Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    January 17

    Ragazza del Terzo Millennio

    Ragazza del Terzo Millennio, ti credo anche quando sei cattiva. Quando con i maschi ti comporti da maschio e ci bruci il cuore. Quando ci soffi il posto, usando le tue arti femminili con un nostro superiore; e quando sei atleticamente più forte dei nostri polmoni fumati e ci cavalchi in letti di frontiera.

     

    Ragazza del Terzo Millennio, ti consegno la bandiera del progressismo, tu sei l'uomo moderno, m'inchino. E voi datemi pure del disertore, fratelli maschietti, ma io questo spettacolo non me lo perdo, questi fuochi femminili d’artificio, soltanto perché non sappiamo accettare una sconfitta della specie. Onore ai caduti per le belle donne, invece: venite con me in tribuna ad assistere all'evoluzione del genere umano!

     

    Ragazza del Terzo Millennio, nelle officine, nelle multinazionali, nelle università, negli studi professionali, tra le mura domestiche: nelle tue mani deposito il mio logoro primato di maschio. Mi raccomando, incassa il futuro anche per me. Sì, ragazza, credo alla tua leggerezza infaticabile, alle tue gambe di gazzella, al ritmo elettrico del tuo cuore d'assalto. Sei migliore di me, parli di meno, conquisti di più.

     

    Negli ultimi cinquant'anni hai posseduto tutti i traguardi maschili, attaccando i nostri secolari imperi: in campo sessuale, politico, organizzativo, amministrativo, domestico e militare. Sei ancora in minoranza, ragazza, ma sei dentro, sei ovunque, ci sei. A nome del genere maschile ti dichiaro più lucida, più generosa, più determinata, più audace, più scaltra, più colta e più creativa.

     

    Non sono femminista, né un maschilista fallito. Sono l'uomo che brucia, sono il tuo compagno, quello che ti conosce, che non ha paura del tuo grido di femminilità, né di notte,che hai il ruggito delle tigri, né di giorno, che usi la lingua del lavoro. E sono felice che tu sia avanti, perché te lo sei meritato nell'arco dei secoli, ragazza del Terzo Millennio. E so che da un momento all'altro irromperai nella stanza dei bottoni, e farai ammutolire generali e presidenti. Perché sono sinceramente convinto, ragazza, che se tu avessi in pugno già adesso le redini dell'umanità, le guerre comincerebbero a spegnersi e la grande industria a tirare. Ma questo il vecchio potere maschile non l'ha capito né troppo né poco.

     

    Non demordere, stringi i denti, sfonda i beceri luoghi comuni, il razzismo sessuale, le sacre opportunità, le pigre consuetudini. Calati prepotentemente in te stessa, assumi tutte le tue infinite sfaccettature, disorientaci fino a farci perdere il controllo e rassicuraci assumendo tu il comando. Sei già in grado di farlo, ragazza del Terzo Millennio, senza eroismi e senza vittimismi, perseguendo fino alle estreme conseguenze il tuo essere completamente donna. Tu sei la mia speranza, ragazza, e la mia ultima bandiera. Quest'uomo di confine che ti augura di vincere, sogna di entrare nel vero Terzo Millennio con a fianco una compagna come te.

     

    Sì, è già quasi possibile, adesso, ora.

     

    Resisti, ragazza, e soprattutto: osa.

     

    Jack Folla

    January 15

    le cose non sono andate come avremmo voluto

    Voglio che tu sappia
    una cosa.

    Tu sai com'è questa cosa:
    se guardo
    la luna di cristallo, il ramo rosso
    del lento autunno alla mia finestra,
    se tocco
    vicino al fuoco
    l'impalpabile cenere
    o il rugoso corpo della legna,
    tutto mi conduce a te,
    come se ciò che esiste,
    aromi, luce, metalli,
    fossero piccole navi che vanno
    verso le tue isole che m'attendono

    Orbene,
    se a poco a poco cessi di amarmi
    cesserò d'amarti poco a poco.

    Se d'improvviso
    mi dimentichi,
    non cercarmi,
    che già ti avrò dimenticata.

    Se consideri lungo e pazzo
    il vento di bandiere
    che passa per la mia vita
    e ti decidi
    a lasciarmi sulla riva
    del cuore in cui ho le radici,
    pensa
    che in quel giorno,
    in quell'ora,
    leverò in alto le braccia
    e le mie radici usciranno
    a cercare altra terra.

    Ma
    se ogni giorno,
    ogni ora
    senti che a me sei destinata
    con dolcezza implacabile.
    Se ogni giorno sale
    alle tue labbra un fiore a cercarmi,
    ahi, amor mio, ahi mia,
    in me tutto quel fuoco si ripete,
    in me nulla si spegne né si dimentica,
    il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
    e finché tu vivrai starà tra le tue braccia
    senza uscire dalle mie.

