Salvatore's profileLa Porta della CantinaPhotosBlogListsMore Tools Help

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    October 14

    Ma quel poco....

     
     DARE E AVERE
    So di non aver dato molto nella mia vita...
    So di non aver dato molto ai miei amici,
    ai miei figli,
    a mia moglie,
    al cane...
    So di non aver dato molto nella mia vita...
    So di non aver dato molto a chi invece mi ha dato molto,
    a chi mi ha amato e sorretto e aiutato.
    So di non aver dato molto nella mia vita.
    Ma quel poco...
     
    lo rivorrei indietro.

     

    Kipli

    October 10

    La sopravvivenza

     
     

    "Ho subìto un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere".

     

    Restammo a lungo in silenzio.

     

    "Perché hai detto comprensibilmente Aston si è tolto la vita?"

     

    "Perché a me riesce comprensibile. Lo so. Non è un tesoro da custodire gelosamente. Solo una teoria che non desidero raccontare, di un ragazzo che non hai mai conosciuto."

     

    "E questo ti rende pericolosa?"

     

    "Tutte le persone danneggiate sono pericolose. E' la sopravvivenza che le rende tali."

     

    "Perché?"

     

    "Perché non hanno pietà. Sanno che gli altri possono sopravvivere, come loro."

     

    Josephine Hart – Il danno

    October 08

    I morti non tornano

     
     

     Una notte in cui non poteva dormire, Ursula uscì a bere acqua nel patio e vide Prudencio Aguilar vicino all'orto. Era livido, con una espressione assai triste, e cercava di chiudere con un tampone di sparto il buco della gola. Non le fece paura, ma compassione. Tornò nella stanza a raccontare a suo marito quello che aveva visto, ma lui non le fece caso. "I morti non tornano," disse. "Il fatto è che non sopportiamo il peso della coscienza." Due notti dopo, Ursula rivide Prudencio Aguilar nel bagno, intento a lavarsi col tampone di sparto il sangue cristallizzato del collo. Un'altra notte lo vide passeggiare sotto la pioggia. José Arcadio Buendìa, molestato dalle allucinazioni di sua moglie, uscì nel patio stringendo la lancia. Lì c'era il morto con la sua espressione triste.

    "Vattene via," gli gridò José Arcadio Buendìa. "Tante volte ritorni, tante ti riammazzo!"

    Prudencio Aguilar non se ne andò, e José Arcadio Buendìa non osò scagliare la lancia. Da quel momento non riuscì a dormire bene. Lo tormentava l'immensa desolazione con la quale il morto lo aveva guardato dalla pioggia, la profonda nostalgia che provava per i vivi, l'ansietà con la quale rovistava la casa cercando l'acqua dove inzuppare il suo tampone di sparto. "Deve star soffrendo molto," diceva a Ursula. "Si vede che è molto solo." La donna era così impietosita che la prossima volta che sorprese il morto intento a scoperchiare le pentole del focolare capì che cosa cercava, e da allora gli mise delle scodelle d'acqua per tutta la casa. La notte in cui lo trovò a lavarsi le ferite nella sua stessa stanza, José Arcadio Buendìa non poté più resistere.

    "Va bene, Prudencio," gli disse. "Ce ne andremo da questo paese, il più lontano che potremo, e non torneremo mai più. Ora vattene in pace."

     

    gabriel garcia márquez  –  cent’anni di solitudine

     

     

    October 04

    A coloro che non hanno mai scritto

     

    Tutte le lettere d’amore sono
    ridicole.
    Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
    ridicole.

    Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
    come le altre,
    ridicole.

    Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
    devono essere
    ridicole.

    Ma dopotutto
    solo coloro che non hanno mai scritto
    lettere d’amore
    sono
    ridicoli.

    Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
    senza accorgermene
    lettere d’amore
    ridicole.

    La verità è che oggi
    sono i miei ricordi
    di quelle lettere
    a essere ridicoli.

