Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    September 27

    Viaggio in Estonia

     

    Spesso scelgo i passi che pubblico sul blog IN SEGUITO a un evento…. altre volte è un pensiero o un ricordo a sostare nella mia mente il tempo necessario a confondersi con la letteratura.

    Ebbene…stavolta è successo un fatto strano… ho pubblicato l’Addio di Jack Folla appena PRIMA di sapere che era arrivato il momento di un addio… primo caso nella storia di post preventivo….

     

    Ieri alle 14.14 ricevo questo messaggio:

     

    “Ciao! Domani verso le 16.30 passa il corriere x la moto. Mi dai ok? Ketlin”

     

    Cazzo… ma come… la moto… è vero te l’ho venduta… ma tu vorresti seriamente passarla a prendere?

     

     

     

    Permettetemi un piccolo sfogo lamentoso…

     

    Addio piccola mia…abbiamo fatto un bel pezzo di strada in 5 anni di vita assieme… 50.000 km sono un bel pezzo di strada….sembra ieri che ti ho presa per la prima volta… e ora già mi lasci per avventurarti sulle strade dell’Estonia…

     

    Oggi, quando verranno a portarti via, io non ci sarò…non potrei sopportare di vederti partire… è vero… ti ho già rimpiazzata con una più giovane e scattante… ma l’affetto è rimasto immutato…

     

     

     

    Addio.

     

    E alle malelingue che continuano a dire che a Ketlin gli ho fatto un bidone… non meritate risposta…...ma il fatto che abiti in Estonia non so perché mi fa sentire più tranquillo…

    September 24

    Gli addii non si annunziano

     

    Saper mettere un punto e andare a capo è uno dei segreti di ogni storia della vita. Se lo ritardi, la rovini; se l'anticipi, la bruci; e se lasci che sia l'altro a mettere il punto al posto tuo, vuol dire che tu eri già uscito dalla storia.

    Gli addii non si annunziano, si compiono, e la loro violenza è inevitabile come quando si muore: la violenza del silenzio che seguirà.

    Gli addii camuffati da arrivederci li considero le perfidie peggiori. In realtà tagliano proprio le gambe ad ogni possibile ritorno, rassomigliano ai falsi addii delle marionette, quelle addestrate a recitare tutte le sere davanti a un pubblico diverso ma per loro indistinto e sempre uguale, eterni burattini che se ne vanno con nelle orecchie di legno gli applausi dell'ultimo "bis" che si confonderanno con quelli di benvenuto del prossimo paese dove domani sera replicheranno lo spettacolo.

    Mettere un punto non è abbassare il sipario e nemmeno cambiare copione. E' semplicemente interrompere la recita e uscire di scena. Non finire la battuta; osare, interromperla con un punto assurdo, e scontentare il pubblico, l'impresario e perfino te stesso, perché recitare il tuo ruolo ti piaceva, eccome se ti piaceva, era "come se", come se quella di Jack fosse davvero la tua vita.

    Ma vivere tutto "come se "è un danno. Lo conosco e me lo sono procurato cento volte. Ci sono coppie immobili, che per paura dell'abbandono, sono avvinghiate con il filo spinato del "come se", come se… si amassero ancora. Ci sono occasioni perdute sul lavoro, per il terrore di trasferirsi in un'altra città o semplicemente di cambiare azienda o mansioni o colleghi, in cui il "come se "è la scusa consolatoria a cui aggrapparsi per non mettersi a rischio. Le sirene della felicità, spesso, infondono più sgomento delle catene di un'esistenza mediocre. Allora facciamo come se il nostro vecchio lavoro fosse ritornato appagante, come se l'invidia del collega fosse una carezza, come se lo stipendio non ci dispiaccia più e ci convinciamo che quella promozione sempre promessa e mai mantenuta, in fondo in fondo ci lascia più liberi di vivere. Ma non appena è passata la "minaccia" di un'offerta di lavoro migliore, la "iattura" del colpo di fortuna, o quella altrettanto pericolosa di un nuovo amore, allora ricominciamo a lamentarci, di nuovo come se non fossimo stati solo noi a perdere il treno, e malediciamo chiunque, dalle Ferrovie dello Stato, agli extracomunitari, al nostro stipendio di merda, moglie, suocera e cane del vicino che-quello-chi sa- che cazzo-gli mette- nel pappone-per farlo latrare apposta- alle tre di notte- e rovinarmi l'esistenza.