    (P.Neruda)

    January 11

    L'essenziale è invisibile agli occhi

    In quel momento apparve la volpe.
    "Buon giorno", disse la volpe.
    "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
    "Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
    "Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino..."
    "Sono una volpe", disse la volpe.
    "Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono così triste..."
    "Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".
    "Ah! scusa", fece il piccolo principe.
    Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
    "Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
    "Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
    "Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
    "Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
    "Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
    "No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "<addomesticare>?"
    "È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>..."
    "Creare dei legami?"
    "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
    "Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'è un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
    "È possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."
    "Oh! non è sulla Terra", disse il piccolo principe.
    La volpe sembrò perplessa:
    "Su un altro pianeta?"
    "Si".

    "Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
    "No".
    "Questo mi interessa. E delle galline?"
    "No".
    "Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea:
    "La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."
    La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
    "Per favore... addomesticami", disse.
    "Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
    "Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
    "Che cosa bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
    "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino..."
    Il piccolo principe ritornò l'indomani.
    "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
    "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
    "Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe.
    "Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
    Così il piccolo principe addomesticò
    la volpe.
    E quando l'ora della partenza fu vicina:
    "Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
    "La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..." "È vero", disse la volpe.
    "Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
    "È certo", disse la volpe.
    "Ma allora che ci guadagni?"

    "Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
    Poi soggiunse:
    "Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
    Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
    "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo".
    E le rose erano a disagio.
    "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".
    E ritornò dalla volpe.
    "Addio", disse.

    "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
    "L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
    "È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
    "È il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
    "Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
    "Io sono responsabile della mia rosa..." ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

    ( Antoine Marie Roger de Saint-Exupéry - Il piccolo principe )

    January 08

    Julie

    L'ho lasciato con una scenata! Julie ebbe un risveglio glaciale.
    Si era rivista, troneggiante sopra Benjamin, a rimproverargli quel che era, ad esortarlo a diventare se stesso... La superiora di un convento china sul corpo di un indemoniato!
    E lui, incastrato tra le sue cosce, con una rabbia incredula negli occhi, irriconoscibile, come un animale fiducioso preso in trappola. Avevano appena fatto l'amore.
    Lei aveva stretto la morsa: "Non sei mai stato te stesso!"
    L'identità...
    Era di quella generazione... Il credo dell'Identità, il sacro-santo dovere della lucidità. Soprattutto, non lasciarsi ingannare! Il peccato capitale: farsi ingannare! "Al servizio del reale, sempre!"... "Si, una spaventosa rompicazzo"... "e pure contapalle."
    Si era ammantata del dogma professionale. In realtà, nel rinfacciargli la vita di capro, i bambini della madre, il lavoro di presta-faccia, gridava altro a Benjamin: che lo voleva per sé, soltanto per sé, con dei bambini che fossero loro. In fondo, l'esplosione di rabbia era solo questo:un puro e semplice accesso di coniugalismo. "Giornalista del reale, figurati..." Si era scatenata come un'avventuriera che comincia ad invecchiare, una lottatrice dell'occhio e della penna, ampiamente superata la trentina e in preda a un panico incontenibile... una solitudine da esploratore tornato troppo tardi al villaggio e che vorrebbe comperarne tutte le case. Era soltanto questo: aveva preteso che la portaerei Malaussène si trasformasse in focolare domestico, il suo focolare, punto e basta.
    Adesso che le avevano portato via Benjamin il dubbio non era più permesso.
     
