Profil de SalvatoreLa Porta della CantinaPhotosBlogListesPlus ![]() | Aide |
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10 février Ciao EluanaMi basterebbe la linea del viso accarezzarti lo sguardo, anche per poco, poterti dire quanto somiglia alla morte la tua assenza. Perciò ti parlo, interrogo gli oggetti che ti hanno conosciuto, che insieme a me ti videro fiorire nell’erba inaridita. Roberto Carifi 22 janvier Evviva la medicina.........Rosemary Kennedy, sorella di John Fitzgerald Kennedy, all'età di 22 anni fu sottoposta alla lobotomia quando suo padre si lamentò con i medici degli sbalzi di umore della figlia e dell'interesse che ella aveva per i ragazzi. Il padre nascose l'operazione al resto della famiglia. L'intervento in sé produsse gli effetti desiderati, ma ridusse Rosemary ad uno stadio cerebralmente infantile; divenne incontinente e trascorreva ore a fissare le pareti. Le sue abilità verbali si ridussero a parole senza senso. Passò il resto della sua vita in una casa di cura in Wisconsin, incapace di intendere e di volere. 3 octobre La vera tragedia
In questo mondo non vi sono che due tragedie:
una è causata dal non ottenere ciò che si desidera, l'altra dall'ottenerlo.
Quest'ultima è la peggiore, la vera tragedia.
(Oscar Wilde)
23 avril Il loro aspetto assomigliava alla brace e al fuoco (Ezechiele I,13)
Un angelo, ( Charles Baudelaire)
11 avril Al peggio non c'è mai fine
Un raro tipo di caffè, ottenuto anche con i chicchi raccolti negli escrementi di una specie di gatto selvatico asiatico, che di caffè si nutre, è stato messo in vendita da un grande magazzino londinese a un prezzo che si aggira attorno alle 50 sterline (62 euro) alla tazza. La miscela si chiama Caffè Raro ed è creata mescolando il Jamaican Blue Mountain con il Kopi Luwak. Solo che quest'ultimo viene prima mangiato dal Musang (nome scientifico Paradoxurus hermaphroditus), una sorta di gatto-scoiattolo che vive nelle foreste asiatiche e sceglie i chicchi migliori e più maturi, e poi depositato sotto forma di escrementi. Da questi vengono raccolti e tostati i chicchi digeriti e ripuliti dagli enzimi dello stomaco del Musang, venduti poi al prezzo di 324 sterline al chilo. (da Repubblica.it di oggi)
Non è la prima volta e non sarà l’ultima che mi vergogno di me stesso e dei miei simili, ma cazzo… mi disturba maledettamente pensare che c’è qualche sedicente membro del genere umano tanto speciale da ritenersi in pieno diritto di spendere 50 sterline per godersi cosa?.....un caffè prodotto con chicchi scelti dall’istinto di un Musang (notoriamente straordinario intenditore di caffè nonché gran furbetto), ripuliti dai suoi succhi gastrici, risporcati dalla sua merda, raccolti da qualcuno che probabilmente si lamenta spesso del suo mestiere e che qualcun altro altrettanto insoddisfatto si è preoccupato di ripulire di nuovo. Premesso che non mi spiego come faccia un animaletto così piccino a depositare stronzi di queste dimensioni mi atterrisce il pensiero che saranno ben più grossi quelli che sorbiranno la fecale bevanda.
12 novembre Abboriggeno......se io ho questo nuovo media, la possibilità cioè di veicolare un numero enorme di informazioni in un microsecondo, a un aborigeno dalla parte opposta del pianeta. Ma il problema è: “abboriggeno ma io e te...... che cazzo se dovemo dì?”
