseli, secondo il principio dei penitenti incatenati.
    E' meglio non promettere il cielo e dare almeno la terra,
    non impegnarsi fino alla morte, ma offrire almeno l'amore d'un momento.
      
    È meno crudele non ripetere "ti amo", quando tu ami.
    È terribile dopo, da quelle stesse labbra
    sentire un suono vuoto, la menzogna, la beffa, la volgarità
    quando il mondo falsamente pieno, apparirà falsamente vuoto.
     
    Non bisogna promettere... L'amore è inattuabile.
    Perché condurre all'inganno, come a nozze?
    La visione è bella finché non svanisce.
    È meno crudele non amare, quando dopo viene la fine.
     
    Guaisce come impazzito il nostro povero cane,
    raspando con la zampa ora la mia, ora la tua porta.
    Non ti chiedo perdono per non amarti più. Perdonami d'averti amato.
     
    Evgenij Aleksandrovic Evtusenko
     
    July 25

    Due tramonti sul mare

     
    Io credo che la morte di una persona non dipenda mai da una malattia o morbo che dir si voglia.
    Le malattie sono, diciamo così, dei trucchi con cui il Supremo Manovratore dissimula il vero meccanismo della vita e della morte, e cioè il Bonus Vitale Individuale.
    Se mi consentite, esimi colleghi, esporrò la " Teoria del Bonus" abbozzata da Cornelius Noon nella sua terza fase manicomiale e da me sviluppata e perfezionata.
    Codesta teoria sostiene che a ogni essere vivente prima della nascita viene assegnato un Bonus di attività vitali, che lo accompagnerà nel suo cammino terreno.
    Per fare un esempio, nel Bonus sono compresi:
     
    -Trecentomila birre
    -Un milione e diciassettemila starnuti
    -Trenta viaggi all'estero
    -La possibilità di dire seicentosedicimila volte la parola "insomma"
    -Seicentoventitrè pediluvi
    -Un milione di gelati
    -Tre grandi amori
    -Nove biciclette
    -Seicentodue bagni in mare
    -Sessanta litri di lacrime
    -Quarantasei chilometri di spaghetti
    -Trecentosettantamila errori d'ortografia
    -Quarantamila cruciverba
    -Tre uscite di strada ai centoventi orari
    -Tremila ore di poker
    -Dieci milioni e settemila tra sigarette,sigari e tiri di pipa
    -Sedici grosse disillusioni
     
    E così via per un totale di circa 10 alla quattordicesima voci.
    Come ha fatto a calcolare la cifra?
    Ho detto "circa"!
    Allora...mettiamo che Tizio sia trovato morto per uno scaramaccino, infarto, ictus.
    Il medico non avrà dubbi: è colpa del cuore trascurato, delle sigarette, dei trigliceridi.
    Nulla di più falso!
    Avrebbe potuto continuare a fumare e a mangiare: la colpa è dello sforamento del Bonus!
    Lo scaramaccino è stato solo l'arma del delitto, come avrebbe potuto esserlo un incidente stradale, o lo sbranamento da parte di una tigre, o un vaso di fiori dall'ottavo piano.
    Tizio è morto, ripeto, perchè un attimo prima dell'ictus ha mangiato il miliounesimo gelato, o ha detto "insomma" una volta di troppo, o ha pianto una lacrima in più di quelle che gli erano consentite.
    Naturalmente, c'è chi nasce particolarmente sfortunato: se un tale ha come bonus un solo starnuto o un solo litro di latte, non gli servirà a nulla avere trecentomila scopate a disposizione.
    Il poveretto starnutirà o tetterà e lo troveranno secco nella culla. Un Bonus abbondante , ecco la vera salute!
    Ma come possiamo sapere qual è il nostro Bonus?
    Non si può, ecco il punto! qua sta l'astuzia del Manovratore.
    Ma perchè?
    Perchè se noi sapessimo che la nostra vita è sottoposta alla legge inesorabile di codesto Bonus, avremmo paura di tutto.
    Fumereste voi una sigaretta sapendo non già che fa venire il cancro (infatti lo sapete e la fumate lo stesso), ma che potrebbe essere l'ultima del bonus?
    Altro esempio: Conoscete una meravigliosa creatura di nome Rosalinda, ma anni prima avete già avuto una relazione con una omonima.
    Non vi verrebbe da pensare che il vostro Bonus di Rosalinde ne comprenda una sola, o che il Bonus di baci con Rosalinde sia pericolosamente vicino all'esaurimento?
    Per questo il Manovratore, nella sua divina scaltrezza, simula malattie, incidenti, fatalità e noi tiriamo avanti consumando il nostro Bonus, e magari siamo in bilico sull'ultimo metro di tagliatella, abbiamo sulla punta della lingua la parola che ci ucciderà, ignoriamo che ci restano solo due tramonti sul mare.
     