    (Tutte le parole sdrucciole,
    come tutti i sentimenti sdruccioli,
    sono naturalmente
    ridicole).

     

     

    October 01

    Tanto vale vivere

     
     

    I rasoi fanno male,

    i fiumi sono freddi,

    l'acido lascia tracce,

    le droghe danno i crampi,

    le pistole sono illegali,

    i cappi cedono,

    il gas è nauseabondo...

    tanto vale vivere

     

     

    Dorothy Parker

    September 27

    Viaggio in Estonia

     

    Spesso scelgo i passi che pubblico sul blog IN SEGUITO a un evento…. altre volte è un pensiero o un ricordo a sostare nella mia mente il tempo necessario a confondersi con la letteratura.

    Ebbene…stavolta è successo un fatto strano… ho pubblicato l’Addio di Jack Folla appena PRIMA di sapere che era arrivato il momento di un addio… primo caso nella storia di post preventivo….

     

    Ieri alle 14.14 ricevo questo messaggio:

     

    “Ciao! Domani verso le 16.30 passa il corriere x la moto. Mi dai ok? Ketlin”

     

    Cazzo… ma come… la moto… è vero te l’ho venduta… ma tu vorresti seriamente passarla a prendere?

     

     

     

    Permettetemi un piccolo sfogo lamentoso…

     

    Addio piccola mia…abbiamo fatto un bel pezzo di strada in 5 anni di vita assieme… 50.000 km sono un bel pezzo di strada….sembra ieri che ti ho presa per la prima volta… e ora già mi lasci per avventurarti sulle strade dell’Estonia…

     

    Oggi, quando verranno a portarti via, io non ci sarò…non potrei sopportare di vederti partire… è vero… ti ho già rimpiazzata con una più giovane e scattante… ma l’affetto è rimasto immutato…

     

     

     

    Addio.

     

    E alle malelingue che continuano a dire che a Ketlin gli ho fatto un bidone… non meritate risposta…...ma il fatto che abiti in Estonia non so perché mi fa sentire più tranquillo…

    September 24

    Gli addii non si annunziano

     

    Saper mettere un punto e andare a capo è uno dei segreti di ogni storia della vita. Se lo ritardi, la rovini; se l'anticipi, la bruci; e se lasci che sia l'altro a mettere il punto al posto tuo, vuol dire che tu eri già uscito dalla storia.

    Gli addii non si annunziano, si compiono, e la loro violenza è inevitabile come quando si muore: la violenza del silenzio che seguirà.

    Gli addii camuffati da arrivederci li considero le perfidie peggiori. In realtà tagliano proprio le gambe ad ogni possibile ritorno, rassomigliano ai falsi addii delle marionette, quelle addestrate a recitare tutte le sere davanti a un pubblico diverso ma per loro indistinto e sempre uguale, eterni burattini che se ne vanno con nelle orecchie di legno gli applausi dell'ultimo "bis" che si confonderanno con quelli di benvenuto del prossimo paese dove domani sera replicheranno lo spettacolo.

    Mettere un punto non è abbassare il sipario e nemmeno cambiare copione. E' semplicemente interrompere la recita e uscire di scena. Non finire la battuta; osare, interromperla con un punto assurdo, e scontentare il pubblico, l'impresario e perfino te stesso, perché recitare il tuo ruolo ti piaceva, eccome se ti piaceva, era "come se", come se quella di Jack fosse davvero la tua vita.