Corrado Guzzanti 9 novembre Tutto contorno e niente fumoNon riesco a togliermi dalla testa il tassista di Lecce intervistato nei giorni scorsi dal Tg3 a proposito della presenza in quella splendida città barocca della non meno splendida e barocca Monica Bellucci. «Si tratta di una delle migliori attrici italiane, però dovrebbe imparare a recitare», esordiva spigliato e senza la minima ambizione ironica il campione della Gente Comune. Poi, evidentemente ancora non sazio, rincarava la dose: «La Bellucci è tutta contorno e niente fumo». A questo punto vorrei capire dove e quando abbiamo sbagliato. Come sia possibile che un giovane uomo, cresciuto in una nazione che gli ha garantito almeno otto anni di istruzione finanziati dalla collettività, possa mettere il contorno al posto del fumo e il fumo al posto dell’arrosto, non riesca a cogliere l’incongruenza logica fra l’essere una delle migliori attrici (falso) e il non saper recitare (vero), ma soprattutto sia capace di inanellare tali sfondoni dinanzi a una telecamera senza trasudare imbarazzo, neanche una gocciolina. Di quale delle duecento riforme scolastiche susseguitesi nell’ultimo mezzo secolo sarà figlio cotanto cervello? E per quale motivo i nonni del tassista di Lecce, che a differenza del nipote si fermarono probabilmente alla terza elementare, non avrebbero mai pronunciato una castroneria simile? Alla prima domanda, l’unica risposta credibile è: tutte. Alla seconda, che magari i nonni erano quasi ignoranti come lui, ma non se ne vantavano ancora. Avevano troppo rispetto e timore delle parole per pattinarvi sopra con sciagurata disinvoltura. Massimo Gramellini - La Stampa - 06/11/2007
6 novembre Tutti i dolori del mondo"Il lato diabolico della malinconia è quello non solo di far ammalare le sue vittime, ma anche di renderle presuntuose e miopi, addirittura quasi superbe. Si crede di essere come Atlante che da solo deve reggere sulle proprie spalle tutti i dolori e gli enigmi del mondo, come se mille altri non sopportassero gli stessi dolori e non vagassero nello stesso labirinto"
Hermann Hesse
27 septembre Viaggio in EstoniaSpesso scelgo i passi che pubblico sul blog IN SEGUITO a un evento…. altre volte è un pensiero o un ricordo a sostare nella mia mente il tempo necessario a confondersi con la letteratura. Ebbene…stavolta è successo un fatto strano… ho pubblicato l’Addio di Jack Folla appena PRIMA di sapere che era arrivato il momento di un addio… primo caso nella storia di post preventivo….
Ieri alle 14.14 ricevo questo messaggio:
“Ciao! Domani verso le 16.30 passa il corriere x la moto. Mi dai ok? Ketlin”
Cazzo… ma come… la moto… è vero te l’ho venduta… ma tu vorresti seriamente passarla a prendere?
Permettetemi un piccolo sfogo lamentoso…
Addio piccola mia…abbiamo fatto un bel pezzo di strada in 5 anni di vita assieme… 50.000 km sono un bel pezzo di strada….sembra ieri che ti ho presa per la prima volta… e ora già mi lasci per avventurarti sulle strade dell’Estonia…
Oggi, quando verranno a portarti via, io non ci sarò…non potrei sopportare di vederti partire… è vero… ti ho già rimpiazzata con una più giovane e scattante… ma l’affetto è rimasto immutato…
Addio.
E alle malelingue che continuano a dire che a Ketlin gli ho fatto un bidone… non meritate risposta…...ma il fatto che abiti in Estonia non so perché mi fa sentire più tranquillo… 12 septembre Che fine ha fatto la mia raccomandata?
Scusate se c'è stato un ritardo nelle nostre comunicazioni, ma le poste italiane funzionano in modo assolutamente imprevedibile.
(W.A.Mozart alla madre, Bologna, 1770)
24 août Ho mosso guerra alla vitaHanno inciso sulla mia lapide le parole:
"Generosa fu la sua vita, e gli elementi così frammisti in lui che la natura potrebbe levarsi in piedi e dire a tutto il mondo, questi fu un uomo".
