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La Porta della Cantina

Sono gli autori che amo a parlare di me e del mondo da queste pagine. Ma bussate pure. Io sono di sotto
10 février

Ciao Eluana

 
Mi basterebbe la linea del viso
accarezzarti lo sguardo, anche per poco,
poterti dire quanto somiglia alla morte
la tua assenza. Perciò ti parlo,
interrogo gli oggetti che ti hanno conosciuto,
che insieme a me ti videro fiorire
nell’erba inaridita.


Roberto Carifi
22 janvier

Evviva la medicina.........


Rosemary Kennedy, sorella di John Fitzgerald Kennedy,
all'età di 22 anni fu sottoposta alla lobotomia quando suo padre si lamentò con i medici degli sbalzi di umore della figlia e dell'interesse che ella aveva per i ragazzi. Il padre nascose l'operazione al resto della famiglia. L'intervento in sé produsse gli effetti desiderati, ma ridusse Rosemary ad uno stadio cerebralmente infantile; divenne incontinente e trascorreva ore a fissare le pareti. Le sue abilità verbali si ridussero a parole senza senso. Passò il resto della sua vita in una casa di cura in Wisconsin, incapace di intendere e di volere.

15 octobre

Il verosimile irrealistico

 
 
Jim LeFevre - Turntable animation
 
3 octobre

La vera tragedia

 

 

 

 

 

 

 

In questo mondo non vi sono che due tragedie:

una è causata dal non ottenere ciò che si desidera, l'altra dall'ottenerlo.

Quest'ultima è la peggiore, la vera tragedia.

(Oscar Wilde)

 

23 avril

Il loro aspetto assomigliava alla brace e al fuoco (Ezechiele I,13)

 

 

Un angelo,
maldestro viaggiatore,
tentato dall’amore del difforme,
entro la rete d’un incubo enorme
si va agitando come un nuotatore.

( Charles Baudelaire)

 

11 avril

Al peggio non c'è mai fine

 

 

 

Un raro tipo di caffè, ottenuto anche con i chicchi raccolti negli escrementi di una specie di gatto selvatico asiatico, che di caffè si nutre, è stato messo in vendita da un grande magazzino londinese a un prezzo che si aggira attorno alle 50 sterline (62 euro) alla tazza. La miscela si chiama Caffè Raro ed è creata mescolando il Jamaican Blue Mountain con il Kopi Luwak. Solo che quest'ultimo viene prima mangiato dal Musang (nome scientifico Paradoxurus hermaphroditus), una sorta di gatto-scoiattolo che vive nelle foreste asiatiche e sceglie i chicchi migliori e più maturi, e poi depositato sotto forma di escrementi. Da questi vengono raccolti e tostati i chicchi digeriti e ripuliti dagli enzimi dello stomaco del Musang, venduti poi al prezzo di 324 sterline al chilo. (da Repubblica.it di oggi)

 

 

 

Non è la prima volta e non sarà l’ultima che mi vergogno di me stesso e dei miei simili,  ma cazzo… mi disturba maledettamente pensare che c’è qualche sedicente membro del genere umano tanto speciale da ritenersi in pieno diritto di spendere 50 sterline per godersi cosa?.....un caffè prodotto con chicchi scelti dall’istinto di un Musang  (notoriamente straordinario intenditore di caffè nonché gran furbetto), ripuliti dai suoi succhi gastrici, risporcati dalla sua merda, raccolti da qualcuno che probabilmente si lamenta spesso del suo mestiere e che qualcun altro altrettanto insoddisfatto  si è preoccupato di ripulire di nuovo.

Premesso che non mi spiego come faccia un animaletto così piccino a depositare stronzi di queste dimensioni mi atterrisce il pensiero che saranno ben più grossi quelli che sorbiranno la fecale bevanda.

  

8 janvier

Irene

 
 