    No, questa volta no, per favore. Questo fra me e te non deve succedere, fratello. E noi finora siamo stati bravissimi, noi finora l'abbiamo evitato.

    Avevamo tutti bisogno di un rapporto felice. Non so se un programma alla radio si possa definire così, ma so che il nostro era amore.

    Io metto un punto, perché nessuno ce lo porti via.

     

    Jack Folla 

    September 20

    Felici di masticare

     
     
     
     

    La vita, è come un dente

    All'inizio non ci si pensa

    Felici di masticare

    Ma poi ecco che d'improvviso si guasta

    Fa male, e preoccupati

    Lo si cura non senza fastidi

    E per essere veramente guariti,

    Bisogna strapparlo, la vita.

     

    Boris Vian

     

     

     

     

    Non sto meditando il suicidio…… ma cazzo...... devo tornare dal DENTISTA......

    September 17

    Non si aspetta nei sogni

     

    Lee arrampicato, un braccio attaccato al bordo superiore della finestra come una scimmia, guarda la città che si stende sotto l'ospedale, cerca di riconoscere le strade dove ha camminato fino a qualche anno prima. Ma sono molte le città che si confondono, ecco allora quella strada è una strada di poeti a diciott'anni con lo zaino sulle spalle e quelle sono le strade del sud in cui sognò un suicidio dagli scogli, un volo al rallentatore, e quella con i grandi alberi immobili è la strada della caserma, incubi da polmonite, e là, sotto le torri rosse, la strada dove tutto si è incendiato un giorno di marzo ma il tempo era invernale e un manichino bruciava fuori da un negozio di abiti da sposa e siamo corsi a spegnerlo urlando è un compagno, è un compagno, e dopo ci veniva da ridere e non si sapeva se ridere o ingoiare fumo o scappare, come quel giorno nell'ospedale tra i giardini di rose ben curati e per tre volte sei scappato e ora credono di averti preso con botte e buio e Lobotoprazenex.

    "Lee adesso basta, scendi," dice il medico, che sottolinea la sua appartenenza all'ordine toccando tutte e cinque le biro che ha nel taschino.

    Lee non scende. Comincia a piangere. Piange sempre prima di sapere il perché. Due pazienti si avvicinano, uno ha la faccia da rana ridente, l'altro indica Lee all'infermiere con un gesto imponente di approvazione, come se indicasse un affresco sul soffitto. Un urlo dall'altro reparto, rumore di vetri rotti. Lee trema.

    "Vado a chiamare gli altri," dice Rocco.

     "Aspetta," dice il medico. Accende una sigaretta. Guarda in alto quel corpo sospeso nel vuoto. Lee continua a dondolare.

    Anni fa il suo più caro amico si chiamava Leone, magro, grande criniera. Avevano tutti e due perso la testa per una ragazza di nome Lucia. All'inizio lei aveva preferito Lee e il suo mistero. Poi aveva scelto Leone e la sua ancora più misteriosa allegria. Lee aveva odiato Leone tutta una notte, e pensato come ucciderlo. La mattina si era svegliato felice per quell'amore. Questa era una delle ragioni per cui avevano cominciato a crederlo pazzo. Sotto i portici dell'università una sera, faceva un freddo becco, pioveva e loro dentro una cabina telefonica, ribattezzata funivia Allais, guardando le finestre inventarono una legge che permetteva a tutti di entrare nelle case di tutti senza che nessuno protestasse o si stupisse. La chiamarono Decreto di Beatificazione dell'Intruso o anche Legge della Sintropia della Visitazione Notturna. Anche in strada si potrebbe vivere, ma il freddo? Fragili tonsille rivoluzionarie. Hai visto come certi vecchi barboni riescono a coprirsi con i giornali? Sembrano statuine del presepe incartate. Mai fatto il presepe? Bugiardo. Venne la polizia. In quella zona allora succedeva spesso. Chiesero i documenti. Liviano detto Lee ti conosciamo: quello che picchia, quello della lotta cinese, beh ti gonfiamo noi la faccia e ti verranno davvero gli occhi come un cinese. Provaci, disse lui come faceva sempre, perché non si aspetta nei sogni, e Leone lo teneva fermo e Lucia gridava e non poteva finire altrimenti che così Lee, perché chiami troppe cose ingiustizia ma la vita è normalmente ingiustizia scendi giù Lee, dai scendi, no, troppe cose succedono nei sogni e subito e troppo poche sulla terra, e allora perché i sogni, perché brucio quassù e voglio ascoltare, così parlano gli oggetti nei bordi consumati, nella patina del tempo, così la gente arrivò lungo i binari il treno era saltato in aria ma loro era come se chiedessero scusa, riportateci a casa per favore, con la valigia rotta e una buffa striscia di sangue sul naso, Lee non fare l'eroe: torna a casa con noi, scendi.