Coloro che mi conobbero sorridono mentre leggono questa vuota retorica.
Il mio epitaffio avrebbe dovuto essere:
"La vita non gli fu generosa, e gli elementi così frammisti in lui che egli mosse guerra alla vita, e ne rimase ucciso". 23 juillet Corsi e ricorsi
La mucca sarà anche pazza: ma non è che l’uomo se la passi molto meglio. Dal rischio (scientificamente non dimostrato) di un possibile contagio all’isterico pogrom anti-bistecche che percorre l’Europa, ce ne corre. Corre, per la precisione, la stessa distanza che separa la salute dal salutismo (malattia senile del capitalismo) e la prudenza dal panico. Tutto può far male, e tutto concorre a invecchiarci e consumarci, specialmente vivere. O impariamo a sopportare l’ipotesi che la vita è al tempo stesso un piacere e un rischio, una continua ricerca del meglio e una dolorosa accettazione del peggio, oppure questo genere di paranoie ci avvelenerà l’esistenza di qui all’eternità. Perché oggi è la mucca pazza, domani sarà il pesce scemo, dopodomani la carota farabutta a catalizzare le nostre ossessioni da ricchi sterilizzati, blindati, terrorizzati dal mondo, dai virus, dai poveri, dai ladri, da tutto. Un conto sono i controlli igienici, un conto il fanatismo purificatore. Qualcosa che ci farà male riuscirà comunque a sopravvivere ai nostri rastrellamenti. Rilassiamoci. Altre mucche, e altri uomini, prenderanno prima o poi il nostro posto. (Michele Serra – L’Unità – 24 marzo 1996) 16 juillet BarbaraDue autobomba a Kirkuk
Almeno 80 morti, oltre 100 feriti
KIRKUK - Duplice attentato a Kirkuk, nel nord dell'Iraq. Un kamikaze si è fatto esplodere a bordo di un camion riempito di esplosivo in un affollato mercato, non lontano da una delle sedi dell'Unione Patriottica del Kurdistan, il partito del presidente iracheno Jalal Talabani.
A pochi minuti di distanza, in un'azione coordinata, un' altra auto è saltata in aria in un'affollata area commerciale, densa di negozi e vicino ad una rimessa di autobus. Dalle notizie iniziali risultano 80 morti. La polizia ha riferito anche di 136 feriti, ma il bilancio delle vittime è destinato a crescere. L'esplosione al mercato ha provocato una strage: decine di corpi sono rimasti riversi sul terreno, e moltissime macchine si sono incendiate. Decine di passeggeri sono rimasti intrappolati su un bus e sono bruciati vivi, ha riferito un cameraman della Reuters presente sul posto. Repubblica.it - 16 luglio 2007
Ricordati Barbara
Pioveva senza sosta quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Serena rapita grondante
Sotto la pioggia
Ricordati Barbara
Come pioveva su Brest
E io ti ho incontrata a rue de Siam
Tu sorridevi
Ed anch'io sorridevo
Ricordati Barbara
Tu che io non conoscevo
Tu che non mi conoscevi
Ricordati
Ricordati quel giorno ad ogni costo
Non lo dimenticare
Un uomo s'era rifugiato sotto un portico
E ha gridato il tuo nome
Barbara
E sei corsa verso di lui sotto la pioggia
Grondante rapita rasserenata
E ti sei gettata tra le sue braccia
Ricordati questo Barbara
E non mi rimproverare di darti del tu
Io dico tu a tutti quelli che amo
Anche se una sola volta li ho veduti
Io dico tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li conosco
Ricordati Barbara
Non dimenticare
Questa pioggia buona e felice
Sul tuo volto felice
Su questa città felice
Questa pioggia sul mare
Sull'arsenale
Sul battello d'Ouessant
Oh Barbara
Che coglionata la guerra
Che ne è di te ora
Sotto questa pioggia di ferro