 
Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell'altipiano nell'ora che le luci s'accendono e per l'aria limpida si distingue laggiú in fondo la rosa dell'abitato: dov'è piú densa di finestre, dove si dirada in viottoli appena illuminati, dove ammassa ombre di giardini, dove innalza torri con i fuochi dei segnali; e se la sera è brumosa uno sfumato chiarore si gonfia come una spugna lattigginosa al piede dei calanchi. I viaggiatori dell'altipiano, i pastori che transumano gli armenti, gli uccellatori che sorvegliano le reti, gli eremiti che colgono radicchi, tutti guardano in basso e parlano di Irene. Il vento porta a volte una musica di grancasse e trombe, lo scoppiettio dei mortaretti nella luminaria d'una festa; a volte lo sgranare della mitraglia, l'esplosione d'una polveriera nel cielo giallo degli incendi appiccati dalla guerra civile. Quelli che guardano di lassù fanno congetture su quanto sta accadendo nella città, si domandano se sarebbe bello o brutto trovarsi a Irene quella sera. Non che abbiano intenzione d'andarci - e comunque le strade che calano a valle sono cattive - ma Irene calamita sguardi e pensieri di chi sta là in alto. A questo punto Kublai Kan s'aspetta che Marco parli d'Irene com'è vista da dentro. E Marco non può farlo: quale sia la città che quelli dell'altipiano chiamano Irene non è riuscito a saperlo; d'altronde poco importa: a vederla standoci in mezzo sarebbe un'altra città; Irene è un nome di città da lontano, e se ci si avvicina cambia. La città per chi passa senza entrarci è una, e un'altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s'arriva la prima volta, un'altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene.
 
 
17 décembre

Ero un fuoco di gioia

 

Fiesta

 

E i bicchieri erano vuoti

e la bottiglia in pezzi

E il letto spalancato

e la porta sprangata

E tutte le stelle di vetro

della bellezza e della gioia

risplendevano nella polvere

della camera spazzata male

Ed io ubriaco morto

ero un fuoco di gioia

e tu ubriaca viva

nuda nelle mie braccia.

 

Jacques Prevért

 

 

8 décembre

Occhiali d'oro senza vetri

 

Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio scimmione rispettabile per la sua grave età, per la sua barba bianca e specialmente per i suoi occhiali d'oro, senza vetri, che era costretto a portare continuamente, a motivo di una flussione d'occhi, che lo tormentava da parecchi anni.

Pinocchio, alla presenza del giudice, raccontò per filo e per segno l'iniqua frode, di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia.

Il giudice lo ascoltò con molta benignità: prese vivissima arte al racconto: s'intenerì, si commosse: e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello.

A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi.

Allora il giudice, accennando Pinocchio ai giandarmi, disse loro:

 

- Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d'oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.

 

Carlo Collodi - Pinocchio

 

22 novembre

Carezze

 

Per una volta parliamo di carezze.

Questo gesto in estinzione. Questo gesto rivoluzionario, incompreso perfino dal vocabolario.

Carezza: "Tenera dimostrazione di amorevolezza o di benevolenza un po' leziosa che si fa lisciando con il palmo della mano. Esempio: far le carezze al gatto".

Al gatto?

Rendetevi conto a chi stiamo delegando il senso più profondo della vita: a un intellettuale sventurato che inventa vocabolari con un siamese sul computer.

Cancelliamo l'abbecedario delle bestie da terza elementare e riscopriamo il significato di "carezza".

Carezza: tocco della vita.

Il Cristo ha resuscitato i morti con una carezza.

C'è riuscita persino Moana Pozzi, buon'anima.

In una vera carezza non c'è né amorevolezza né benevolenza cogliona. In una vera carezza c'è la cognizione del dolore, soprattutto la comprensione del dolore dell'altro.

Un uomo che carezza un altro uomo sul viso deve superare due cose. La paura che gli si gridi: "A frocio" e la paura di ricevere un calcio nelle palle. E me la chiami "leziosa" la carezza?

…Perché reggere il voltaggio di una vera carezza è difficile. Per esempio, i vangeli non ci raccontano tutta la verità sul sentimento provato da Lazzaro dopo essere stato resuscitato. Potete giurarci che odiò il Cristo con tutta la sua anima.

E` con una carezza che Maometto sposta la montagna e la morte si riconcilia con la vita.

 

La carezza è un ponte tra due abissi di solitudine. Perché il cielo e la terra passeranno, ma certe carezze non passeranno mai.

 

Jack Folla

 

 
12 novembre

Abboriggeno

 
 

......se io ho questo nuovo media, la possibilità cioè di veicolare un numero enorme di informazioni in un microsecondo, a un aborigeno dalla parte opposta del pianeta. Ma il problema è: “abboriggeno ma io e te...... che cazzo se dovemo dì?”

 

Corrado Guzzanti

9 novembre

Tutto contorno e niente fumo

 

Non riesco a togliermi dalla testa il tassista di Lecce intervistato nei giorni scorsi dal Tg3 a proposito della presenza in quella splendida città barocca della non meno splendida e barocca Monica Bellucci. «Si tratta di una delle migliori attrici italiane, però dovrebbe imparare a recitare», esordiva spigliato e senza la minima ambizione ironica il campione della Gente Comune. Poi, evidentemente ancora non sazio, rincarava la dose: «La Bellucci è tutta contorno e niente fumo».