    Ma vivere tutto "come se "è un danno. Lo conosco e me lo sono procurato cento volte. Ci sono coppie immobili, che per paura dell'abbandono, sono avvinghiate con il filo spinato del "come se", come se… si amassero ancora. Ci sono occasioni perdute sul lavoro, per il terrore di trasferirsi in un'altra città o semplicemente di cambiare azienda o mansioni o colleghi, in cui il "come se "è la scusa consolatoria a cui aggrapparsi per non mettersi a rischio. Le sirene della felicità, spesso, infondono più sgomento delle catene di un'esistenza mediocre. Allora facciamo come se il nostro vecchio lavoro fosse ritornato appagante, come se l'invidia del collega fosse una carezza, come se lo stipendio non ci dispiaccia più e ci convinciamo che quella promozione sempre promessa e mai mantenuta, in fondo in fondo ci lascia più liberi di vivere. Ma non appena è passata la "minaccia" di un'offerta di lavoro migliore, la "iattura" del colpo di fortuna, o quella altrettanto pericolosa di un nuovo amore, allora ricominciamo a lamentarci, di nuovo come se non fossimo stati solo noi a perdere il treno, e malediciamo chiunque, dalle Ferrovie dello Stato, agli extracomunitari, al nostro stipendio di merda, moglie, suocera e cane del vicino che-quello-chi sa- che cazzo-gli mette- nel pappone-per farlo latrare apposta- alle tre di notte- e rovinarmi l'esistenza.

    No, questa volta no, per favore. Questo fra me e te non deve succedere, fratello. E noi finora siamo stati bravissimi, noi finora l'abbiamo evitato.

    Avevamo tutti bisogno di un rapporto felice. Non so se un programma alla radio si possa definire così, ma so che il nostro era amore.

    Io metto un punto, perché nessuno ce lo porti via.

     

    Jack Folla 

    September 20

    Felici di masticare

     
     
     
     

    La vita, è come un dente

    All'inizio non ci si pensa

    Felici di masticare

    Ma poi ecco che d'improvviso si guasta

    Fa male, e preoccupati

    Lo si cura non senza fastidi

    E per essere veramente guariti,

    Bisogna strapparlo, la vita.

     

    Boris Vian

     

     

     

     

    Non sto meditando il suicidio…… ma cazzo...... devo tornare dal DENTISTA......

    September 17

    Non si aspetta nei sogni

     

    Lee arrampicato, un braccio attaccato al bordo superiore della finestra come una scimmia, guarda la città che si stende sotto l'ospedale, cerca di riconoscere le strade dove ha camminato fino a qualche anno prima. Ma sono molte le città che si confondono, ecco allora quella strada è una strada di poeti a diciott'anni con lo zaino sulle spalle e quelle sono le strade del sud in cui sognò un suicidio dagli scogli, un volo al rallentatore, e quella con i grandi alberi immobili è la strada della caserma, incubi da polmonite, e là, sotto le torri rosse, la strada dove tutto si è incendiato un giorno di marzo ma il tempo era invernale e un manichino bruciava fuori da un negozio di abiti da sposa e siamo corsi a spegnerlo urlando è un compagno, è un compagno, e dopo ci veniva da ridere e non si sapeva se ridere o ingoiare fumo o scappare, come quel giorno nell'ospedale tra i giardini di rose ben curati e per tre volte sei scappato e ora credono di averti preso con botte e buio e Lobotoprazenex.

    "Lee adesso basta, scendi," dice il medico, che sottolinea la sua appartenenza all'ordine toccando tutte e cinque le biro che ha nel taschino.

    Lee non scende. Comincia a piangere. Piange sempre prima di sapere il perché. Due pazienti si avvicinano, uno ha la faccia da rana ridente, l'altro indica Lee all'infermiere con un gesto imponente di approvazione, come se indicasse un affresco sul soffitto. Un urlo dall'altro reparto, rumore di vetri rotti. Lee trema.

    "Vado a chiamare gli altri," dice Rocco.

     "Aspetta," dice il medico. Accende una sigaretta. Guarda in alto quel corpo sospeso nel vuoto. Lee continua a dondolare.