Di fuoco d'acciaio di sangue
E l'uomo che ti stringeva tra le braccia
Amorosamente
E' morto disperso o è ancora vivo
Oh Barbara
Piove senza sosta su Brest
Come pioveva allora
Ma non è più la stessa cosa e tutto è crollato
È una pioggia di lutti terribili e desolata
Non c'è nemmeno più la tempesta
Di ferro d'acciaio e di sangue
Soltanto di nuvole
Che crepano come cani
Come i cani che spariscono
Sul filo dell'acqua a Brest
E vanno ad imputridire lontano
Lontano molto lontano da Brest
Dove non vi è più nulla
Jacques Prevért 13 juillet AbbracciMuore d'infarto tra le braccia del padre
del ragazzo che gli aveva donato il cuore
AOSTA - Un infarto, e un uomo muore nello stesso luogo in cui aveva perso la vita il giovane che gli aveva dato il cuore. E la sua vita si spegne proprio tra le braccia del padre del donatore. E' successo a Mario Giordano, 53 anni, imprenditore di Anzio: era andato a Saint Vincent per conoscere i genitori del ragazzo da cui, 12 anni fa, aveva ereditato il cuore.
Massimiliano Amato, un giovane di 17 anni, aveva perso la vita in un incidente stradale a Saint Vincent. Il suo cuore aveva continuato a battere nel petto di Giordano che, a 12 anni di distanza, è andato in Valle d'Aosta per conoscerne i genitori. Insieme a loro, racconta il quotidiano La Stampa, è stato al cimitero di Alice Castello (Vercelli) a visitare la tomba di Massimiliano. Tornati a Saint Vincent, l'imprenditore ha avuto un arresto cardiaco ed è morto tra le braccia di Guido, il papà del giovane donatore.
da Repubblica.it del 13 luglio 2007
Francis Turner
Io non potevo correre né giocare
quand'ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere -
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti -
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
mentre la baciavo con l'anima sulle labbra,
l'anima d'improvviso mi fuggì.
Edgar Lee Masters - Antologia di Spoon River
2 juillet Parto per Pamplona”…si levò nella piazza il razzo che annunciava la fiesta. Scoppiò e apparve una grigia palla di fumo sopra il Teatro Gayarre, dalla parte opposta della plaza. La palla di fumo rimase sospesa in cielo come un shrapnel appena esploso e, mentre io guardavo, le si affiancò un altro razzo, lasciandosi dietro un rivolo di fumo nella chiara luce del sole.
Vidi il lampo accecante quando esplose, e subito dopo un'altra nuvoletta di fumo. Quando scoppiò il secondo razzo, nei portici, deserti sino a un minuto prima, la calca era tale che il cameriere, tenendo la bottiglia sollevata sopra la testa, faticò a raggiungere il nostro tavolo. La gente affluiva da ogni direzione, e dal fondo della strada udimmo avvicinarsi le zampogne, i pifferi e i tamburi. Suonavano musica riau-riau, i pifferi con suoni acuti e i tamburi con suoni sordi, e dietro di loro venivano uomini e ragazzi che ballavano. Quando i pifferai s'interrompevano, s'accovacciavano tutti per terra, e quando sibilavano le zampogne e i pifferi e i piatti, duri, cavi tamburi riprendevano a rullare, schizzavano tutti a mezz'aria ballando. Nella folla vedevi soltanto le teste e le spalle dei danzatori che andavano su e giù.
Nella piazza un uomo, curvo, stava suonando una zampogna e una folla di bambini lo seguiva gridando e tirandogli la giacca. Uscì dalla piazza, sempre con i bambini dietro, e li guidò oltre il caffè in una via laterale. Vedemmo il suo viso inespressivo e butterato quando passò, suonando, con i bambini alle costole che gridavano e si aggrappavano a lui.