    Daniel Pennac - La prosivendola
    December 21

    La Tabaccheria

     
    Non sono niente.
    Non sarò mai niente.
    Non posso voler essere niente.
    A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.
    Finestre della mia stanza,
    Della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
    (E se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
    Vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
    Su di una via inaccessibile a tutti i pensieri,
    Reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
    Con il mistero delle cose sotto alle pietre e agli esseri,
    Con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
    Con il Destino che guida il carretto di tutto sulla strada di niente.
    Oggi sono vinto, come se sapessi la verità.
    Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
    E non avessi altra fratellanza con le cose
    Che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
    La fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
    Da dentro la mia testa,
    E una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'allontanamento.
    Oggi sono perplesso, come chi ha pensato e creduto e dimenticato.
    Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
    Alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
    E alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
    Sono fallito in tutto.
    Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
    Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
    Sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
    Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
    Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
    E quando c' era, la gente era uguale all'altra.
    Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
    Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
    Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
    E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
    Genio? In questo momento
    Centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
    E la storia non ne rivelerà, chissà? , nemmeno uno,
    Non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
    No, non credo in me.
    In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
    lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
    No, neppure in me...
    In quante mansarde e non-mansarde del mondo
    Non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
    Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
    Si, veramente alte, nobili e lucide -,
    E forse realizzabili,
    Non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?
    Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
    E non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
    Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
    Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
    Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
    Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
    Anche se non ci abito;
    Sarò sempre quello che non è nato per questo;
    Sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
    Sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
    E ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
    E sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
    Credere in me? No, nè in niente.
    Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
    Il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
    E il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
    Schiavi cardiaci delle stelle,
    Abbiamo conquistato tutto il mondo prima di levarci da letto;
    Ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
    Ci siamo alzati ed esso è estraneo,
    Siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
    Più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.
    (Mangia cioccolatini, piccina; Mangia cioccolatini !
    Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
    Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
    Mangia, bambina sporca, mangia!
    Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
    Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
    Butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
    Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
    La calligrafia rapida di questi versi,
    Portico crollato sull'Impossibile.
    Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
    Nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
    I panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
    E resto in casa senza camicia.
    (Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
    Dea greca, concepita come una statua viva,
    O patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
    O principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
    O marchesa del Settecento, scollata e distante,
    O celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
    O non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
    Tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
    Il mio cuore è un secchio svuotato.
    Come quelli che invocano spiriti invocano spiriti invoco
    Me stesso ma non trovo niente.
    Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
    Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
    Vedo gli enti vivi vestiti che s'incrociano,
    Vedo i cani che anche loro esistono,
    E tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
    E tutto questo è straniero, come ogni cosa.
    Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
    E oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
    Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
    E penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
    (Perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
    Magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
    E che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.
    Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
    E ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
    Il domino che ho indossato era sbagliato.
    Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
    Quando ho voluto togliermi la maschera,
    Era incollata alla faccia.
    Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
    Ero già invecchiato.
    Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
    Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
    Come un cane tollerato dai gestori
    Perchè inoffensivo
    E scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
    Essenza musicale dei miei versi inutili,
    Magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
    E non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
    Calpestando la coscienza di stare esistendo,
    Come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
    O uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.
    Ma il Padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata ed è rimasto sulla porta.
    Lo guardo con il fastidio della testa piegata in malo modo
    E con il fastidio dell' anima che distingue male.
    Lui morirà ed io morirò.
    Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
    A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
    Dopo un po' morirà la strada dov'era stata l'insegna,
    E la lingua in cui erano stati scritti i versi.
    Morirà poi il pianeta ruotante in cui è avvenuto tutto questo.
    In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
    Continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
    Sempre una cosa di fronte all'altra,
    Sempre una cosa inutile quanto l'altra,
    Sempre l'impossibile, stupido come il reale,
    Sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
    Sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè l'uno nè l'altra.
    Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
    E la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
    Mi rialzo energico, convinto, umano,
    Con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
    Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
    E assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
    Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
    E mi godo, in un momento sensitivo e competente
    La liberazione da tutte le speculazioni
    E la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.
    Poi mi allungo sulla sedia
    E continuo a fumare.
    Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
    (Se sposassi la figlia della mia lavandaia
    Magari sarei felice.)
    Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
    Vado alla finestra.
    L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
    Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
    (Il Padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
    Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
    Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves! , e l'universo
    Mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il Padrone della Tabaccheria ha sorriso.

    Fernando Pessoa


    December 15

    Quando meno te l'aspetti

    Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta. Che uno dice: è finita. No, finita mai, per una donna.
    Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

    Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia. Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola. Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare.

    Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita. Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane. Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così". E il cielo si abbassa di un altro palmo.

    Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasque. In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima; ed è passato tanto tempo, e ce ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata. Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.

    Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi. E hai pianto. Dio quanto piangete! Avete una sorgente d'acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance? E poi hai scavato, hai parlato.

    Quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. "Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?" Se lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

    Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
    E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.

    Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
    Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa. Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.

    Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa. E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

    Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo. Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto. Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".

    Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa.

    È la primavera a novembre.

    Quando meno te l'aspetti

    Jack Folla
    December 05

    Crudele come la memoria

    Col tempo
    Col tempo sai
    col tempo tutto se ne va
    Non ricordi più il viso
    non ricordi la voce
    Quando il cuore ormai tace
    a che serve cercare
    Ti lasci andare
    e forse è meglio così
     
    Col tempo sai
    col tempo tutto se ne va
    L’altro che adoravi
    che cercavi nel buio
    L’altro che indovinavi
    in un batter di ciglia
    Tra le frasi e le righe
    e il fondotinta
    Di promesse agghindate
    per uscire a ballare
     
    Col tempo lo sai
    tutto scompare
     
    Col tempo sai
    col tempo tutto se ne va
    Ogni cosa appassisce
    e io mi scopro a frugare
    In vetrine di morte
    quando il sabato sera
    La tenerezza rimane
    senza compagnia
     
    Col tempo sai
    col tempo tutto se ne va
    L’altro a cui tu credevi
    anche a un colpo di tosse
    L’altro che ricoprivi
    di gioielli e di vento
    Ed avresti impegnato
    anche l’anima al monte
    A cui ti trascinavi
    alla pari di un cane
     
    Col tempo sai
    tutto va bene
     
    Col tempo sai
    col tempo tutto se ne va
    Non ricordi più il fuoco
    non ricordi le voci
    Della gente da poco
    e il loro sussurrare
    “Non ritardare,
    copriti col freddo che fa”
     
    Col tempo sai
    col tempo tutto se ne va
    E ti senti il biancore
    di un cavallo sfiancato
    In un letto straniero
    ti senti gelato
    Solitario
    ma in fondo in pace col mondo
    E ti senti tradito
    degli anni perduti
     
    Allora tu
    col tempo sai
    non ami più
     
    (Léo Ferré)
    December 01

    noi siamo ciò che immaginiamo di essere

     

    A volte il guerriero della luce ha l'impressione di vivere due vite nello stesso tempo.