    Anni fa il suo più caro amico si chiamava Leone, magro, grande criniera. Avevano tutti e due perso la testa per una ragazza di nome Lucia. All'inizio lei aveva preferito Lee e il suo mistero. Poi aveva scelto Leone e la sua ancora più misteriosa allegria. Lee aveva odiato Leone tutta una notte, e pensato come ucciderlo. La mattina si era svegliato felice per quell'amore. Questa era una delle ragioni per cui avevano cominciato a crederlo pazzo. Sotto i portici dell'università una sera, faceva un freddo becco, pioveva e loro dentro una cabina telefonica, ribattezzata funivia Allais, guardando le finestre inventarono una legge che permetteva a tutti di entrare nelle case di tutti senza che nessuno protestasse o si stupisse. La chiamarono Decreto di Beatificazione dell'Intruso o anche Legge della Sintropia della Visitazione Notturna. Anche in strada si potrebbe vivere, ma il freddo? Fragili tonsille rivoluzionarie. Hai visto come certi vecchi barboni riescono a coprirsi con i giornali? Sembrano statuine del presepe incartate. Mai fatto il presepe? Bugiardo. Venne la polizia. In quella zona allora succedeva spesso. Chiesero i documenti. Liviano detto Lee ti conosciamo: quello che picchia, quello della lotta cinese, beh ti gonfiamo noi la faccia e ti verranno davvero gli occhi come un cinese. Provaci, disse lui come faceva sempre, perché non si aspetta nei sogni, e Leone lo teneva fermo e Lucia gridava e non poteva finire altrimenti che così Lee, perché chiami troppe cose ingiustizia ma la vita è normalmente ingiustizia scendi giù Lee, dai scendi, no, troppe cose succedono nei sogni e subito e troppo poche sulla terra, e allora perché i sogni, perché brucio quassù e voglio ascoltare, così parlano gli oggetti nei bordi consumati, nella patina del tempo, così la gente arrivò lungo i binari il treno era saltato in aria ma loro era come se chiedessero scusa, riportateci a casa per favore, con la valigia rotta e una buffa striscia di sangue sul naso, Lee non fare l'eroe: torna a casa con noi, scendi.

    "Scendi porcodio Lee o ti tiriamo giù con l'acqua gelata."

    Non tornerete a casa, amici. Vi aspettano i loro cancelli, le loro prigioni speciali, le loro normalissime armi, le loro banche di vetro nero, fondali di fango, nessuna traccia di vita, non è vita, chi ha detto che bisogna salvarsi ad ogni costo?

    "Chiamate gli altri!"

    Mi rimane solo questo, maestro, questa dignità che è così poca ma basta a fare abbassare il loro sguardo, e questa è la strada, maestro, in cui io non trovai alla fine la mitezza che tu insegnavi. E chi difenderà ora le offese fatte a chi non può difendersi, e l'ordine al soldato impaurito e il dolore cancellato o deriso, porci servi di servi assassini ogni volta che siete cinici e parlate di realismo e siete egoisti e lo chiamerete buonsenso e grondate indignazione per i crimini altrui mentre ogni giorno preparate i vostri con cura, grazie dio perché uccido e non sento più nulla, ma io sento tutto e così ecco la mia strada buia, allora a me sì ma a Leone no, non dovevate farlo e neanche a Lucia, non vedete la crepa nel muro, le figure nella polvere, non si può sopportare tutto questo, dio dio come sei lontano da me, dio, non si può uccidere una persona così, questo cambia il mondo per sempre.

    "Scendi Lee o ti tiriamo giù a fucilate porcodio!"

    E Lee scese e piangeva perché aveva capito cosa lo turbava quel giorno e la notte prima, scese e si sdraiò sul letto e piangeva. Non sentì nemmeno l'ago della flebo entrare e tutto il dolore del mondo era meno di quello che aveva sentito, e cioè che proprio in quel momento il suo amico Leone era morto, era morto ammazzato.

     

    Stefano Benni  –  Comici spaventati guerrieri 

    September 12

    Che fine ha fatto la mia raccomandata?

     
     

     

    Scusate se c'è stato un ritardo nelle nostre comunicazioni, ma le poste italiane funzionano in modo assolutamente imprevedibile.