- Dev'essere lo scemo del villaggio - disse Bill. - Dio mio, guarda! -
Dalla strada arrivarono altri danzatori. La strada era una massa compatta di danzatori, tutti uomini. Ballavano a tempo dietro altri pifferai e tamburini. Dovevano essere soci di una specie di circolo e indossavano tute blu da operai con fazzoletti rossi al collo e portavano un grande striscione retto da due pali. Lo striscione ballonzolava su e giù con loro mentre scendevano circondati dalla folla.
- Viva il Vino! Viva i Forestieri! - era dipinto sullo striscione.
- Dove sono i forestieri? - domandò Robert Cohn.
- Siamo noi i forestieri - disse Bill.
Intanto continuavano a esplodere razzi. I tavolini del caffé erano tutti occupati. La piazza si stava svuotando e la gente riempiva i caffè”.
Avevo 20 anni quando ho letto queste pagine la prima volta, pochi in meno di quelli che aveva Hemingway quando le scrisse, nel 1925, dopo essersi recato per la terza volta a Pamplona, alla fiesta di San Fermin.
Avevo 20 anni e una certezza: prima o poi avrei assaporato dal vivo quell’atmosfera.
"...ad un tratto gente cominciò a venir giù per la strada. Correvano vicini. Passarono e sparirono verso l'arena, poi dietro di loro altri uomini corsero più veloci, poi vennero pochi isolani che davvero correvano. Dietro di loro c'era un piccolo spazio libero, poi i tori venivano al galoppo e roteando le corna. Il tutto scomparve alla vista dietro l'angolo. Un uomo cadde e si tirò da parte, rimase immobile disteso. Ma i tori passarono oltre e non badarono a lui. Tutti uniti correvano".
Serviranno massicce dosi di alcool e di incoscienza per buttarmi nell’encierro.
Ma la fiesta non si esaurirà in trenta secondi di adrenalina.
“La fiesta era proprio cominciata. Sarebbe durata, giorno e notte, per una settimana. Sarebbero continuate le danze, sarebbe continuato il bere, non sarebbe cessato il rumore. Le cose che accaddero potevano accadere solo durante una fiesta. Alla fine tutto divenne irreale e sembrava che niente potesse avere conseguenze. Sembrava fuori luogo pensare alle conseguenze durante la fiesta. Per tutta la sua durata, avevi la sensazione, anche nei momenti di silenzio, di dover sempre urlare per farti udire. Era la stessa sensazione che provi durante un combattimento. Era una fiesta, e durò sette giorni”.
Finalmente si parte. 26 juin Un'offerta alla vita
Stasera ero al Cafeina Bar e chiacchierando tra una birra e l'altra sono venuto a sapere dell'esistenza di una sorta di testamento di Enzo Baldoni, il giornalista freelance ucciso dalle Armate Islamiche nell'Agosto 2004. L'ho trovato in rete e ho scoperto che si tratta di una mail inviata per gioco alla sua newsletter più di un anno prima della sua morte. La riporto integralmente di seguito, giudicando superfluo ogni commento.
Occhiali rotti di Bersani è molto più bella, ora.
“Stamattina sono stato a un funerale. La cerimonia è andata via liscia e incolore finché alla fine il prete ha detto: "Ora il figlio vuole dire qualche parola".
Il figlio, in dieci minuti, ha tratteggiato un ritratto vivo, affettuoso e vivace del padre. Un ritratto senza sbavature né esagerazioni né cedimenti al sentimentalismo. Ma quei dieci minuti hanno avuto più calore, colore e spessore di tutto il resto della cerimonia. Il papà era ancora lì tra noi, vivo, e questo sarà il ricordo che ne manterremo.
Ordunque, trascurando il fatto che io sono certamente immortale, se per qualche errore del Creatore prima o poi divesse succedere anche a me di morire - evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni - ecco le mie istruzioni per l'uso.