    In una è obbligato a fare tutto ciò che non vuole, a lottare per idee nelle quali non crede.

    Ma c'è anche un'altra vita, ed egli la scopre nei sogni, nelle letture, negli incontri con uomini che la pensano come lui.

    Il guerriero consente sempre alle due vite di avvicinarsi.

    "C'è un ponte che collega quello che faccio con ciò che mi piacerebbe fare," pensa.

    A poco a poco, i suoi sogni cominciano a impadronirsi della vita di tutti giorni, finché‚ egli avverte di essere pronto per ciò che ha sempre desiderato.

    Allora basta un pizzico di audacia, e le due vite si trasformano in una.

    November 21

    Cospirazione

     
     
    Quando si vuole una cosa, l'Universo intero trama a favore.
    Il guerriero della luce lo sa.
    Per questa ragione, presta grande attenzione ai propri pensieri.
    Nascosti sotto tante buone intenzioni ci sono sentimenti che nessuno osa confessare a se stesso: la vendetta, l'autodistruzione, la colpa, la paura della vittoria, la gioia macabra dinanzi alla tragedia altrui.
    L'Universo non giudica: cospira a favore di ciò che desideriamo.
    Perciò il guerriero ha il coraggio di guardare le ombre della propria anima, e si domanda se non stia chiedendo qualcosa di sbagliato per se stesso.
    E presta sempre grande attenzione a ciò che pensa.
     
    Paulo Coelho - Manuale del guerriero della luce
    November 19

    normalità

    Per il mio torturatore, il tenente D...
     
    Mi avete schiaffeggiata
    - nessuno l'aveva mai fatto -
    La corrnte elettrica
    E il vostro pugno
    E quel linguaggio da teppista
    Troppo sanguinavo per poter ancora arrossire
    Un'intera notte
    Una locomotiva nel ventre
    Arcobaleni davanti agli occhi
    Era come se io mangiassi la mia bocca
    E affogassi i miei occhi
    Avevo mani ovunque
    E una gran voglia di ridere
     
    Poi un mattino, è venuto un altro soldato
    Vi rassomigliava come una goccia di sangue
    Vostra moglie, tenente,
    Ha messo lo zucchero nel vostro caffè?
    Vostra madre ha osato ammirare la vostra buona cera?
    Avete carezzato i capelli dei vostri ragazzi?
     