     

    (W.A.Mozart alla madre, Bologna, 1770)

     

     
    September 10

    Due fiamme congiunte

     

    Rapimento

     

    Parlami, parlami, parlami,

    io ti ascolto, gli occhi socchiusi:
    - Abbiamo passato foreste assopite
    e sorvoliamo ora la terra e il mare...

    A sinistra la sera insanguinata brucia,
    a destra fumano incendi oscuri.
    Dove giungeremo, l'alba quando sarà?
    Questa volta, dove stiamo andando?

    Forse là, dove veglieremo liberi
    e saremo due fiamme congiunte
    e di notte, fra innumerevoli stelle
    brilleremo di una sola luce?

    - Non lo sai tu? E io neppure -
    Ma guidami, guidami laggiù!

     

    Elisaveta Bagrjana 

    September 04

    ATTENTI AL CANE

     
    Corriamo tutti a comprarlooooo........
     
     
     da "Cuore" n.12 - 22 Aprile 1991
    August 24

    Ho mosso guerra alla vita

     

    Hanno inciso sulla mia lapide le parole:

     

    "Generosa fu la sua vita, e gli elementi così frammisti in lui

    che la natura potrebbe levarsi in piedi e dire a tutto il mondo,

    questi fu un uomo".

     

    Coloro che mi conobbero sorridono

    mentre leggono questa vuota retorica.

     

    Il mio epitaffio avrebbe dovuto essere:

     

    "La vita non gli fu generosa,

    e gli elementi così frammisti in lui

    che egli mosse guerra alla vita,

    e ne rimase ucciso".

    August 22

    No

     

    Il guerriero sa che, in tutte le lingue, le parole più importanti sono quelle piccole: "Si", "Amore", "Dio".

    Sono parole che si pronunciano con facilità, e colmano giganteschi spazi vuoti.

    Esiste tuttavia una parola, anch'essa molto piccola, che molti hanno difficoltà a pronunciare: "No."

    Chi non dice mai di no, si crede generoso, comprensivo, educato: perché il "no" porta con se la nomea di maledetto, egoista, poco spirituale.

    Il guerriero non cade in questa trappola. Ci sono momenti in cui, nel dire "si" agli altri, potrebbe darsi che, contemporaneamente, stia dicendo "no" a se stesso.

    Perciò non pronuncia mai un "si" con le labbra, se il suo cuore sta dicendo "no".

     

    dal Manuale del Guerriero della Luce

    August 17

    La speciale dignità delle immagini

     

    Valdrada

    Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive d'un lago con case tutte verande una sopra l'altra e vie alte che affacciano sull'acqua i parapetti a balaustra. Così il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell'una Valdrada che l'altra Valdrada non ripeta, perché la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio, e la Valdrada giú nell'acqua contiene non solo tutte le scanalature e gli sbalzi delle facciate che s'elevano sopra il lago ma anche l'interno delle stanze con i soffitti e i pavimenti, la prospettiva dei corridoi, gli specchi degli armadi. Gli abitanti di Valdrada sanno che tutti i loro atti sono insieme quell'atto e la sua immagine speculare, cui appartiene la speciale dignità delle immagini, e questa loro coscienza vieta di abbandonarsi per un solo istante al caso e all'oblio. Anche quando gli amanti danno volta ai corpi nudi pelle contro pelle cercando come mettersi per prendere l'uno dall'altro più piacere, anche quando gli assassini spingono il coltello nelle vene nere del collo e più sangue grumoso trabocca più affondano la lama che scivola tra i tendini, non è tanto il loro accoppiarsi o trucidarsi che importa quanto l'accoppiarsi o trucidarsi delle loro immagini limpide e fredde nello specchio. Lo specchio ora accresce il valore alle cose, ora lo nega. Non tutto quel che sembra valere sopra lo specchio resiste se specchiato. Le due città gemelle non sono uguali, perché nulla di ciò che esiste o avviene a Valdrada è simmetrico: a ogni viso e gesto rispondono dallo specchio un viso o gesto inverso punto per punto. Le due Valdrade vivono l'una per l'altra, guardandosi negli occhi di continuo, ma non si amano.