La mia bara posata a terra, in un ambiente possibilmente laico, ma va bene anche una chiesa, chi se ne frega. Potrebbe anche essere la Casa delle Balene, se ci sarà già o ci sarà ancora. L'ora? Tardo pomeriggio, verso l'ora dell'aperitivo.
Se non sarà stato possibile recuperare il cadavere perché magari sono sparito in mare (non è una cattiva morte, ci sono stato vicino: ti prende una gran serenità) in uno dei miei viaggi, andrà bene la sedia dove lavoro col mio ritratto sopra.
Verrà data comunicazione, naturalmente per posta elettronica, alla lista EnzoB e a tutte le altre mailing list che avrò all'epoca. Si farà anche un annuncio sui miei blog e su qualsiasi altra diavoleria elettronica verrà inventata nei prossimi cent'anni.
Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati.
Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku. Ci saranno alcune parole tabù che *assolutamente* non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po' più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati.
Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato.
Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete.
Vorrei l'orchestra degli UNZA, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche. Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po' anche a me.
Voglio che si rida - avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte - . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole. Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un'offesa alla morte, bensì
un'offerta alla vita.
Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata.
Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega.
e."
22 juin ApparizioniOgni volta che torno a casa dalla mia corsa serale, con le caviglie doloranti e la lingua a materasso, la domanda si pone:
Ma chi cazzo me lo fa fare?
Vero che basta un’occhiata allo specchio per suggerirmi una decina di buone ragioni, di tipo estetico, clinico ed economico, per continuare la mia attività da Forrest Gump di periferia.
Il pensiero dell’encierro di Pamplona che si avvicina gioca la sua parte.
Come pure la voglia di ritagliarmi un'ora con la mia musica sparata a palla nelle orecchie.
Ma alla fine so bene che la verità è tutt’altra.
Corro per dimostrare a me stesso che non è vero che a trentun anni uno per forza rallenta, e che ho ancora birra in corpo per chiedere a me stesso tutto quello che voglio.
In altri momenti mi è bastato spararmi a 250 in moto.
O fare altre stronzate, di cui andare più o meno fiero a seconda del caso.
Visto che fa scendere la panza, e che i tori dovrò pure scansarli, oggi corro.
Perché – udite, udite - gli anni passano.
E non passano solo per quelli che mettono su casa, si sposano, cambiano pannolini e vanno a mare con i suoceri.
O per quelli che vorrebbero farlo ma non ci riescono, e li vedi che camminano per strada con gli occhi spenti, che maledicono i capelli che stanno perdendo.
Gli anni passano pure per i cazzoni come me.
Per un bel pezzo di strada non ci ho creduto, come se nulla stesse cambiando.
Anzi ce l’ho quasi fatta ad arrivare a trent’anni senza nemmeno accorgermene.
Poi un certo giorno cambia il senso delle cose.
Serata qualsiasi, di quelle passate nei posti soliti ad ascoltare le chiacchiere degli altri, tanto hai poca voglia di essere parte attiva, nessuno stimolo che ti tira per la maglia.
Entri e la vedi lì, al bancone.
Non solo ringrazi dio (allah, visnù, abraxas, o la medusa gigante delle isole Samoa) per averla fatta tanto bella.
Lo ringrazi soprattutto perché è lì, al bancone del tuo solito pub, che parla col barista tuo amico, tra persone che più o meno conosci: non dovrai nemmeno scomodare Stanley Milgram per raggiungerla.
Insomma esiste di nuovo uno stimolo, un obiettivo, flebile quanto ambizioso. Non sai nulla di lei ma il solo cercare di avvicinarla e riuscire a parlarle sarà un modo magnifico per impegnare il tuo tempo.
Anche perché bella lo è davvero.
Due occhi scuri grandi e vispi che sembrano dirti sono viva e non sarò mai meno viva di come mi vedi ora, un sorriso che mette allegria, lineamenti precisi, pelle scura, un fisico mascherato dalla modestia di un paio di jeans larghi, ma non abbastanza da non farti intuire che potrebbe mozzarti il fiato.