A questo punto vorrei capire dove e quando abbiamo sbagliato. Come sia possibile che un giovane uomo, cresciuto in una nazione che gli ha garantito almeno otto anni di istruzione finanziati dalla collettività, possa mettere il contorno al posto del fumo e il fumo al posto dell’arrosto, non riesca a cogliere l’incongruenza logica fra l’essere una delle migliori attrici (falso) e il non saper recitare (vero), ma soprattutto sia capace di inanellare tali sfondoni dinanzi a una telecamera senza trasudare imbarazzo, neanche una gocciolina. Di quale delle duecento riforme scolastiche susseguitesi nell’ultimo mezzo secolo sarà figlio cotanto cervello? E per quale motivo i nonni del tassista di Lecce, che a differenza del nipote si fermarono probabilmente alla terza elementare, non avrebbero mai pronunciato una castroneria simile? Alla prima domanda, l’unica risposta credibile è: tutte. Alla seconda, che magari i nonni erano quasi ignoranti come lui, ma non se ne vantavano ancora. Avevano troppo rispetto e timore delle parole per pattinarvi sopra con sciagurata disinvoltura.

Massimo Gramellini  - La Stampa - 06/11/2007

 

6 novembre

Tutti i dolori del mondo

 
 

"Il lato diabolico della malinconia è quello non solo di far ammalare le sue vittime, ma anche di renderle presuntuose e miopi, addirittura quasi superbe. Si crede di essere come Atlante che da solo deve reggere sulle proprie spalle tutti i dolori e gli enigmi del mondo, come se mille altri non sopportassero gli stessi dolori e non vagassero nello stesso labirinto"

 

Hermann Hesse

 

31 octobre

Non farti illusioni

 

Il secondo fax porta la firma di Eugenia da Terni.

Chiede qual è la procedura esatta alla quale mi sottoporranno fra nove mesi.

Ti eccita la morte degli altri, vero tesoro?

Ti accontento subito, Eugenia da Terni.

Ecco le ultime ore di un mio compagno, Warren Me Loren, giustiziato il 22 settembre 1997.

 

Ore 16,00: Me Loren viene trasferito in una cella adiacente alla camera dell'esecuzione.

 

16,30: Viene sottoposto a un esame medico completo, compreso un esame dei denti, per confermare che sia davvero Warren Me Loren.

 

17,00: Il guardiano gli porta l'ultimo pasto. Warren rifiuta.

 

18,00: I difensori presentano l'ultimo appello alla Corte federale.

 

18,45: Viene ordinata una sospensione dell'esecuzione fissata per le 19,30. Una seconda sospensione fa slittare l'esecuzione a mezzanotte.

 

23,20: Il giudice federale respinge l'appello ma emette un'altra sospensione fino alle due di mattina per permettere a una Corte superiore di studiare il caso.

 

2,19: Warren viene legato alla sedia elettrica. La Corte suprema degli Stati Uniti ordina un'altra sospensione, ma il guardiano, riportandolo in cella, scherza e dice: "Non farti illusioni".

 

2,52: La Corte suprema respinge il secondo appello. Warren viene riportato nella stanza e legato alla sedia. 2,54: Il cappellano recita l'ultima preghiera.

 

3,02: Il guardiano legge l'ordine di esecuzione.

 

3,03: Le guardie applicano gli elettrodi e gli mettono una maschera sulla faccia.

 

3,06: Tre funzionari anonimi premono tre pulsanti rossi, uno dei quali invia una scarica elettrica al corpo del condannato.Così nessuno dei tre saprà chi è il boia.

 

3,13: Sette minuti dopo. I medici dichiarano morto Warren Me Loren.

 

Contenta Eugenia da Terni?

Adesso nessuno di voi potrà più dire: "Io non sapevo".

 

Jack Folla 

 

 

29 octobre

Nelle menzogne dell'avvenire

 

Canzone del carceriere

Dove vai bel carceriere

Con quella chiave macchiata di sangue

Vado a liberare la mia amata

Se sono ancora in tempo

L’avevo chiusa dentro

Teneramente crudelmente

Nel più profondo del mio tormento

Nelle menzogne dell’avvenire

Nelle sciocchezze del giuramento

Voglio liberarla

Voglio che sia libera

E anche di dimenticarmi

E anche di lasciarmi

E anche di tornare

E di amarmi ancora

O di amare un altro

Se un giorno le va a genio

E se resto solo

E lei sarà andata via

Io serberò soltanto

Serberò tuttavia

Nel cavo delle mani

Fino alle ultime mie ore

La dolcezza dei suoi seni plasmati dall’amore

 

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Salvatore

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