     

    Italo Calvino - Le Città invisibili

    August 10

    UN UOMO E UNA DONNA A LETTO ALLE 10 POMERIDIANE

     

    mi sento come una scatola di sardine, disse lei.

     

    mi sento come un cerotto, dissi io.

     

    mi sento come un panino al tonno, disse lei.

     

    mi sento come un pomodoro a fette, dissi io.

     

    mi sento come se stesse per piovere, disse lei.

     

    mi sento come se l'orologio s'è fermato, dissi io.

     

    mi sento come se la porta fosse aperta, disse lei.

     

    mi sento come se stesse per entrare un elefante, dissi io.

     

    mi sento che dovremmo pagare l'affitto, disse lei.

     

    mi sento che dovremmo trovare lavoro, dissi io.

     

    mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.

     

    non me la sento di lavorare, dissi.

     

    mi sento che di me non te ne importa, disse lei.

     

    mi sento che dovremmo far l'amore, dissi io.

     

    mi sento che l'amore l'abbiamo fatto fin troppo, disse lei.

     

    mi sento che dovremmo farlo più spesso, dissi io.

     

    mi sento che dovresti trovare lavoro, disse lei.

     

    mi sento che dovresti trovare lavoro, dissi io.

     

    mi sento una gran voglia di bere, disse lei.

     

    mi sento come una bottiglia di whisky, dissi io.

     

    mi sento che finiremo come due ubriaconi, disse lei.

     

    mi sento che hai ragione, dissi io.

     

    mi sento di mollare tutto, disse lei.

     

    mi sento che ho bisogno di un bagno, dissi io.

     

    anch'io mi sento che hai bisogno d'un bagno, disse lei.

     

    mi sento che dovresti lavarmi la schiena, dissi io.

     

    mi sento che tu non mi ami, disse lei.

     

    mi sento che ti amo, dissi io.

     

    mi sento quel coso dentro adesso, disse lei.

     

    anch'io sento che adesso quel coso è dentro di te, dissi io.

     

    mi sento che adesso ti amo, disse lei.

     

    mi sento che ti amo più di te, dissi io.

     

    mi sento benone, disse lei, ho voglia di urlare.

     

    mi sento che non la smetterei più, dissi io.

     

    mi sento che ne saresti capace, disse lei.

     

    mi sento, dissi io.

     

    mi sento, disse lei.

     

    Charles Bukowski
     
    Questa l’ho presa in prestito dallo space di Tamara, che mi sta proprio simpatica (anzi ne approfitto per farti i più sinceri complimenti)….
     
    Domattina parto x qualche giorno di mare… ma non potevo lasciarvi senza mettere finalmente in rete le foto della mitica Pamplona….
     
    July 30

    Non ti amo più

     
     
    Non t'amo più... È un finale banale.
    Banale come la vita, banale come la morte.
    Spezzerò la corda di questa crudele romanza,
    farò a pezzi la chitarra: perché recitare ancora la commedia!
    Al cucciolo soltanto, a questo mostriciattolo peloso, non è dato capire
    perché ti dai tanta pena e perché io faccio altrettanto.
    Lo lascio entrare da me, e raschia la tua porta,
    lo lasci passare tu, e raschia la mia porta,
     
    C'è da impazzire, con questo dimenarsi continuo...
    O cane sentimentalone, non sei che un giovanotto...
    Ma io non cederò al sentimentalismo.
    Prolungare la fine equivale a continuare una tortura.
     
    Il sentimentalismo non è una debolezza, ma un crimine
    quando di nuovo ti impietosisci, di nuovo prometti
    e provi, con sforzo, a mettere in scena un dramma
    dal titolo Ottuso "Un amore salvato".
     
    È fin dall'inizio che bisogna difendere l'amore
    dai "mai" ardenti e dagli ingenui "per sempre!".
    E i treni ci gridavano: "Non si deve promettere!".
    E i fili fischiavano "Non si deve promettere!".
     