    Stefano Benni – Elianto
     
    July 23

    Corsi e ricorsi

     

    La mucca sarà anche pazza: ma non è che l’uomo se la passi molto meglio. Dal rischio (scientificamente non dimostrato) di un possibile contagio all’isterico pogrom anti-bistecche che percorre l’Europa, ce ne corre. Corre, per la precisione, la stessa distanza che separa la salute dal salutismo (malattia senile del capitalismo) e la prudenza dal panico. Tutto può far male, e tutto concorre a invecchiarci e consumarci, specialmente vivere. O impariamo a sopportare l’ipotesi che la vita è al tempo stesso un piacere e un rischio, una continua ricerca del meglio e una dolorosa accettazione del peggio, oppure questo genere di paranoie ci avvelenerà l’esistenza di qui all’eternità. Perché oggi è la mucca pazza, domani sarà il pesce scemo, dopodomani la carota farabutta a catalizzare le nostre ossessioni da ricchi sterilizzati, blindati, terrorizzati dal mondo, dai virus, dai poveri, dai ladri, da tutto. Un conto sono i controlli igienici, un conto il fanatismo purificatore. Qualcosa che ci farà male riuscirà comunque a sopravvivere ai nostri rastrellamenti. Rilassiamoci. Altre mucche, e altri uomini, prenderanno prima o poi il nostro posto.

    (Michele Serra – L’Unità – 24 marzo 1996) 

    July 19

    La sua dolce curiosità

     
    Atlantide
     
    Lui adesso vive ad Atlantide
    con un cappello pieno di ricordi
    ha la faccia di uno che ha capito
    e anche un principio di tristezza in fondo all'anima
    nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata
    e a volte ritiene di essere un eroe

    Lui adesso vive in California
    da sette anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole
    è diventato un grosso suonatore di chitarre
    e stravede per una donna chiamata Lisa
    quando le dice tu sei quella con cui vivere
    gli si forma una ruga sulla guancia sinistra

    Lui adesso vive nel terzo raggio
    dove ha imparato a non fare più domande del tipo
    conoscete per caso una ragazza di Roma
    la cui faccia ricorda il crollo di una diga?
    io la incontrai un giorno ed imparai il suo nome
    ma mi portò lontano il vizio dell'amore

    E così pensava l'uomo di passaggio
    mentre volava alto sul cielo di Napoli
    rubatele pure i soldi rubatele anche i ricordi
    ma lasciatele sempre la sua dolce curiosità
    ditele che l'ho perduta quando l'ho capita
    ditele che la perdono per averla tradita
     
    Francesco De Gregori
    July 16

    Barbara

     
    Due autobomba a Kirkuk
    Almeno 80 morti, oltre 100 feriti
    KIRKUK - Duplice attentato a Kirkuk, nel nord dell'Iraq. Un kamikaze si è fatto esplodere a bordo di un camion riempito di esplosivo in un affollato mercato, non lontano da una delle sedi dell'Unione Patriottica del Kurdistan, il partito del presidente iracheno Jalal Talabani.

    A pochi minuti di distanza, in un'azione coordinata, un' altra auto è saltata in aria in un'affollata area commerciale, densa di negozi e vicino ad una rimessa di autobus. Dalle notizie iniziali risultano 80 morti. La polizia ha riferito anche di 136 feriti, ma il bilancio delle vittime è destinato a crescere.

    L'esplosione al mercato ha provocato una strage: decine di corpi sono rimasti riversi sul terreno, e moltissime macchine si sono incendiate. Decine di passeggeri sono rimasti intrappolati su un bus e sono bruciati vivi, ha riferito un cameraman della Reuters presente sul posto.  