    (Leila Djabali)
    November 17

    poco tempo e molte cose da fare

    "Devo trovare un uomo. Si chiama Coccodrillo. Spaccia. O forse non è lui. Sai se Leone si bucava? Tu dici di no, ma spesso non si dice neanche a chi ti sta vicino. No, hai ragione tu, Leone non era il tipo. Però cosa faceva lì a Bessico? C'è quel tipo, Federico, un fascista ripulito, l'ho preso da parte, mi ha spiegato le virtù di quel palazzo. Ho imparato a imitarli sai, a volte cammino e parlo come loro, sento quello che pensano, non ci credi? Mi hanno portato via i miei libri, certi vanno bene altri no, dicono, proprio come in carcere, e anche sei punture di Zerol mi fanno e io mi alzo e corro via e loro ci restano di merda, il dottore ha detto, questo è come se c'avesse dentro un'altra chimica, ed è vero, non guardarmi così: è la scienza che lo dice, tutte le volte che guardi più profondamente una cosa, trovi nuovo disordine, nuove particelle, figure nella polvere e tutto quello che sapevi di quella cosa salterà in aria. Hai mai visto i matti guardare sempre nello stesso punto? Tu non sai cosa possono vedere e non sai perché resto sveglio e non voglio salvarmi ad ogni costo, non guardarmi così. Una volta ci somigliavamo, eravamo tre note di un accordo, leone cina e zingara, ma poi c'è un punto in cui i fili si rompono e gli altri si allontanano. Ma i bastardi li vedo bene sì, quelli sono ancora al loro posto pazzi di rabbia perché per una volta li abbiamo smascherati, e non ce la perdoneranno mai nei secoli dei secoli e allora è guerra, non farmi i tuoi discorsi miti, la mitezza è un privilegio grande ma il dolore la avvelena in un attimo, io esco da quella galera e la città è peggio che mai, la gente cade per terra, parla da sola, vomita e crepa e tutti passano e non hanno visto niente, e si affrettano a dare nuovi eleganti nomi alla loro corruzione, e ogni tanto parlano dell'uomo comune, ipocriti, l'uomo comune che vi piace è stupido e avido come voi, così lo vorreste, un vigliacco che può ammazzare per vigliaccheria, mentre loro ammazzano per necessità, per i loro divini soldi, Lucia, sono loro ora gli estremisti, violenti assassini estremisti dell'ideologia più ideologia del secolo, un'economia più sacra di una religione, più feroce di un esercito, ricordatelo bene con un brivido quando tutto salterà in aria, quando si oscurerà, malattia senza sintomi, caos di geroglifico incomprensibile e voi sempre più crudeli informati impotenti in mezzo alla strada, e chi raccoglierà i frammenti allora gli oggetti i rottami, magari ci fosse qualcuno, magari ci sarà davvero Lucia, questa è la speranza e intanto brucio e non c'è nessun patto da firmare né col diavolo né con la rassegnazione, Lucia, siamo un'altra cosa da sempre fortunatamente e non guardarmi così no, non ho finito, te lo dico io chi ha ucciso Leone, forse uno di questi che una volta facevano i compagni e hanno spacciato per anni e dicevano che erano i fascisti, col cazzo, vieni con me a vedere chi sono, oppure hai paura, scusami non venirci, son posti schifosi ci nuota il coatto si dice adesso, come suona bene, peccato che tutti i compagni non siano come te Lucia, vieni a vedere questo Coccodrillo spia della polizia, me l'ha venduta tante volte la roba e quando ho smesso me la lasciava gratis sul sedile della macchina, generoso, vero? Come quelli che ti lasciavano l’esplosivo in casa e dicevano ognuno deve fare la sua parte, eppure c'è chi mi ha salvato tante volte, parlato, anche tu Lucia, e ci sarà alla fine una verità Lucia e scopriremo la verità giù nell'acqua e su fino al più altissimo porco non ci credi? dimmi di sì, io brucio dentro questa storia e non ne vedrò la fine, ma scopriremo la verità, perché se c'è solo un po' di verità c'è speranza e chi l'ha fatta brillare ha fatto abbastanza e non importa se poi non si salverà, salvarsi per avere cosa, questo mondo dove continuano a insultare chi è debole, Lucia, se penso a tutte le persone pulite che ho incontrato e continuano a offenderle Lucia, le uccidono, non ci sono parole per questo delitto, non si può sopportare tutto questo capisci Lucia quando sono nella mia stanza e qualcuno urla anche con gli occhi si può urlare Lucia, Lucia mi chiedo, che cosa è successo, perché fingete di non vedere, vorrei capire qualche volta Lucia, ma sapessi che musica nella testa, negli oggetti consumati, e dopo quanto veleno ti senti addosso Lucia, e allora pensa se non fosse così, se non ci credessi più, se fossi perbene Lucia saremmo una coppia normale, io e te, al ritorno dal cinema andremmo a casa e non saremmo perduti in una città di notte, ma quelli perbene forse sono perduti lo stesso Lucia, ma se almeno ascoltassero, se capissero che l'altra metà di verità per quanto si può raccontare solo urlando è l'altra metà necessaria, non si può tagliare via non si può dimenticare, alla fine solo il dolore esiste come esisto io, un matto per strada, un matto è una persona che non sa dove andare, niente di più Lucia, tu puoi capire, tu che sei benedetta tra le donne, tu che mi hai visto felice, tu che sei coraggiosa tu che a volte mi hai lasciato solo come un cane tu che adesso per favore scendi non guardarmi ti dico, questo è un sentiero per comici spaventati guerrieri e io non voglio né vincere né perdere solo che tu mi ricordi e dopo che mi anneghino nello zero di quelle medicine e mi chiamino come vogliono e tornino a raccontare le loro storie, non sono vere, manca metà, tu lo capisci cara, almeno tu e allora scendi per favore".
    "Vengo con te", disse Lucia.
     
    (Stefano Benni - Comici spaventati guerrieri)
    November 15

    L'impresa più dura

     

    Rue de Seine

    Rue de Seine: le dieci e mezza
    di sera
    là, sull'angolo, c'è un uomo
    che barcolla... è un giovane
    ha un cappello
    un impermeabile
    una donna lo scuote...
    lo scuote
    gli parla
    lui scuote la testa
    con quel cappello tutto storto
    mentre il cappello di lei sta per cadere indietro...
    certo son ben pallidi tutti e due
    e l'uomo ha una gran voglia di scappare...
    di sparire nel nulla... morire...
    ma la donna ha una furiosa voglia di vivere
    e la sua voce
    voce che bisbiglia
    non si può fare a meno di sentirla
    è un lamento...
    un ordine...
    un grido...
    talmente avida quella voce...
    è triste, viva...
    un neonato malato che batte i denti su una tomba
    in un cimitero, d'inverno...
    un uomo le dita schiacciate nella portiera e grida...
    una canzone
    una frase
    sempre la stessa
    una frase
    ripetuta...
    senza sosta
    senza risposta...
    lui l'osserva e i suoi occhi
    girano, ruotano, fa certi gesti
    con le braccia, annaspa
    come un affogato
    e quella frase torna
    a Rue de Seine all'angolo
    la donna continua
    instancabile...
    continua a domandare inquieta
    una ferita che non guarisce
    Pierre dimmi la verità
    Pierre dimmi la verità
    voglio sapere... sapere tutto
    dimmi la verità
    le cade il cappello... Pierre
    voglio sapere tutto
    dimmi la verità
    domanda stupida e grandiosa
    Pierre non sa cosa rispondere
    è perduto
    l'uomo il cui nome è Pierre
    ha sulle labbra un sorriso che vorrebbe tenero
    e ripete...
    Insomma calmati... sei pazza
    ma non sa quanto è vero
    non vede, non s'accorge
    che un sorriso storpia la sua bocca
    soffoca
    il mondo intero gli si adagia sopra
    lo soffoca
    è prigioniero
    intrappolato dalle sue promesse...
    e gli si chiedono i conti...
    lì davanti...
    una calcolatrice
    o una macchina per scrivere lettere d'amore
    una macchina per soffrire
    lo afferra
    si aggrappa a lui
    Pierre dimmi la verità.