    I rami che s'incrinavano e il cielo annerito dal fumo
    ci avvertivano, ignoranti presuntuosi,
    che è ignoranza l'ottimismo totale,
    che per la speranza c'è più posto senza grandi speranze.
     
    È meno crudele agire con sensatezza e giudiziosamente soppesare gli anelli
    prima di infilarseli, secondo il principio dei penitenti incatenati.
    E' meglio non promettere il cielo e dare almeno la terra,
    non impegnarsi fino alla morte, ma offrire almeno l'amore d'un momento.
      
    È meno crudele non ripetere "ti amo", quando tu ami.
    È terribile dopo, da quelle stesse labbra
    sentire un suono vuoto, la menzogna, la beffa, la volgarità
    quando il mondo falsamente pieno, apparirà falsamente vuoto.
     
    Non bisogna promettere... L'amore è inattuabile.
    Perché condurre all'inganno, come a nozze?
    La visione è bella finché non svanisce.
    È meno crudele non amare, quando dopo viene la fine.
     
    Guaisce come impazzito il nostro povero cane,
    raspando con la zampa ora la mia, ora la tua porta.
    Non ti chiedo perdono per non amarti più. Perdonami d'averti amato.
     
    Evgenij Aleksandrovic Evtusenko
     
    July 25

    Due tramonti sul mare

     
    Io credo che la morte di una persona non dipenda mai da una malattia o morbo che dir si voglia.
    Le malattie sono, diciamo così, dei trucchi con cui il Supremo Manovratore dissimula il vero meccanismo della vita e della morte, e cioè il Bonus Vitale Individuale.
    Se mi consentite, esimi colleghi, esporrò la " Teoria del Bonus" abbozzata da Cornelius Noon nella sua terza fase manicomiale e da me sviluppata e perfezionata.
    Codesta teoria sostiene che a ogni essere vivente prima della nascita viene assegnato un Bonus di attività vitali, che lo accompagnerà nel suo cammino terreno.
    Per fare un esempio, nel Bonus sono compresi:
     
    -Trecentomila birre
    -Un milione e diciassettemila starnuti
    -Trenta viaggi all'estero
    -La possibilità di dire seicentosedicimila volte la parola "insomma"
    -Seicentoventitrè pediluvi
    -Un milione di gelati
    -Tre grandi amori
    -Nove biciclette
    -Seicentodue bagni in mare
    -Sessanta litri di lacrime
    -Quarantasei chilometri di spaghetti
    -Trecentosettantamila errori d'ortografia
    -Quarantamila cruciverba
    -Tre uscite di strada ai centoventi orari
    -Tremila ore di poker
    -Dieci milioni e settemila tra sigarette,sigari e tiri di pipa
    -Sedici grosse disillusioni
     