    Repubblica.it - 16 luglio 2007
     
     
     
     
     
    Ricordati Barbara
    Pioveva senza sosta quel giorno su Brest
    E tu camminavi sorridente
    Serena rapita grondante
    Sotto la pioggia
     
    Ricordati Barbara
    Come pioveva su Brest
    E io ti ho incontrata a rue de Siam
    Tu sorridevi
    Ed anch'io sorridevo
     
    Ricordati Barbara
    Tu che io non conoscevo
    Tu che non mi conoscevi
     
    Ricordati
    Ricordati quel giorno ad ogni costo
    Non lo dimenticare
    Un uomo s'era rifugiato sotto un portico
    E ha gridato il tuo nome
    Barbara
    E sei corsa verso di lui sotto la pioggia
    Grondante rapita rasserenata
    E ti sei gettata tra le sue braccia
     
    Ricordati questo Barbara
    E non mi rimproverare di darti del tu
    Io dico tu a tutti quelli che amo
    Anche se una sola volta li ho veduti
    Io dico tu a tutti quelli che si amano
    Anche se non li conosco
     
    Ricordati Barbara
    Non dimenticare
    Questa pioggia buona e felice
    Sul tuo volto felice
    Su questa città felice
    Questa pioggia sul mare
    Sull'arsenale
    Sul battello d'Ouessant
     
    Oh Barbara
    Che coglionata la guerra
    Che ne è di te ora
    Sotto questa pioggia di ferro
    Di fuoco d'acciaio di sangue
    E l'uomo che ti stringeva tra le braccia
    Amorosamente
    E' morto disperso o è ancora vivo
     
    Oh Barbara
    Piove senza sosta su Brest
    Come pioveva allora
    Ma non è più la stessa cosa e tutto è crollato
    È una pioggia di lutti terribili e desolata
    Non c'è nemmeno più la tempesta
    Di ferro d'acciaio e di sangue
    Soltanto di nuvole
    Che crepano come cani
    Come i cani che spariscono
    Sul filo dell'acqua a Brest
    E vanno ad imputridire lontano
    Lontano molto lontano da Brest
    Dove non vi è più nulla
     
    Jacques Prevért
    July 13

    Abbracci

     
    Muore d'infarto tra le braccia del padre
    del ragazzo che gli aveva donato il cuore
     
    AOSTA - Un infarto, e un uomo muore nello stesso luogo in cui aveva perso la vita il giovane che gli aveva dato il cuore. E la sua vita si spegne proprio tra le braccia del padre del donatore. E' successo a Mario Giordano, 53 anni, imprenditore di Anzio: era andato a Saint Vincent per conoscere i genitori del ragazzo da cui, 12 anni fa, aveva ereditato il cuore.
     
    Massimiliano Amato, un giovane di 17 anni, aveva perso la vita in un incidente stradale a Saint Vincent. Il suo cuore aveva continuato a battere nel petto di Giordano che, a 12 anni di distanza, è andato in Valle d'Aosta per conoscerne i genitori. Insieme a loro, racconta il quotidiano La Stampa, è stato al cimitero di Alice Castello (Vercelli) a visitare la tomba di Massimiliano. Tornati a Saint Vincent, l'imprenditore ha avuto un arresto cardiaco ed è morto tra le braccia di Guido, il papà del giovane donatore.
    da Repubblica.it del 13 luglio 2007
     
     
    Francis Turner
    Io non potevo correre né giocare
    quand'ero ragazzo.
    Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
    non bere -
    perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
    Eppure giaccio qui
    blandito da un segreto che solo Mary conosce:
    c'è un giardino di acacie,
    di catalpe e di pergole addolcite da viti -
    là, in quel pomeriggio di giugno
    al fianco di Mary -
    mentre la baciavo con l'anima sulle labbra,
    l'anima d'improvviso mi fuggì.
     