    JACQUES PRÉVERT

    November 11

    Ai fratelli

     

    Com'erano?

    1. Usava lanterne di pietra la gente del Vietnam?

    2. Organizzava cerimonie per salutare l'aprirsi dei boccioli?

    3. Era portata a ridere senza chiasso?

    4. Era solita ornarsi d'osso e d'avorio, di giada e d'argento?

    5. Aveva un poema epico?

    6. Sapeva distinguere la parola dal canto?

     
    1. Signore, i loro lievi cuori ora sono di pietra.
    Non v'è memoria se nei loro giardini
    lanterne di pietra illuminavano i dolci vialetti.
     
    2. Forse una volta si riunivano per far festa ai fiori,
    ma dopo che i bambini vennero uccisi
    non spuntarono più boccioli.
     
    3. Signore, il riso è amaro nelle bocche bruciate.
     
    4. Un sogno fa, può darsi. L'ornamento è fatto per la gioia.
    Tutte le ossa furono carbonizzate.
     
    5. Non ve n'è memoria. Vedete,
    eran per lo più contadini; la vita per loro
    era tutta nel riso e nel bambù.
    Quando nuvole di pace si specchiavano nelle risaie
    e il bufalo indiano camminava tranquillo sui terrapieni,
    forse i padri raccontavano antiche storie ai figli.
    Ma quando le bombe mandarono in frantumi quegli specchi
    ci fu soltanto il tempo di gridare.
     
    6. Però un eco rimane
    del loro parlare che era come una canzone.
    Pare che il loro canto fosse simile
    al volteggiare delle falene nel chiaro di luna.
    Ma chi lo puo dire? Ora quel canto è muto.
     
    Denise Levertov
    November 10

    Attimo

     
     
    ...a volte succede qualcosa di dolce e fatale
    come svegliarsi e trovare la neve
    o come quel giorno che lei mi sorrise
    ma senza voltarsi e fuggire.
    vederla venirmi vicino fu quasi morire
    trovare per caso il destino
    e non sapere che dire
    ma invece fu lei a parlare.
    "mi piace guardare la faccia nascosta del sole
    vedere che in fondo si muove
    dormire distesa su un letto di viole" mi disse
    e a te cosa piace?
    "mi piace sentire la forza di un'ala che si apre
    volare lontano
    sentirmi rapace, capace di dirti ti amo
    aspettiamola insieme l'estate"...
     
     
    Daniele Silvestri - L'Autostrada
    November 08

    Sul nostro destino

    Cronaca di un evento a Washington Square, San Francisco

      Quando la bellissima sposa e lo sposo uscirono sulla gradinata della Chiesa cattolica di San Pietro e Paolo alle 4.32 di pomeriggio un capannello di persone del luogo stava aspettando ai piedi della scalinata compreso un gruppo di damigelle della sposa e amici di famiglia che tenevano tutti strette le cordicelle diritte di palloncini verdi che erano proprio dello stesso identico verde dell' abito delle damigelle E la sposa reggeva un palloncino bianco candido naturalmente proprio come il suo abito e lo sposo reggeva un palloncino nero che si accoppiava con il suo frac nero E gli sposini novelli cominciarono ad annodare assieme le cordicelle dei loro due palloncini e poi con una specie di evviva li lasciarono volar via mentre nello stesso istante tutte le persone che reggevano i loro palloncini li lasciarono andare con un gridolino di gioia e la sposa beata e il suo bel marito ridevano e agitavano le mani mentre scendevano incontro agli altri senza mai rivolgere uno sguardo ai palloncini che sfrecciavano diritti nel cielo blu e diventavano ogni istante più piccoli mentre gli sposini salivano allegramente su un finto Tram di San Francisco sul quale le damigelle si erano già appollaiate e nessuno lanciava neppure un'occhiata ai palloncini in volo che adesso sembravano dirigersi verso sud sul centro di San Francisco con il palloncino bianco e quello nero che si tenevano stretti insieme nella loro catena mentre i palloncini verdi cominciavano a disperdersi da tutte le parti E lo sposo e la sposa occuparono i loro posti speciali nella parte anteriore del tram che non era affatto un tram dal momento che aveva ruote di gomma non attaccate ad alcun cavo che ne avrebbe limitato il destino E la coppia felice ancora salutava e rideva e si baciava e poi faceva ripetutamente suonare il campanello del tram mentre adesso i palloncini che nessuno guardava erano almeno a due miglia d'altezza nel cielo lontano che ora sembrava oscurarsi sempre di più con lunghe file di cirrocumuli a ovest verso cui i piccoli palloncini si erano adesso girati come uno stormo di uccelli che volano al mare con due di loro ancora uniti insieme mentre gli altri filavano sempre più lontano tanto da cominciare ad apparire come pecore sperdute in un paesaggio alpino di gigantesche montagne bianche Mentre il tram si metteva in moto all'improvviso con un gran scampanio tutti gridavano evviva e agitavano le mani senza neppure uno sguardo ai palloncini scomparsi delle loro vite ora così distanti da sembrare lontanissimi scalatori inerpicati sui muri di grandi ghiacciai nell'ultima impresa dei loro destini separati eccetto che per i due scalatori ancora annodati insieme Mentre il tram guizzava verso ovest per Filbert Street e su verso Russian Hill dove ancora lontanissimi in cielo si potevano vedere piccoli punti neri degli scalatori che si arrampicavano in alto sempre più in alto e scomparivano nei loro destini nei quali perfino i due legati assieme avrebbero nel corso normale della vita perso il loro fiato e si sarebbero avvizziti e sarebbero caduti a terra senz' aria