Dopo venti minuti lei è andata via ma tu resti lì contento, meditando sull’apparizione; hai già vissuto quella sensazione altre volte, ma non te l’aspettavi proprio quella sera.
Anche le parole dei tuoi amici sembrano diventare più interessanti e dopo un po’ non ci pensi nemmeno più, infervorato da una discussione sui lavori da fare al tuo club, che mezz’ora prima ti sembrava assolutamente inconcludente.
Il giorno dopo sei al liceo, a firmare un po’ di presenze per il tirocinio che stai svolgendo, in modo del tutto ipotetico, per la specializzazione in matematica e fisica.
Entri in classe, il tuo pseudotutor ti fa sedere alla cattedra e ti dà il suo registro per copiare il programma svolto negli ultimi mesi.
Immorale ma comodo, soprattutto se oltre al corso hai altri due lavori.
Alzi gli occhi e la vedi.
È lì, seduta al secondo banco, che approfitta come gli altri della pausa inaspettata, concessale grazie alla tua presenza.
Ha pure lo stesso jeans della sera prima.
Ed è poco più di una bambina.
Non si ricorderà di te, anche se ti ha guardato: tu sei dietro la cattedra e a lei poco importa quello che succede da quel lato. La sua vita è di qua.
Cazzo lei sta lì e tu sei dall’altro lato della cattedra.
Ti vergogni un po’: forse non è nemmeno maggiorenne, tu hai appena fatto la revisione della patente e solo dodici ore prima lei ti sembrava la persona più desiderabile al mondo.
In fondo la cosa in sè è insignificante, ma non per te, non in quel momento.
D'un tratto ne avverti tutto il peso.
Non hai solo notato una ragazzina che sembrava più grande della sua età.
Ti sei appena accorto che col passare degli anni si è formata una linea netta di separazione.
Che questa linea è impalpabile ma invalicabile.
Tu stai di qua e lei sta dall’altra parte.
Che brutta ammissione.
Peggio di Berlino.
Un’età che si è chiusa.
Ma non è il caso di drammatizzare.
Per te, piccola, i vent’anni sono ancora una promessa.
Per me sono un serbatoio di ricordi, riempito senza risparmio.
Non è un buon motivo per fermarmi, la fame di vita non si è affievolita.
Ho solo bisogno di correre per dimostrare che posso farcela, che tutto è ancora possibile.
E quando corro, corro un po’ anche per te.
15 juin per Stefano e AdeleAdele Parrillo era la compagna di Stefano Rolla, regista e sceneggiatore morto a Nassirya il 12 novembre 2003 nell’attentato in cui hanno perso la vita 28 persone fra cui 17 militari italiani e un cooperatore internazionale. Adele e Stefano non erano sposati e l’amore, per la legge italiana, non conta niente se non è sancito dal rituale del matrimonio. Così Adele si è trovata privata di qualsiasi diritto, “cancellata” dalla vita di Stefano. Colpita nel cuore e nella dignità ogni volta che qualche funzionario le diceva che il suo nome “non era nella lista”. Fino a quando, in una scena umanamente straziante e politicamente scandalosa, è stata trascinata via di forza dalla cerimonia di commemorazione della strage.
“Ma la mia vita con te era avvenuta veramente, il nostro Amore, intendo, era accaduto o esisteva solo nella mia testa? Perché io venivo cancellata dalle liste dei tuoi parenti? La vita fin qui condotta, che io credevo giusta e corretta, non era stata tale? Cosa avevo fatto di sbagliato per essere cancellata dalla tua vita? Dov’era l’errore? Non poteva essere solo perché mancava una firma su un registro del Municipio. Le firme sulla nostra carne, quelle che mi facevo mattina e sera per avere un bambino, non contavano molto di più?”
Stasera Adele sarà al Freedom Café a presentare il suo libro “Nemmeno il dolore” |
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