    Edgar Lee Masters - Antologia di Spoon River
     

     

    July 02

    Parto per Pamplona

     
    ”…si levò nella piazza il razzo che annunciava la fiesta. Scoppiò e apparve una grigia palla di fumo sopra il Teatro Gayarre, dalla parte opposta della plaza. La palla di fumo rimase sospesa in cielo come un shrapnel appena esploso e, mentre io guardavo, le si affiancò un altro razzo, lasciandosi dietro un rivolo di fumo nella chiara luce del sole.
    Vidi il lampo accecante quando esplose, e subito dopo un'altra nuvoletta di fumo. Quando scoppiò il secondo razzo, nei portici, deserti sino a un minuto prima, la calca era tale che il cameriere, tenendo la bottiglia sollevata sopra la testa, faticò a raggiungere il nostro tavolo. La gente affluiva da ogni direzione, e dal fondo della strada udimmo avvicinarsi le zampogne, i pifferi e i tamburi. Suonavano musica riau-riau, i pifferi con suoni acuti e i tamburi con suoni sordi, e dietro di loro venivano uomini e ragazzi che ballavano. Quando i pifferai s'interrompevano, s'accovacciavano tutti per terra, e quando sibilavano le zampogne e i pifferi e i piatti, duri, cavi tamburi riprendevano a rullare, schizzavano tutti a mezz'aria ballando. Nella folla vedevi soltanto le teste e le spalle dei danzatori che andavano su e giù.
    Nella piazza un uomo, curvo, stava suonando una zampogna e una folla di bambini lo seguiva gridando e tirandogli la giacca. Uscì dalla piazza, sempre con i bambini dietro, e li guidò oltre il caffè in una via laterale. Vedemmo il suo viso inespressivo e butterato quando passò, suonando, con i bambini alle costole che gridavano e si aggrappavano a lui.
    - Dev'essere lo scemo del villaggio - disse Bill. - Dio mio, guarda! -
    Dalla strada arrivarono altri danzatori. La strada era una massa compatta di danzatori, tutti uomini. Ballavano a tempo dietro altri pifferai e tamburini. Dovevano essere soci di una specie di circolo e indossavano tute blu da operai con fazzoletti rossi al collo e portavano un grande striscione retto da due pali. Lo striscione ballonzolava su e giù con loro mentre scendevano circondati dalla folla.
    - Viva il Vino! Viva i Forestieri! - era dipinto sullo striscione.
    - Dove sono i forestieri? - domandò Robert Cohn.
    - Siamo noi i forestieri - disse Bill.
    Intanto continuavano a esplodere razzi. I tavolini del caffé erano tutti occupati. La piazza si stava svuotando e la gente riempiva i caffè”.
     
     Avevo 20 anni quando ho letto queste pagine la prima volta, pochi in meno di quelli che aveva Hemingway quando le scrisse, nel 1925, dopo essersi recato per la terza volta a Pamplona, alla fiesta di San Fermin.
    Avevo 20 anni e una certezza: prima o poi avrei assaporato dal vivo quell’atmosfera.
     
     "...ad un tratto gente cominciò a venir giù per la strada. Correvano vicini. Passarono e sparirono verso l'arena, poi dietro di loro altri uomini corsero più veloci, poi vennero pochi isolani che davvero correvano. Dietro di loro c'era un piccolo spazio libero, poi i tori venivano al galoppo e roteando le corna. Il tutto scomparve alla vista dietro l'angolo. Un uomo cadde e si tirò da parte, rimase immobile disteso. Ma i tori passarono oltre e non badarono a lui. Tutti uniti correvano".
     
    Serviranno massicce dosi di alcool e di incoscienza per buttarmi nell’encierro.
    Ma la fiesta non si esaurirà in trenta secondi di adrenalina.
     
    “La fiesta era proprio cominciata. Sarebbe durata, giorno e notte, per una settimana. Sarebbero continuate le danze, sarebbe continuato il bere, non sarebbe cessato il rumore. Le cose che accaddero potevano accadere solo durante una fiesta. Alla fine tutto divenne irreale e sembrava che niente potesse avere conseguenze. Sembrava fuori luogo pensare alle conseguenze durante la fiesta. Per tutta la sua durata, avevi la sensazione, anche nei momenti di silenzio, di dover sempre urlare per farti udire. Era la stessa sensazione che provi durante un combattimento. Era una fiesta, e durò sette giorni”.
     
    Finalmente si parte.