    E così via per un totale di circa 10 alla quattordicesima voci.
    Come ha fatto a calcolare la cifra?
    Ho detto "circa"!
    Allora...mettiamo che Tizio sia trovato morto per uno scaramaccino, infarto, ictus.
    Il medico non avrà dubbi: è colpa del cuore trascurato, delle sigarette, dei trigliceridi.
    Nulla di più falso!
    Avrebbe potuto continuare a fumare e a mangiare: la colpa è dello sforamento del Bonus!
    Lo scaramaccino è stato solo l'arma del delitto, come avrebbe potuto esserlo un incidente stradale, o lo sbranamento da parte di una tigre, o un vaso di fiori dall'ottavo piano.
    Tizio è morto, ripeto, perchè un attimo prima dell'ictus ha mangiato il miliounesimo gelato, o ha detto "insomma" una volta di troppo, o ha pianto una lacrima in più di quelle che gli erano consentite.
    Naturalmente, c'è chi nasce particolarmente sfortunato: se un tale ha come bonus un solo starnuto o un solo litro di latte, non gli servirà a nulla avere trecentomila scopate a disposizione.
    Il poveretto starnutirà o tetterà e lo troveranno secco nella culla. Un Bonus abbondante , ecco la vera salute!
    Ma come possiamo sapere qual è il nostro Bonus?
    Non si può, ecco il punto! qua sta l'astuzia del Manovratore.
    Ma perchè?
    Perchè se noi sapessimo che la nostra vita è sottoposta alla legge inesorabile di codesto Bonus, avremmo paura di tutto.
    Fumereste voi una sigaretta sapendo non già che fa venire il cancro (infatti lo sapete e la fumate lo stesso), ma che potrebbe essere l'ultima del bonus?
    Altro esempio: Conoscete una meravigliosa creatura di nome Rosalinda, ma anni prima avete già avuto una relazione con una omonima.
    Non vi verrebbe da pensare che il vostro Bonus di Rosalinde ne comprenda una sola, o che il Bonus di baci con Rosalinde sia pericolosamente vicino all'esaurimento?
    Per questo il Manovratore, nella sua divina scaltrezza, simula malattie, incidenti, fatalità e noi tiriamo avanti consumando il nostro Bonus, e magari siamo in bilico sull'ultimo metro di tagliatella, abbiamo sulla punta della lingua la parola che ci ucciderà, ignoriamo che ci restano solo due tramonti sul mare.
     
    Stefano Benni – Elianto
     
    July 23

    Corsi e ricorsi

     

    La mucca sarà anche pazza: ma non è che l’uomo se la passi molto meglio. Dal rischio (scientificamente non dimostrato) di un possibile contagio all’isterico pogrom anti-bistecche che percorre l’Europa, ce ne corre. Corre, per la precisione, la stessa distanza che separa la salute dal salutismo (malattia senile del capitalismo) e la prudenza dal panico. Tutto può far male, e tutto concorre a invecchiarci e consumarci, specialmente vivere. O impariamo a sopportare l’ipotesi che la vita è al tempo stesso un piacere e un rischio, una continua ricerca del meglio e una dolorosa accettazione del peggio, oppure questo genere di paranoie ci avvelenerà l’esistenza di qui all’eternità. Perché oggi è la mucca pazza, domani sarà il pesce scemo, dopodomani la carota farabutta a catalizzare le nostre ossessioni da ricchi sterilizzati, blindati, terrorizzati dal mondo, dai virus, dai poveri, dai ladri, da tutto. Un conto sono i controlli igienici, un conto il fanatismo purificatore. Qualcosa che ci farà male riuscirà comunque a sopravvivere ai nostri rastrellamenti. Rilassiamoci. Altre mucche, e altri uomini, prenderanno prima o poi il nostro posto.

    (Michele Serra – L’Unità – 24 marzo 1996) 

    July 19

    La sua dolce curiosità

     
    Atlantide
     
    Lui adesso vive ad Atlantide
    con un cappello pieno di ricordi
    ha la faccia di uno che ha capito
    e anche un principio di tristezza in fondo all'anima
    nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata
    e a volte ritiene di essere un eroe

    Lui adesso vive in California
    da sette anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole
    è diventato un grosso suonatore di chitarre
    e stravede per una donna chiamata Lisa
    quando le dice tu sei quella con cui vivere
    gli si forma una ruga sulla guancia sinistra

    Lui adesso vive nel terzo raggio
    dove ha imparato a non fare più domande del tipo
    conoscete per caso una ragazza di Roma
    la cui faccia ricorda il crollo di una diga?
    io la incontrai un giorno ed imparai il suo nome
    ma mi portò lontano il vizio dell'amore

    E così pensava l'uomo di passaggio
    mentre volava alto sul cielo di Napoli
    rubatele pure i soldi rubatele anche i ricordi
    ma lasciatele sempre la sua dolce curiosità
    ditele che l'ho perduta quando l'ho capita
    ditele che la perdono per averla tradita
     
    Francesco De Gregori