    (Lawrence Ferlinghetti)

    November 07

    La forma dell'acqua

    A volte il guerriero della luce si comporta come l'acqua, e fluisce fra gli ostacoli che incontra.
    In certi momenti, resistere significa venire distrutto.
    Allora egli si adatta alle circostanze.
    Accetta, senza lagnarsi, che le pietre del cammino traccino la sua rotta attraverso le montagne.
    In questo consiste la forza dell'acqua: non potrà mai essere spezzata da un martello, o
    ferita da un coltello.
    La più potente spada del mondo non potrà mai lasciare alcuna cicatrice sulla sua superficie.
    L'acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo:
    il mare.
    Fragile alla sorgente, a poco a poco acquista la forza dagli altri fiumi che incontra.
    E, a partire da un certo momento, il suo potere è totale.
     
    dal Manuale del Guerriero della Luce di Paulo Coelho
    November 06

    L'ultimo dolore

    POSSO SCRIVERE I VERSI PIU' TRISTI STANOTTE

    (LEI NON E' CON ME)

     Posso scrivere i versi più tristi questa notte.

    Scrivere, ad esempio : La notte è stellata,
    e tremano, azzurri, gli astri in lontananza.

    Il vento della notte gira nel cielo e canta.

    Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
    Io l'amai, e a volte anche lei mi amò.

    Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
    La baciai tante volte sotto il cielo infinito.

    Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
    Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

    Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
    Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho perduta.

    Sentire la notte immensa, più immensa senza lei.
    E il verso cade sull'anima come sull'erba la rugiada.

    Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
    La notte è stellata e lei non è con me.

    Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta.

    Lontano.
    La mia anima non si rassegna di averla perduta.

    Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.

    Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

    La stessa notte fa biancheggiare gli stessi alberi.
    Noi, quelli di allora, più non siamo gli stessi.

    Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
    La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.

    D'altro. Sarà d'altro. Come prima dei miei baci.
    La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

    Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo.
    E' così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.

    E perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
    la mia anima non si rassegna ad averla perduta.

    Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
    e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.

    (P.Neruda)

    October 31

    Improvvisamente lo ricordo

    Il violinista pazzo
     Non fluì dalla strada del nord
    né dalla via del sud
    la sua musica selvaggia per la prima volta
    nel villaggio quel giorno.
     
    Egli apparve all'improvviso nel sentiero,
    tutti uscirono ad ascoltarlo,
    all'improvviso se ne andò, e invano
    sperarono di rivederlo.
     
    La sua strana musica infuse
    in ogni cuore un desiderio di libertà.
    Non era una melodia,
    e neppure una non melodia.
     
    In un luogo molto lontano,
    in un luogo assai remoto,
    costretti a vivere, essi
    sentirono una risposta a questo uomo.
     
    Risposta a quel desiderio
    che ognuno ha nel proprio seno,
    il senso perduto che appartiene
    alla ricerca dimenticata.
     
    La sposa felice capì
    di essere malmaritata,
    l'appassionato e contento amante
    si stancò di amare ancora,
     
    la fanciulla e il ragazzo furono felici
    d'aver solo sognato,
    i cuori solitari che erano tristi
    si sentirono meno soli in qualche luogo.
     
    In ogni anima sbocciava il fiore
    che al tatto lascia polvere senza terra,
    la prima ora dell'anima gemella,
    quella parte che ci completa,
     
    l'ombra che viene a benedire
    dalle inespresse profondità lambite
    la luminosa inquietudine
    migliore del riposo.
     
    Così come venne andò via.
    Lo sentirono come un mezzo-essere.
    Poi, dolcemente, si confuse
    con il silenzio e il ricordo.
     
    Il sonno lasciò di nuovo il loro riso,
    morì la loro estatica speranza,
    e poco dopo dimenticarono
    che era passato.
     