    "Scendi porcodio Lee o ti tiriamo giù con l'acqua gelata."

    Non tornerete a casa, amici. Vi aspettano i loro cancelli, le loro prigioni speciali, le loro normalissime armi, le loro banche di vetro nero, fondali di fango, nessuna traccia di vita, non è vita, chi ha detto che bisogna salvarsi ad ogni costo?

    "Chiamate gli altri!"

    Mi rimane solo questo, maestro, questa dignità che è così poca ma basta a fare abbassare il loro sguardo, e questa è la strada, maestro, in cui io non trovai alla fine la mitezza che tu insegnavi. E chi difenderà ora le offese fatte a chi non può difendersi, e l'ordine al soldato impaurito e il dolore cancellato o deriso, porci servi di servi assassini ogni volta che siete cinici e parlate di realismo e siete egoisti e lo chiamerete buonsenso e grondate indignazione per i crimini altrui mentre ogni giorno preparate i vostri con cura, grazie dio perché uccido e non sento più nulla, ma io sento tutto e così ecco la mia strada buia, allora a me sì ma a Leone no, non dovevate farlo e neanche a Lucia, non vedete la crepa nel muro, le figure nella polvere, non si può sopportare tutto questo, dio dio come sei lontano da me, dio, non si può uccidere una persona così, questo cambia il mondo per sempre.

    "Scendi Lee o ti tiriamo giù a fucilate porcodio!"

    E Lee scese e piangeva perché aveva capito cosa lo turbava quel giorno e la notte prima, scese e si sdraiò sul letto e piangeva. Non sentì nemmeno l'ago della flebo entrare e tutto il dolore del mondo era meno di quello che aveva sentito, e cioè che proprio in quel momento il suo amico Leone era morto, era morto ammazzato.

     

    Stefano Benni  –  Comici spaventati guerrieri 

    September 12

    Che fine ha fatto la mia raccomandata?

     
     

     

    Scusate se c'è stato un ritardo nelle nostre comunicazioni, ma le poste italiane funzionano in modo assolutamente imprevedibile.

     

    (W.A.Mozart alla madre, Bologna, 1770)

     

     
    September 10

    Due fiamme congiunte

     

    Rapimento

     

    Parlami, parlami, parlami,

    io ti ascolto, gli occhi socchiusi:
    - Abbiamo passato foreste assopite
    e sorvoliamo ora la terra e il mare...

    A sinistra la sera insanguinata brucia,
    a destra fumano incendi oscuri.
    Dove giungeremo, l'alba quando sarà?
    Questa volta, dove stiamo andando?

    Forse là, dove veglieremo liberi
    e saremo due fiamme congiunte
    e di notte, fra innumerevoli stelle
    brilleremo di una sola luce?

    - Non lo sai tu? E io neppure -
    Ma guidami, guidami laggiù!

     

    Elisaveta Bagrjana 

    September 04

    ATTENTI AL CANE

     
    Corriamo tutti a comprarlooooo........
     
     
     da "Cuore" n.12 - 22 Aprile 1991