    Tuttavia, quando la tristezza di vivere,
    poiché la vita non è voluta,
    ritorna nell'ora dei sogni,
    col senso della sua freddezza,
     
    improvvisamente ciascuno ricorda -
    risplendente come la luna nuova
    dove il sogno-vita diventa cenere -
    la melodia del violinista pazzo.
     (Fernando Pessoa)

    Per un'amica

    Lettera ai miei figli sulle Fucilazioni di Goya
     Non so, figli miei, che mondo sarà il vostro.
    È possibile, tutto è possibile, che sia
    quello che desidero per voi. Un mondo semplice,
    dove ogni cosa abbia solo la difficoltà che risulta
    dal non avere nulla che non sia semplice e naturale.
    Un mondo in cui tutto sia permesso,
    secondo il vostro gusto, il vostro desiderio, il vostro piacere,
    il vostro rispetto per gli altri, il rispetto degli altri per voi.
    Ed è possibile che non sia questo, non sia nemmeno questo
    quello che vi serva per vivere. Tutto è possibile,
    anche quando lottiamo, visto che dobbiamo lottare,
    per quanto ci sembri la libertà e la giustizia,
    o più di ognuna d'esse una fedele
    dedizione all'onore di essere vivo.
    Un giorno saprete fin troppo bene che l'umanità
    non tiene conto del numero di quelli che hanno pensato così,
    hanno amato il loro simile per ciò che aveva di unico,
    di insolito, di libero, di diverso
    e sono stati sacrificati, torturati, bastonati
    e consegnati ipocritamente alla giustizia secolare,
    perché li liquidasse «con somma pietà e senza spargimento di sangue».
    Per esser stati fedeli a un dio, a un pensiero,
    a una patria, una speranza, o anche solo
    alla fame incontestabile che gli rodeva le viscere,
    sono stati sventrati, scorticati, bruciati, asfissiati
    e i loro corpi accatastati così anonimamente come avevano vissuto,
    o le loro ceneri disperse perché di loro non restasse memoria.
    A volte a causa di una razza, altre
    a causa di una classe, hanno tutti espiato
    gli errori che non avevano commesso o non avevano coscienza
    di aver commesso. Ma è anche successo
    e succede che non furono uccisi.
    Ci sono sempre stati infiniti modi di prevalere,
    annichilendo docilmente, delicatamente,
    per impervi cammini quali si dice siano quelli di Dio.
    Queste fucilazioni, questo eroismo, questo orrore,
    è stata una fra le mille cose accadute in Spagna
    più di un secolo fa e che per violenza e ingiustizia
    offese il cuore di un pittore chiamato Goya,
    che aveva un cuore molto grande, pieno di furia
    e di amore. Ma questo non è niente, figli miei.
    Solo un episodio, un breve episodio,
    in questa catena di cui siete (o non sarete) un anello
    di ferro e di sudore e sangue e un seme
    lungo il mondo che sogno per voi.
    Dovete credere che nessun mondo, che nessun successo,
    vale più di una vita o dell'allegria di averla.
    È questo che più conta - questa allegria.
    Dovete credere che la dignità di cui tanto vi parleranno
    non è altro che questa allegria che viene
    dal sentirsi vivo e sapere che mai una volta
    uno sarà meno vivo o soffrirà o morirà
    perché uno solo di voi resista un po' di più
    alla morte che è di tutti e verrà.
    Sappiate tutto questo serenamente,
    senza dar colpa a nessuno, senza terrore, senza ambizione
    e soprattutto senza distacco o indifferenza,
    ardentemente spero. Tanto sangue,
    tanto dolore, tanta angoscia, un giorno
    - anche se il tedio di un mondo felice vi perseguita -
    non dovrà essere invano. Confesso che
    molte volte, pensando all'orrore di tanti secoli
    di oppressione e crudeltà, esito un momento
    e un'amarezza mi sommerge inconsolabile.
    Saranno invano o no? Ma, anche se lo fossero,
    chi può resuscitare questi milioni, chi restituire
    non solo la vita, ma tutto ciò che gli è stato tolto?
    Nessun Giudizio Universale, figli miei, può dare loro
    quell'istante che non hanno vissuto, quell'oggetto
    di cui non hanno goduto, quel gesto
    di amore, che avrebbero fatto «domani».
    E, per questo, quel mondo che possiamo creare
    ci tocca tenerlo con cura, come cosa
    che non è solo nostra, che ci è concessa
    per conservarla con rispetto
    in memoria del sangue che ci scorre nelle vene,
    della nostra carne che è stato altro, dell'amore che
    altri non amarono perché gli fu sottratto.
     (Jorge De Sena)
    October 27

    All'alba

    " Ha molte cose da fare il sole
     
    ed alcune di esse
     
    bisogna pure  dirlo, gli  fanno molta pena.
     
    Ad esempio,
     
    svegliare la leonessa del giardino botanico.
     
    Che lavoraccio.
     
    E com'è bello e disperato,
     
    e straziante,
     
    indimenticabile,
     
    quello sguardo quando scopre,
     
    come ogni mattina,
     
    al risveglio,
     
    le orrende sbarre dell'orrenda stupidità umana,
     
    le sbarre della gabbia scordate dal sonno".
     (J.Prevért)